L’obiettivo è quello di piantare una foresta edibile che possa rigenerare il patrimonio naturale della città e svolgere funzione educativa per scoprire gli usi in cucina di specie poco conosciute. A sostenere il progetto la catena That’s Amore, con il supporto di Etifor. Ma tutti possono contribuire adottando un albero.
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2000 piante tra alberi e arbusti da frutto, da legno e medicinali che potranno essere adottati dai cittadini. Sarà questa la Food Forest che nascerà in autunno all’interno del Parco Nord di Milano, con l’obiettivo di fornire alla città un bosco edibile, per fare cultura della biodiversità ed educazione alimentare. Per dir la verità, a Milano, una Food forest esiste già, ed è quella messa a dimora a partire dal 2016 dall’associazione CasciNet, in via Cavriana, dove c’era una discarica che è stata bonificata e oggi è un ecosistema work in progress, nato per ospitare alberi, arbusti da piccoli frutti, erbe officinali (protagoniste del nuovo progetto di ristorazione T’imo, alla Cascina Sant’Ambrogio), api, insetti, in equilibrio secondo i principi della permacultura. CasciNet sta poi approntando una seconda Food forest a sud, nelle aree agricole attorno a Vaiano Valle, tra il Corvetto e Ripamonti.

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Il parco Nord di Milano dall'alto

Una Food Forest al Parco Nord. Il progetto

Dunque, per maggiore chiarezza, si poteva forse trovare un altro nome per identificare il lavoro che prenderà forma al Parco Nord, nell’area di Bruzzano, per iniziativa della catena di ristorazione That’s Vapore, con il supporto di Etifor, spin off dell’università di Padova specializzato in riforestazione e certificazione del patrimonio naturale, che già progetta food forest in diverse regioni d’Italia e del mondo (perché “la natura non è oggetto di “arredamento urbano”. Foreste e boschi non devono fare da cornice di sfondo alle città, devono essere integrate, protagoniste, utili”). Ma l’iniziativa è comunque meritevole di attenzione, perché doterà la città di 10mila metri quadri di foresta dedicata a specie autoctone poco conosciute, molte delle quali utilizzate in cucina. La messa a dimora delle piante si protrarrà da ottobre a novembre 2020, finanziata dai proventi della catena That’s Vapore destinati al progetto: ogni sabato, a partire dall’11 luglio, per ogni piatto vegetariano consumato nei ristoranti della gruppo o ordinato tramite delivery, la catena destinerà il 50% del ricavo alla causa della Food Forest, attraverso l’iniziativa ribattezzata “Green Saturdays”.

La mappa della food forest di Milano

Cos’è una food forest. E come adottare una pianta

Ma per finanziare l’operazione è già attiva anche una campagna di adozione delle piante sulla piattaforma di crowdfunding wownature.eu: chi avrà contribuito alla raccolta fondi potrà attivamente partecipare alle operazioni di messa a terra che partiranno in autunno (a patto che la situazione sanitaria lo consenta). Etifor – che è anche ideatrice di WowNature – si occuperà di elaborare analisi del terreno, scegliere le specie e piantarle, articolando la foresta edibile in tre percorsi stagionali (primaverile, estivo e autunnale). Le prime specie destinate a popolare l’area sono acero, biancospino, carpino, ciliegio, frassino, melo selvatico, nocciolo, pero selvatico, prugnolo, rosa canina, sanguinella, quercia e tiglio; una food forest, infatti, “è una tecnica che simula un ecosistema boschivo coltivando l’area su più strati: erbaceo, arbustivo e arboreo. Al primo piano troviamo gli alberi da frutto mentre ai piani inferiori ci sono arbusti di bacche commestibili, piante perenni e annuali in modo da creare un ecosistema che sia in grado di ottenere una produzione elevata, ma sostenibile, di cibo con una manutenzione minima”.

Piantare un albero in terra

Ma bisognerà aspettare qualche anno prima di poter vedere (e raccogliere) i frutti dell’operazione, che saranno disponibili gratuitamente per chi ne farà richiesta. Da subito, però, i visitatori potranno muoversi liberamente lungo i percorsi alla scoperta della storia, delle caratteristiche e degli usi in cucina delle piante messe a dimora, grazie ai qrcode riportati sulla segnaletica. Il progetto mira anche a contribuire alla rigenerazione del patrimonio naturale della città, con quanto ne consegue in termini di miglioramento della qualità dell’aria: una volta adulte le specie piantate saranno in grado di trattenere ciascuna tra i 7 e i 33 kg di CO2 ogni anno.

 

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a cura di Livia Montagnoli