A New York le food hall non si contano più. Ma The Market Line nasce nell'ambito di un progetto più ampio e strettamente connesso con la storia del quartiere più multiculturale di Manhattan, il Lower East Side. Nello stesso spazio del nuovo Essex Market, con una bella varietà di progetti da seguire.
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Ma quante food hall aprono a New York?

Difficile ormai contare le novità che infoltiscono con cadenza regolare le file delle food hall newyorkesi. Fino a quando il fenomeno sarà di tendenza è impossibile prevederlo; ma certo è alto il numero di spazi dismessi ripensati in veste di mercati gastronomici a seguito di profonde riqualificazioni, come il Pier 17 e il Time Out Market, solo per citare le più recenti trasformazioni. Tra i poli privilegiati dagli investitori che scommettono sulla longevità del format, c’è indubbiamente quell’area del Lower East Side, a Manhattan, che si concentra intorno all’Essex Market, storico mercato multiculturale di New York (nel quartiere che più di ogni altro porta il segno delle migrazioni di inizio Novecento) recentemente spostato in una struttura più moderna e funzionale. The Market Line, che apre i battenti proprio in queste ore, nasce (e crescerà) all’interno dello stesso complesso che dalla primavera scorsa ospita il nuovo Essex Market, tra Delancey ed Essex street. Ma è frutto di un’idea maturata lentamente, che sarà completata solo nei prossimi mesi e prevede anche la creazione di uffici, unità abitative e spazi culturali.

Dim Sum al Market Line ripresi dall'alto

The Market Line. La food hall del Lower East Side

Al momento, il numero degli operatori coinvolti è limitato a 30 realtà, che aumenteranno fino a offrire un pacchetto imponente di proposte gastronomiche di qualità, improntate, in omaggio alle origini del quartiere, sulla compresenza di cucine da ogni parte del mondo. L’obiettivo è quello di raggiungere le 150 attività concentrate sotto lo stesso tetto, dando vita alla più ambiziosa operazione del genere vista in città negli ultimi anni (e infatti qualcuno già individua Market Line come l’anti Hudson Yards, anche per opposte modalità di gestione). Il primo embrione di Market Line prende vita al piano interrato dell’Essex Crossing, praticamente subito sotto all’Essex Market. Nel selezionare le attività coinvolte, chi ha progettato il mercato ha privilegiato le esigenze e la storia del quartiere, così da non porsi come un’astronave avulsa dalla realtà circostante (ogni riferimento è puramente casuale). Dunque, il 50% degli operatori sono già legati al Lower East Side, e il 75% di loro costituiscono “minoranze” da valorizzare: immigrati, imprenditrici, progetti di recupero sociale. E definire un progetto inclusivo in tal senso ha naturalmente privilegiato anche la varietà gastronomica di cui beneficeranno i visitatori.

Una ciotola di cetriolini di Pickle Guys al Market Line

Il mercato delle botteghe di quartiere

Dal produttore di sottaceti e conserve Pickle Guys – frequentatissima insegna del LES – al rivenditore di specialità asiatiche che rifornisce molti ristoranti orientali del quartiere, che al mercato venderà al dettaglio i suoi prodotti; dalla macelleria specializzata in carne dry-aged (Ends Meat) alla gastronomia tedesca Schaller & Weber, vecchia conoscenza dell’Upper East Side. Con l’idea di invogliare i residenti a frequentare abitualmente il mercato, attirando allo stesso tempo i numerosi turisti che visitano il quartiere. Per questo anche le attività di somministrazione avranno a disposizione spazi dedicati per far accomodare i clienti, concepiti come piccoli ristorantini satellite di una struttura comunque votata ad abbattere le barriere (e infatti tavoli e spazi comuni restano).

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Il cibo del Market Line. Tra vini naturali e ricette ucraine

Ma l’aspetto più interessante riguarda la selezione delle realtà coinvolte, con diverse punte di diamante per intenditori. Come la vineria naturale ideata dal team di Contra, rivendita di vini e bar insieme, sotto l’insegna Peoples; uno spazio dove senza abusare del termine naturale si privilegerà soprattutto il racconto delle persone e delle piccole aziende che lavorano con qualità. Circa una ventina i posti per accomodarsi al bar, scegliere dalla mescita di 15-20 proposte al calice del giorno e spizzicare snack in arrivo dalla cucina: alette di pollo con crema di funghi, sandwich, piatti del giorno. Tra i primi ad aprire c’è anche l’isola dell’Essex Pearl, banco del pesce con cucina e bancone e tavoli dedicati al consumo sul posto, gestito dal gruppo Aqua Best, che in città è noto come fornitore d’eccellenza di ristoranti come Le Bernardin e Per Se. Qui per la prima volta alle prese con un ristorante autogestito, in collaborazione con lo chef Bun Cheam, che si dividerà tra raw bar e cucina, informale o più ricercata, dal lobster roll alle ricette d’ispirazione asiatica. Lo spazio più grande, invece, se lo aggiudica la birreria The Grand Delancey, con 200 posti a sedere a una carta enciclopedica di birre, con più di 1200 etichette a rotazione (e 50 spine!). Niente cibo, però, perché chi si accomoda in birreria potrà tranquillamente comprarlo altrove nel mercato, prima di scegliere la sua birra. In quota alle differenti cucine nazionali, si segnala la presenza di Veselka – storica insegna ucraina dell’East Village – la Tortilleria Nixtamal e i dolci indonesiani di Moon Man, entrambi di base nel Queens, il sake bar con izakaya Gouie, che aprirà solo in un secondo momento. E poi doughnut, pho vietnamita, specialty coffee, pizza al taglio e formaggi francesi. Con apertura dalle 7 del mattino all’1 di notte.

marketline.nyc