Tra i vitigni a bacca bianca più celebri al mondo, il Riesling occupa un posto speciale. I vini prodotti con quest’uva sono apprezzati per eleganza, acidità e straordinaria capacità di evolvere nel tempo. Ma c’è un’altra caratteristica che sorprende chi li assaggia per la prima volta: con l’invecchiamento possono sviluppare sentori che ricordano il petrolio, il cherosene o la benzina. Un aroma che per alcuni rappresenta un difetto, mentre per altri è uno dei tratti più affascinanti e distintivi del Riesling (qui un italiano che costa meno di venti euro).
Le zone storicamente più vocate per la produzione di vini di grande qualità sono, infatti, la Valle del Reno e la Mosella, in Germania, oltre all’Alsazia, in Francia. Questo attaccamento alle zone del Nord Europa fa capire subito quanto prediliga i climi freddi, capaci di garantire una maturazione lenta ed equilibrata. Un ambiente ideale per esaltare l’acidità, da cui dipende in buona parte l’incredibile capacità di invecchiamento, e far emergere quelle note di idrocarburi molto apprezzate da alcuni, ma che possono lasciare inizialmente perplessi i meno esperti.
Non è difficile trovare bottiglie di dieci o quindici anni fa (o magari anche più) che conservano un’eleganza e una struttura che pochi vini bianchi possono vantare. Ma stappando un vecchio Riesling, soprattutto se è il primo che vi capita di assaggiare, potreste rimanere spiazzati nel sentire al naso delle marcate note di idrocarburo, ovvero quei sentori che rimandano al cherosene, al petrolio o all’odore di uno Zippo appena acceso. Non è un aroma per tutti. C’è chi lo ama e chi lo trova insopportabile. C’è chi al ristorante cerca proprio quel tipo di Riesling e chi, dopo averlo annusato, allontana subito il naso dal bicchiere, per storcerlo.

Difficile trovare un tema capace di mettere d’accordo nel mondo del vino. E le note di idrocarburo del Riesling non fanno eccezione. In molti sostengono che siano un difetto, causato da un’eccessiva maturazione delle uve in vigna. Altri, invece, ritengono che siano parte integrante del profilo aromatico che i vini ottenuti da questo vitigno possono sviluppare nel tempo, grazie a una molecola chiamata TDN. C’è poi un altro aspetto da considerare. Nei vigneti più esposti al sole, nelle annate più calde e quando la vendemmia viene posticipata per ottenere uve più mature, queste note tendono a svilupparsi con maggiore facilità. Questo perché il TDN deriva dalla degradazione dei carotenoidi presenti soprattutto nella buccia dell’uva. E questo significa anche che con il riscaldamento globale potrebbe essere più facile sentire queste note pure nei Riesling più giovani.
Ed è proprio qui che sta il paradosso del Riesling. Uno dei vitigni a bacca bianca più eleganti e longevi al mondo è famoso anche per dare origine a vini che possono sviluppare un aroma apparentemente poco invitante. Non ricorda l’ananas, la mela o la pera Williams, i profumi che molti associano istintivamente ai vini bianchi, ma il cherosene, il petrolio o persino la benzina. Eppure è proprio questa nota, quando è presente in modo equilibrato, a rendere molti Riesling immediatamente riconoscibili e irresistibili per gli appassionati.

A rendere davvero interessante un vino è la sua complessità olfattiva. Siamo abituati a giudicarlo ancora prima dell’assaggio, da ciò che percepiamo nel bicchiere: più sfumature aromatiche riusciamo a riconoscere, più tendiamo a considerarlo un grande vino. Quel corredo di profumi nasce dall’interazione tra vitigno, terroir, affinamento e numerosi processi chimici che continuano ancora oggi a essere oggetto di studio. Tra i composti aromatici che possono svilupparsi durante l’evoluzione di un Riesling, il TDN è quello che più di ogni altro ne caratterizza il profilo olfattivo. Un sentore che ricorda la benzina può sembrare un controsenso, ma quando è perfettamente integrato con gli altri aromi è anche uno dei motivi per cui i grandi Riesling continuano ad affascinare generazioni di appassionati.
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