Create in Belgio, divenute famose in America, oggi apprezzate ovunque: le patatine fritte non conoscono età o confini, sanno conquistare davvero tutti. Ecco come sono nate.
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Le patatine fritte, il junk food più amato di sempre

Goduriose, saporite, con un po’ di sale oppure immerse in salse dense e cremose. In una parola: irresistibili. Le patatine fritte sono uno dei contorni più sfiziosi che ci siano, nella classica versione a fiammifero o nella loro evoluzione più recente, croccante e a fette sottili, le patatine in busta. Che si tratti di chips all’inglese, più spesse e tozze, fries all’americana sottili e allungate o di sfoglie confezionate, le patatine sono state per tempo associate al concetto di junk food, ma oggi sappiamo che vengono realizzate artigianalmente anche da pub e ristoranti, fritte in olio buono e partendo da una materia prima di qualità. Certo, sono pur sempre caloriche, ma concedersi una coccola di tanto in tanto è più che legittimo. E poi, chi sa resistere a un piatto di deliziosi bastoncini gialli dall’aspetto invitante?

Scopri la storia delle patatine fritte

Dove nascono le patatine fritte? La teoria belga

Primo assam, secundo elixam, tertio e iure uti coepisse natura docet. Scomodiamo Varrone per ricordare le tappe cronologiche dell’evoluzione delle tecniche di cottura: prima l’arrosto, poi il lesso e infine la cottura in salsa. Ben più recente è l’introduzione della frittura, già presente fra le popolazioni antiche ma per niente popolare. Di fonti scritte sulle origini delle patatine non ce ne sono molte ma un dubbio fra tutti è quello che attanaglia gli appassionati: Francia o Belgio? Due Paesi che si contendono la paternità della ricetta, attribuita tradizionalmente ai belgi, che sembra usassero friggere striscioline di patate già dal Seicento. Un’usanza nata per necessità, per sopperire alla mancanza di pesci durante le gelate del fiume Mosa. Le mogli dei pescatori sostituirono prontamente i pesciolini fritti con delle fettine di patate, tagliate per lungo in modo da ricordarne la forma.

L’introduzione delle patate in Francia

Dal canto loro, i francesi hanno un’altra teoria e legano l’invenzione delle patatine fritte all’ufficiale medico Antoine-Augustine Parmentier: è a lui che si deve il consumo del tubero, inizialmente destinato ai maiali perché considerato portatore di diverse malattie, fra cui la lebbra. Imprigionato in Prussia durante la guerra dei sette anni, Parmentier fu costretto a coltivare e mangiare patate, scoprendone così i vantaggi e il sapore delizioso, che cercò di introdurre in Francia al suo ritorno. A seguito di un’intensa campagna di promozione, nel 1789 finalmente nacque il primo chiosco di patatine fritte, create per invogliare le persone al consumo. Resta più accreditata, però, la teoria belga: in quegli anni, infatti, si svolgeva la guerra di successione austriaca attorno all’attuale Belgio, e ci sono buone probabilità che i francesi abbiano piuttosto preso in prestito l’idea dai vicini, sviluppandola in seguito.

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Lo sviluppo delle French fries in America

Una cosa è certa: ai francesi si deve l’introduzione della pietanza in America, dove non a caso sono chiamate French fries. Un contorno che conquistò subito gli Stati Uniti, a cui va invece il merito di averle rese famose nel resto del mondo, attraverso le grandi catene di fast food in cui rappresentavano uno dei prodotti di punta. Del resto, si tratta “solamente” di patate fritte con un po’ di sale, il piatto perfetto per cucine veloci che puntano ad alti numeri: economico, pratico, goloso. E mette anche sete.

La nascita delle patatine fritte confezionate

Oltre ai classici stick, c’è un altro modo per preparare le patate fritte: tagliate a sfoglia. Sono quelle più diffuse a livello industriale, vendute in busta, l’accompagnamento immancabile di cocktail, calici di vino e boccali di birra. Secondo la leggenda è stato lo chef newyorkese George Crum a idearle nel 1853, per conquistare il palato dell’imprenditore Cornelius Vanderbilt che rimandava indietro qualsiasi piatto: per fargli un dispetto, il cuoco affettò le patate così finemente da renderle dure e croccanti e le riempì di sale, ma l’esigente ospite le mangiò di buon grado, trovandole squisite. In realtà, si tratta di un racconto popolare non veritiero, soprattutto perché Vanderbilt non si trovava negli Stati Uniti in quel momento. Già una trentina di anni prima, invece, venne pubblicato “The Cook’s Oracle” del fisico britannico William Kitchiner, che citava la ricetta delle “patatine fritte a fette o riccioli”. Un ricettario scritto con l’intento di aiutare le persone a mangiare sano: e pensare che oggi le patatine in busta sono uno dei più acerrimi nemici dei salutisti!

Il razionamento della guerra e il boom dello snack

A dare una svolta all’industria delle crisps (all’inglese, chips per gli americani) è stata la Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui tutti i beni non essenziali vennero razionati, a cominciare dallo zucchero e i dolci. Anche le patatine erano superflue ma i produttori a quel punto erano già molti, così si allearono e chiesero di cambiare la norma. Non avendo a disposizione dolciumi, la popolazione si riversò sulle patatine per soddisfare la voglia di snack, facendo così salire le vendite alle stelle. Il resto è storia nota: lo sviluppo industriale ha fatto sì che le patatine in busta divennero uno snack popolare, democratico, diffuso ovunque per via della sua semplicità. Col tempo sono poi stati introdotto aromi e insaporitori, e sono nati i grandi marchi che hanno segnato le evoluzioni del comparto, da Frito-Lay a Pringles.

a cura di Michela Becchi

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