Terreni recuperati e messi a disposizione della comunità, un sito web specializzato, un team di volontari sempre pronti a venire in soccorso dei nuovi contadini e una serie di corsi di formazione per promuovere il mondo agricolo: l'ultimo progetto nato nella periferia di Torino.
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Quello degli orti urbani è un fenomeno ormai diffuso in tutto il mondo, una vera rivoluzione dei cittadini che, per amore del cibo, della natura e della salute, decidono di vestire i panni dei contadini e cimentarsi con coltivazioni di ogni genere. Orti verticali, orti in comune, condivisi, in affitto, nelle scuole, nelle carceri, orti idroponici anche all’interno dei ristoranti (ultima novità in arrivo dagli Stati Uniti). Insomma, modi diversi per raggiungere gli stessi obiettivi: recuperare terreni incolti, crearne di nuovi laddove ce ne è bisogno, generare senso di condivisione e collettività, produrre ortaggi sani e gustosi.

Mirafiori: gli inizi

Una delle ultime avventure intraprese in Piemonte raggruppa tutto questo. Lo scenario è quello di Mirafiori, la periferia di Torino nata attorno allo stabilimento della Fiat, dal 2009 al centro di un progetto di riqualificazione ambientale e sociale che prenderà vita a partire da marzo 2019, con l’iniziativa Orti Generali. La regia è quella del paesaggista Stefano Olivari, che insieme a Isabella Devecchi, fin dai tempi universitari inizia a interessarsi all’area abbandonata di Mirafiori Sud lungo il torrente Sangone. Nel 2010, parte così Miraorti, piano di progettazione partecipata che ha coinvolto scuole, associazioni, contadini e cittadini, pensato per trasformare la zona e renderla di nuovo produttiva.

Il percorso

Al suo fianco, Matteo Baldo, dottore magistrale in Sociologia, che ha lavorato con lui durante l’intero percorso. “Una ricerca di due/tre anni a cui abbiamo deciso a un certo punto di cambiare cappello, trasformandola da progetto di studio in progetto attuatore di uno degli scenari che avevamo individuato”, ha dichiarato Olivari al sito Che Fare. “Così è nato Orti Generali, col pretesto di Smart cities and social innovation, un bando del Miur del 2012 che si è concretizzato solo nel 2016, anno dal quale si è avviata una fase di ricerca supervisionata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia”.

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Il modello francese

Si può coltivare in gruppo, in famiglia o anche individualmente, affidandosi ai corsi di formazione, le attività e i laboratori di agricoltura e orticoltura organizzati dal team. Per un totale di 150 orti e un polo didattico per i corsi, sul modello francese dei parc potager, in cui gli orti sono inseriti in maniera armonica nel sistema di strade e sentieri, a disposizione della comunità. Ma non finisce qui: gli orti intendono raccontare la storia recente dell’Italia, come ha spiegato Olivari al sito Vicini, “le migrazioni, il boom economico e il bisogno per molti operai di trovare un antidoto per sfuggire al binario fabbrica-appartamento”.

Il senso di condivisione

Una soluzione sostenibile per suscitare spirito di aggregazione e stimolare anche i più giovani al contatto diretto con la natura. Una vera esperienza di ecologia urbana che ha raccolto un numero significativo di adesioni da parte dei cittadini, con un occhio di riguardo verso le persone più in difficoltà, come quelle affette da problemi di dipendenza, con le quali lo scorso anno è stato realizzato un orto sinergico insieme al Sert (Servici per le Tossicodipendenze).

Il sito

Gli spazi circoscritti alla tariffa giovani, attualmente, sono terminati, a dimostrazione dell’attenzione sempre più alta da parte dei ragazzi verso la dimensione rurale, ma ci sono ancora terreni destinati alle famiglie, regolati da una nutrita rete di volontari che ogni venerdì si recherà agli orti per confrontarsi con i neo-contadini. Chi decide di aderire al progetto, infatti, può contare sull’aiuto costante dei collaboratori e fare affidamento al sito internet, dove è possibile consultare il calendario delle colture, le schede delle piante e rimanere aggiornati in merito alle tempistiche dei trattamenti biologici. Inoltre, gli orti godono di un impianto di irrigazione centralizzato in grado di azionarsi all’occorrenza, secondo le esigenze dettate dal meteo.

ortigenerali.it/

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a cura di Michela Becchi