Più lungo di qualsiasi altro, il Carnevale a Milano prevede una serie di dolci golosi. Ecco quali sono.
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Perché il Carnevale Ambrosiano si festeggia in ritardo

Sarà il 16 febbraio 2021 Martedì grasso, giorno che segna la fine del Carnevale e l’inizio del digiuno quaresimale. Non a Milano, però, dove si continua con i festeggiamenti del Carnevale Ambrosiano, osservato nella maggior parte delle chiese dell’arcidiocesi di Milano e in alcune delle diocesi vicine. Si celebra fino al sabato successivo, in omaggio al patrono di Milano che, secondo la leggenda, chiese alla popolazione di attendere il suo ritorno dal pellegrinaggio a Roma per iniziare con i rituali della quaresima. Un’abitudine che si è mantenuta nel tempo, anche se in realtà alla base della decisione c’è più probabilmente una motivazione matematica: a Roma si era stabilito che la quaresima sarebbe durata 40 giorni, gli stessi trascorsi da Gesù nel deserto, ma se nel conto non fossero state comprese le domeniche – giorni in cui non si digiuna – si poteva allora prolungare il Carnevale di cinque giorni.

Le maschere tipiche del Carnevale Ambrosiano

Così è stato ed è ancora oggi, anche se quest’anno carri e mercati in strada sono purtroppo sospesi a causa dell’emergenza sanitaria. Vale comunque la pena raccontare qualche curiosità su questa festa, piatti tipici compresi. Intanto, come ogni Carnevale che si rispetti, a farla da padrone sono le maschere tradizionali: prima fra tutte quella di Meneghino diminutivo di Domenico (Domenegh), servo dei più ricchi nella giornata di domenica, a cui era affidato il compito di accompagnare i signori per la città. Pantaloni a casacca verdi, panciotto a fiori, camicia bianca e calze a righe bianche e rosse sono i vestiti che lo contraddistinguono, divenuti famosi anche grazie alle rappresentazioni teatrali. Ruolo fondamentale lo gioca poi Beltrame de Gaggian, servitore considerato un po’ ingenuo e sciocco, e infine la Cecca, moglie di Meneghino, facilmente riconoscibile per i suoi vestiti appariscenti e colorati, pieni di nastri e merletti.

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I dolci del Carnevale Ambrosiano

tortelli lombardi

Tortelli lombardi

Si chiamano tortelli ma non hanno nulla a che vedere con la pasta all’uovo (che si fa anche a Carnevale, in versione dolce e fritta). Si tratta di un impasto molto simile a quello delle castagnole, a base di farina, burro, zucchero, latte, uova e liquore, che dà vita a palline dolci, soffici e spugnose, fritte in olio bollente e servite in diversi modi. Il ripieno tradizionale è quello con crema pasticcera, ma si possono trovare anche in altre varianti: l’importante è mangiarli in compagnia, proprio come si faceva un tempo, come segno di buon augurio in periodi di fame e carestia.

chiacchiere

Chiacchiere

Poche ricette di Carnevale hanno avuto una diffusione trasversale come le chiacchiere, dolci dalla storia antica presenti in tutte le regioni, seppur con nomi diversi. Frappe nel Lazio, bugie in Piemonte e Liguria, cenci per i toscani, sfrappole per gli emiliani: poco importa l’appellativo, la preparazione è simile in ogni territorio e prende vita dalle frictilia, dolcetti fritti nel grasso di maiale che i romani gustavano durante i Saturnali. Al Sud vengono spesso arricchite con miele, mentre a Milano si usa perlopiù cuocerle in forno, anziché friggerle.

laciaditt

Làciàditt

Golose frittelle di mele chiamate così proprio per il loro gusto irresistibile: in dialetto locale làciàditt significa “leccadito”, espressione che fa riferimento alla bontà di questi dolcetti profumati. La ricetta è di origine contadina, molto semplice ed economica, già diffusa in epoca medioevale e condivisa con diverse regioni, a cominciare dal Trentino Alto Adige, dove rappresentano uno dei dolci simboli del territorio, particolarmente vocato alla coltivazione di mele.

tortionata di Lodi

Tortionata

Una specialità originaria di Lodi ma immancabile durante il Carnevale Ambrosiano è la tortionata, una torta di mandorle probabilmente nata nel Tardo Medioevo, anche se l’origine ufficiale si fa risalire all’Ottocento per mano del pasticcere Carlo Tacchinardi, che tramandò la ricetta poi ai suoi figli Giovanni e Gaetano. Quest’ultimo la passò al figlio Alessandro, che secondo la leggenda inventò il nome del dolce, chiamandolo “torta di quando io sono nato” abbreviato poi in “torta io nata”. La prima ricetta codificata comunque è del 1885 ed è molto più plausibile che il nome derivi dalla parola tortijon, filo di ferro attorcigliato in passato usato per tagliare la torta.

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sfarsò

Sfarsò

Di nuovo, un dolce non tipicamente milanese ma in qualche modo legato ai festeggiamenti ambrosiani: sono gli sfarsò pavesi, frittelle fatte con farina, zucchero, uova e lievito, generalmente profumate con scorza di limone. Un’altra ricetta non dissimile a quella delle classiche castagnole, delle palline fritte semplici oppure farcite con crema pasticcera, confetture o cioccolato.