Costretti a chiudere alle 18, molti ristoranti hanno scelto di prolungare il servizio del pranzo fino al pomeriggio inoltrato, abitudine che mai, prima d'ora, è riuscita a prendere piede in Italia. Stavolta sposano l'idea anche nomi noti, da Ciccio Sultano a Giulio Terrinoni e Rosanna Marziale.
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Aperti solo a pranzo. Ma fino al tardo pomeriggio

Rivendicare l’inadeguatezza del provvedimento che costringe tutti gli esercizi di ristorazione e somministrazione di cibo italiani, senza alcuna distinzione di sorta, a chiudere alle 18, non ha impedito a molte attività di rimboccarsi le maniche, riorganizzando ancora una volta la propria offerta e gli orari di servizio al pubblico. Non una sfida facile, specie per quelle realtà che per natura e contesto territoriale hanno sempre puntato tutto (o quasi) sul turno serale. E ora si ritrovano a valutare quanto possa valere la pena, in termini di rapporto spese-benefici, stare aperti per pranzo. Più di qualcuno, però, ha scelto di rigirare l’insensatezza di una misura che consente a un ristorante di accogliere gli ospiti per buona parte del pomeriggio facendone uno spunto per cambiare l’approccio al servizio. La proposta è quella di prolungare il momento del pranzo, lasciando ai commensali la libertà di decidere di sedersi al tavolo ben oltre il canonico in intervallo che difficilmente, in Italia, si spinge oltre le 15 (in altri Paesi l’orario è più sfumato, e anche le tavole di una certa ambizione garantiscono maggiore elasticità). Del resto la necessità aguzza l’ingegno, proprio come sta succedendo all’interno di alcuni ristoranti d’albergo che nel rispetto delle regole stanno cercando di aggirare i limiti di restrizioni che, lo ripetiamo ancora una volta, mostrano una manifesta incapacità di interpretare la natura (e il valore!) del settore.

Ciccio Sultano, Peppe Cannistrà e Marco Corallo

Cucine aperte no stop. Chi ci crede

È invece già il momento di passare in rassegna le attività che per prime hanno deciso di aprire le proprie cucine per un servizio prolungato, che potrebbe invogliare anche i clienti a modificare le proprie abitudini. Lo spiega apertamente Ciccio Sultano, che nelle prossime settimane aprirà la cucina del Duomo di Ragusa fino alle 16: “I nostri clienti potranno sedersi al tavolo entro le 16, la cucina resta aperta anche nel pomeriggio. Ci pieghiamo, ma non ci spezziamo. Il cibo è cultura, è divertimento, è rispetto”. A Roma, si fa promotore di un messaggio analogo Giulio Terrinoni: in pieno centro città, Per Me proporrà un servizio del pranzo no stop, dalle 12 alle 18, tutti i giorni, “per garantire ai nostri ospiti un’esperienza unica e in totale sicurezza, nelle sale interne o nelle street garden”; prosegue in parallelo il servizio Tappi Home Delivery, dalle 12 alle 21. A poca distanza, col suo affaccio privilegiato su piazza della Chiesa Nuova, anche Pipero sarà aperto per pranzo fino alle 16.30, continuando al contempo con il food delivery di Piperhome. Allo stesso orario chiude, poco distante, la cucina di Pianostrada, mentre Rimessa Roscioli va avanti fino alle 18, come pure Alfredo alla Scrofa. E sempre nella Capitale, ma nel cuore dell’Appio Latino, i ragazzi di Epiro – che hanno scelto di aprire a pranzo, nella canonica fascia oraria che si conclude alle 15 – per tutto il pomeriggio manterranno comunque aperta la cucina per il servizio d’asporto di piatti a scelta dal menu, fino alle 18.30.

Un piatto di Osteria Fernanda a Roma

Mentre in zona Porta Portese Davide Del Duca accoglierà gli ospiti dell’Osteria Fernanda tutti i giorni, dalle 12 in poi, per mangiare fino alle 18: “Facciamo di tutto per non mollare, per non perdere il contatto con tutti voi che anche in questi mesi non siete mai mancati, per tentare di continuare a supportare la filiera di eccellenza da cui acquistiamo le materie prime”. Nel fine settimana, chi si trova in zona, potrà approfittare anche per mangiare una pizza fuori orario: Pier Daniele Seu e la sua squadra (Seu Pizza Illuminati), infatti, hanno deciso di aprire a pranzo, e solo nel weekend prolungano l’orario di servizio dalle 12 alle 18, no stop. Ma in città, dove l’idea sembra aver già preso piede, sono aperte per il pranzo allungato anche due belle tavole d’hotel: l’Imàgo dell’hotel Hassler (ma solo nel weekend, dalle 12.30 alle 18) e il ristorante Vilòn dell’hotel Adelaide, per l’all day eating durante la settimana e il pranzo della domenica, sempre dalle 12 alle 18.

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Un piatto di Madama Piola

Il pranzo pomeridiano, da Torino a Milano, a Caserta

A Milano, intanto, è una come sempre combattiva Maida Mercuri a proporre un servizio di ristorazione che si allunga al pomeriggio: dalle 12 alle 18 (ultimo ordine alle 17), al Pont de Ferr (che da qualche mese ha accolto alla guida della cucina Luca Natalini) si sceglie tra i piatti del menu settimanale, tra uno spezzatino di lingua in salsa verde e una zuppa di cipolle con pan brioche e parmigiano, o un arrostino di vitello al forno con bietole saltate. Due piatti a scelta, al costo di 20 euro. In città, ma solo nel fine settimana, anche Andrea Berton propone un inedito doppio turno del pranzo: più canonico il primo, dalle 12 alle 14.30; per chi vuole indugiare qualche ora in più a letto, il secondo, dalle 15 alle 17.30. Ma ci si organizza per un pranzo di conforto dilatato a tutto il pomeriggio anche da Madama Piola (con la firma di Christian Milone), a Torino, dove nel weekend si mangia dalle 11 alle 18. E così, molto più a sud, nella Caserta di Rosanna Marziale, dal 30 ottobre, tutti i giorni, il ristorante Le Colonne aprirà la cucina dalle 10 alle 16.30. Mentre la pizza di Francesco Martucci, ai Masanielli, si potrà gustare fino alle 17. Una carrellata a volo d’uccello sull’Italia della ristorazione che non molla. Bisognerà aspettare i prossimi giorni per capire se la rapida evoluzione dell’emergenza consentirà ai ristoranti di trovare perlomeno un po’ di stabilità nella pianificazione della strategia migliore. Al momento, la difficoltà di reinventarsi sta già producendo vantaggi graditi per i clienti. Ora si tratta di sostenere il settore uscendo a pranzo. Anche di pomeriggio.

 

a cura di Livia Montagnoli