L’ultimo trimestre dell’anno, con il Natale, è storicamente il più redditizio ma le restrizioni anti-Covid condizioneranno i bilanci delle imprese già colpiti dal primo lockdown di primavera. Basterà il Dl Ristori del Governo Conte per risollevare i pubblici esercizi? Tremano grossisti, enoteche e produttori: “La crisi dell’Horeca ci travolgerà”
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La prima domanda è: quanto costerà un mezzo lockdown in uno dei periodi più redditizi dell’anno? La seconda è: come organizzarsi per resistere? La terza è: sono necessari ulteriori aiuti al vino?

Le chiusure serali imposte al canale Horeca e le limitazioni contenute negli ultimi provvedimenti della Presidenza del Consiglio dei ministri per contenere l’impennata dei contagi da Covid-19 sono arrivate come un’improvvisa bomba d’acqua sul tentativo delle imprese di provare a guadare il fiume della crisi economica. E la piena che scaturirà nelle prossime settimane rischia di far naufragare, se non addirittura affondare, ogni tentativo di rimettere a posto una filiera che sta camminando sempre più in un clima di indeterminatezza.

Dopo una primavera che già si sente sui bilanci delle imprese vinicole italiane, e dopo un’estate che ha ridato un po’ di ossigeno, è arrivato un autunno che, a giudicare dal ritmo dei contagi del mese di ottobre, porta in grembo il rischio concreto di una nuova imponente serrata. Le ragioni sanitarie che hanno spinto Palazzo Chigi a inasprire le misure per la popolazione e i vari segmenti economici, seppur necessarie ora appaiono quasi nemiche. La semi-chiusura appena decisa per molti già vale quanto un lockdown. Appena una settimana fa si commentavano le dubbie misure di alcune Regioni, come la Lombardia, sulla vendita di alcolici e sulla chiusura dei centri commerciali nei fine settimana. Poca cosa rispetto al tornado che sta arrivando da qui alla fine di novembre e, forse, fino a Natale: periodo in cui molti salvano un’intera stagione. L’aria è decisamente cambiata. E se l’appena varato Decreto legge Ristori (5,4 miliardi di euro) potrebbe garantire bonifici a fondo perduto, entro metà novembre, per le categorie penalizzate dal Dpcm, il vino italiano dovrà attrezzarsi da subito per contenere le perdite.

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La stima Ismea: “per l’alimentare 30 miliardi in meno”

Sulla base delle nuove iniziative che limiteranno l’attività di ristoranti e bar, l’Ismea stima – per il 2020 – un arretramento della spesa per consumi alimentari fuori casa del -48% rispetto al 2019, per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro. Parallelamente, come accaduto nei mesi passati, si prevede una nuova accelerazione degli acquisti presso la distribuzione, moderna e tradizionale che, sempre per il 2020, potrebbe portare a un incremento della spesa domestica pari al +7%, per un valore corrispondente di circa 11,5 miliardi di euro. Il bilancio della spesa finale complessiva per prodotti agroalimentari sarà quindi di quasi 30 miliardi di euro in meno (-12%).

vino

L’Horeca, il grande malato

L’Horeca appare come il malato grave di questa pandemia. Lo sa bene la Confcommercio che stima la caduta della spesa presso la ristorazione intorno al 50% e parla di “scenario drammatico” – come lo ha definito il presidente Carlo Sangalli nel suo incontro con il premier Giuseppe Conte – in cui la seconda fase di lockdown parziali costerà complessivamente all’Italia una riduzione generale dei consumi di 133 miliardi di euro nel 2020, superiore al 12% in termini reali, con un quarto trimestre che lascerà sul terreno 17,5 miliardi di euro, concentrati in ristorazione e turismo.

L’impatto sul mondo del vino

Passa da questo canale la gran parte del vino di alta qualità ed è l’Unione italiana vini, tramite il suo osservatorio, a valutare l’impatto del nuovo lockdown serale, con la chiusura anticipata alle 18 di ristoranti, hotel e bar: “Perderemo il 30% delle vendite in Italia. Il mancato introito peserà quest’anno nelle casse delle aziende per un controvalore di 1,2 miliardi di euro, con una diminuzione delle vendite sul segmento per oltre 2 milioni di ettolitri di vino”, ha annunciato il segretario generale, Paolo Castelletti, secondo cui la spirale recessiva si rifletterà inevitabilmente sui prodotti di fascia medio alta, considerando che blocchi e limitazioni riguardano feste, cerimonie, convegni, fiere, spettacoli, che incidono in maniera diretta o indiretta sul consumo di vino. Scenario preoccupante anche secondo Piero Mastroberardino, presidente del gruppo vino di Federvini:L’augurio è che le misure funzionino e consentano di superare la fase critica in tempi rapidi, perché diversamente la conclusione dell’anno, che le proiezioni di TradeLab oggi fissano al -30%, potrebbe dover essere rivista ancora in peggio, con evidenti pericoli per la tenuta del sistema di offerta della filiera”. E a temere sono soprattutto le piccole imprese i cui bilanci vivono soprattutto delle vendite nei canali della ristorazione. La Fivi, l’associazione che riunisce 1.300 vignaioli indipendenti, ha scritto una lettera al premier Conte chiedendo maggiore elasticità negli orari dei ristoranti: “Sono aziende di piccole dimensioni, spesso famiglie, già pesantemente indebolite dai mesi di chiusura forzata e per le quali la ristorazione è il mercato di sbocco preferenziale. Dopo il nuovo Dpcm” ha fatto notare la presidente Matilde Poggi “hanno già ricevuto le prime disdette agli ordini in corso”.

A rischio grossisti e distributori

La catena della distribuzione rischia di subire sensibili contraccolpi da qui a fine anno, dopo un 2020 che, da marzo in avanti, ha sparigliato le carte nella cosiddetta catena del valore. Dietro la ristorazione, come ricorda Maurizio Danese, presidente di GH-Grossisti Horeca, c’è una filiera di quasi 4 mila aziende e 58 mila dipendenti: “E con il Dpcm in vigore accuserà ulteriori perdite per circa un miliardo di euro. Complessivamente, in questo annus horribilis, il sistema distributivo nel canale Horeca accuserà mancati introiti per oltre 8 miliardi di euro, pari a circa il 50% del proprio fatturato”. Molto critico contro la chiusura anticipata è Massimo Sagna, presidente di Club Excellence, che riunisce 18 tra le più importanti insegne della distribuzione e importazione italiana di vini e distillati di pregio, con 1.400 agenti: “Nonostante siano stati i primi ad adeguarsi alle disposizioni, i pubblici esercizi in generale sono i più discriminati in questo momento. La riduzione dei coperti, il distanziamento tra commensali, la riorganizzazione di spazi e strutture sono sacrifici che vengono azzerati, rischiando di condannarli alla chiusura. E non sono una soluzione i contributi e i sostegni economici a fondo perduto”.

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L’incognita sui consumi di Natale

Ci sono categorie e denominazioni che guardano soprattutto alle festività natalizie come a un periodo decisivo per chiudere bene, o per risollevare, una intera stagione. Enoteche e grandi denominazioni avevano puntato gli occhi sull’ultimo trimestre, pensando specifiche iniziative di marketing. Ora, questo nuovo scenario costringe tutti a rivedere i piani. “Da ottobre a dicembre le enoteche realizzano dal 33% fino al 70% del proprio fatturato annuo” spiega a Tre Bicchieri il presidente di Vinarius, Andrea Terraneo: “Le nuove disposizioni ci costringono alla massima cautela. Considerato il momento incerto, penso ci potrà essere una riduzione delle spese per il magazzino di vini e distillati, che sono per le enoteche la spesa maggiore”. E gli oltre cento associati, già si preparano a un eventuale nuovo lockdown: “Siamo pronti, stiamo potenziando la logistica a partire dalla ricerca di fattorini le consegne a domicilio. Ma voglio anche fare un appello soci: fare più comunicazione via web ai clienti su listini e prodotti, in modo che, per evitare code e assembramenti, prima di arrivare nei punti vendita abbiano già le idee chiare sugli acquisti”.

Il Consorzio dell’Asti Docg ha definito e sta per dare il via alla consueta campagna di comunicazione web e tv, che quest’anno vedrà protagonisti il testimonial Alessandro Borghese e il territorio Unesco. “È un periodo importante per le nostre vendite. L’ultimo trimestre vale oltre il 35% dei ricavi annui. Nei primi 9 mesi registriamo una crescita di 3 milioni di bottiglie” sottolinea il direttore Giacomo Pondini “ma le chiusure e le restrizioni non aiutano una Dop come la nostra, legata a celebrazioni, banchettistica e momenti conviviali. È importante presidiare il Natale sul comparto dolci, ma vogliamo anche uscire dalla nicchia dei vini da dessert”. Il nuovo disciplinare appena pubblicato, infatti, darà l’opportunità alle imprese di produrre nuove tipologie di Asti con residui zuccherini fino ai pas dosé. E tra le più vendute del periodo natalizio c’è, senza dubbio, la Dop Prosecco. Per le bollicine veneto-friulane e per il Consorzio del Prosecco Doc, presieduto da Stefano Zanette, con in tasca l’ok Ue alla tipologia rosé, l’ultimo trimestre dell’anno vale circa il 28% delle vendite totali: “La contrazione per l’effetto Covid si è fermata a -1,4% considerando gli ultimi nove mesi, e a -0,7% annuo”, fa sapere Zanette che aggiunge: “L’eventuale perdita sul fronte Horeca che rischiamo di subire per effetto del più recente Dpcm potrebbe essere compensata da una crescita della domanda nella Gdo, un segmento che per la nostra Doc equivale a circa il 65% delle vendite totali”.

un calice di vino bianco e sullo sfondo gli scaffali

La gdo sarà di nuovo un’ancora di salvezza?

Alla luce delle chiusure dell’Horeca potrebbe essere ancora una volta la grande distribuzione il principale veicolo dei prodotti vitivinicoli. L’insegna Esselunga (8 miliardi di fatturato 2019), che nel lockdown aveva subito un calo di vendite per vini e alcolici fino al 10% sul 2019 a causa dei divieti di spostamento delle persone tra i Comuni – gap colmato nei mesi successivi – si sta preparando a uno dei periodi più attesi dell’anno. Negli oltre 160 punti vendita, sono stati potenziati i dispositivi di sicurezza anti-contagio e rafforzati i servizi e-commerce e delivery. Pertanto, per vino e alcolici, scampato il pericolo del divieto di vendita di alcolici dopo le 18 in Lombardia, si prospetta una chiusura dell’anno con segno positivo.

Le proposte delle associazioni

Se Federvini, con il suo presidente Sandro Boscaini, chiede al Governo flessibilità e una rimodulazione dei crediti di imposta e delle defiscalizzazioni, Alleanza delle Cooperative sottolinea l’importanza di puntare sul Made in Italy: “Le misure restrittive avranno delle ricadute sul comparto vitivinicolo e riteniamo necessarie misure di sostegno diretto alle imprese, ma evitando distorsioni del mercato, così come sarebbero auspicabili interventi per favorire e promuovere i consumi di vino italiano, in un momento caratterizzato da mancati incassi e perdita di posizionamento sui mercati esteri”, dice il coordinatore del settore vino, Luca Rigotti. Confagricoltura, con Massimiliano Giansanti, che stima in 2,7 miliardi di euro i minori consumi per la sospensione delle attività, punta l’attenzione sul fatto che per l’agroalimentare italiano il 30% del fatturato di vino, pasta, prodotti da forno, carni suine e avicole derivi dalle vendite al canale Horeca: “In questo mese di chiusure anticipate di bar e ristoranti gli agricoltori non hanno la possibilità di allocare la merce. E sono preoccupati anche per le conseguenze sul fronte dell’esposizione finanziaria. Per questo dobbiamo andare oltre l’emergenza elaborando un piano per la ripresa”. Coldiretti guarda ai possibili contraccolpi sull’agriturismo nazionale: “Rischiamo di penalizzare ingiustamente le 24 mila realtà della Penisola, spesso situate in zone isolate, in strutture familiari, con un numero contenuto di posti letto e a tavola”, rimarca il presidente Ettore Prandini, che in relazione al Dpcm chiede misure come il taglio del costo del lavoro, con la decontribuzione protratta anche per le prossime scadenze, superando il limite degli aiuti di Stato.

a cura di Gianluca Atzeni