Se chiedessimo quale sia il colore del mare, quasi tutti risponderebbero senza esitazione: blu. È una risposta che sembra appartenere all’evidenza delle cose, come se il mare avesse posseduto da sempre quel colore e nessun altro fosse possibile.
Omero, invece, rompe questa certezza con una sola espressione. Nell’Odissea (di cui è appena uscita la trasposizione cinematografica di Christopher Nolan) il mare attraversato da Ulisse è oinops pontos: «scuro come il vino», «color del vino», forse persino «dal volto di vino». La traduzione sfugge, oscilla, resiste.
Per secoli ci si è domandati che cosa vedesse Omero e come i Greci classificassero i colori. È una domanda legittima, ma forse non è quella decisiva. La questione più interessante è un’altra: perché, fra tutte le immagini possibili, Omero sceglie proprio il vino per raccontare il mare?
Forse il mare è color del vino perché mare e vino appartengono alla stessa esperienza del viaggio. Entrambi sottraggono l’uomo alla stabilità della terra, alterano le distanze, confondono per un momento il limite tra ciò che si conosce e ciò che ancora non ha nome. Il vino produce un piccolo naufragio interiore: scioglie la sorveglianza, sposta la percezione, rende il mondo più vasto e più incerto. Anche il mare apre una condizione estatica, perché costringe chi lo attraversa a uscire da sé, ad affidarsi al vento, alla rotta, alla memoria delle coste e alla competenza di chi ha navigato prima.
L’estasi, del resto, significa uscire dalla propria posizione. È il gesto del navigatore che lascia la riva e quello del bevitore che abbandona, per un tempo breve, la fermezza ordinaria della coscienza. In entrambi i casi il pericolo nasce quando il movimento perde misura. Il mare diventa naufragio, il vino ebbrezza cieca.

PINTURICCHIO Il Ritorno di Odisseo, National Gallery, London.
Prima di incontrare Polifemo, Ulisse approda a Ismaro e riceve da Marone, sacerdote di Apollo, un vino raro e potentissimo, tanto concentrato da richiedere una parte di vino per venti d’acqua. In quella bevanda vivono già il prestigio di un territorio, la fama di chi produce, la memoria dell’origine. Il vino di Marone viene da Ismaro e porta con sé Ismaro.
Quando entra nella grotta del Ciclope, porta con sé la vite coltivata, la fermentazione, la custodia, la diluizione, il dono, l’ospitalità. Polifemo vive fuori dall’ordine della città. I Ciclopi non hanno assemblee, leggi comuni o forme condivise di accoglienza. Abitano separati, affidati a una terra fertile che resta suolo, senza diventare territorio.
Il vino appartiene invece alla misura. Richiede lavoro, attesa, tecnica. Viene mescolato, distribuito, condiviso. Nel simposio il cratere governa la mescolanza, la coppa scandisce il ritmo, la parola accompagna il bere.
Polifemo ignora questa grammatica. Beve il vino puro, come una forza immediata. Ne conosce il sapore e ne ignora il mondo. Ulisse sa attendere, offrire, dosare, tacere il proprio nome. La sua astuzia nasce anche dalla capacità di leggere i luoghi attraverso ciò che vi si coltiva, si mangia, si beve e attraverso il modo in cui viene accolto lo straniero.
L’Odissea appare così come un atlante alimentare del Mediterraneo. I Lotofagi abitano l’oblio; Circe trasforma il banchetto in metamorfosi; Calipso offre un’isola fuori dal tempo; i Feaci fanno dell’ospitalità, della navigazione e del racconto la forma più compiuta della vita civile.
Ogni approdo possiede una propria forma politica e alimentare. La geografia omerica misura le distanze attraverso le pratiche. Il vino esprime la tensione fondamentale del Mediterraneo: la vite resta, il vino parte.

La vigna richiede radicamento; l’anfora rende possibile il viaggio. Lungo le rotte circolano insieme vino, tecniche, recipienti, parole, rituali e modi di coltivare. Ogni costa produce vini differenti, eppure il vino conserva ovunque la capacità di onorare l’ospite, suggellare un patto, ingannare un nemico, ricordare un luogo lontano.
Mare e vino condividono la stessa ambivalenza. Uniscono e separano. Contengono misura ed eccesso. Promettono il ritorno e possono impedirlo. Entrambi richiedono competenza. Il navigatore inesperto viene travolto dal mare; il bevitore incapace dal vino. Ulisse sopravvive perché conosce le soglie.
La formula oinops pontos custodisce questa densità. Il mare appare oscuro come il vino, il vino profondo come il mare. Uomini e anfore partono insieme, portando la terra verso l’orizzonte.
Ogni vino nasce in un luogo preciso. Il mare gli concede una seconda vita. Una volta imbarcato, il vino lascia il vigneto, attraversa lo spazio, cambia proprietario, entra in un’altra lingua. Conserva però la traccia dell’origine. Anche Ulisse appartiene a Itaca e diventa se stesso attraversando il Mediterraneo. Il vino appartiene a Ismaro e compie la propria sorte nella grotta di Polifemo. L’Odissea racconta questa fedeltà dei viaggiatori: partire portando con sé il luogo lasciato. Talvolta basta un nome. Talvolta una cicatrice. Talvolta un’anfora.
Il mare omerico è quello delle coste coltivate, dei magazzini portuali, delle libagioni, delle coppe offerte agli stranieri, delle feste e dei naufragi. È percorso da sostanze che diventano racconti e da racconti che trasformano lo spazio in geografia. Oggi il vino viene spesso racchiuso in vitigni, punteggi, prezzi, mercati e denominazioni. L’immagine omerica ne restituisce una dimensione più antica: il vino come relazione, memoria, viaggio, territorio.
Ogni anfora conteneva vino e paesaggio. Ogni coppa conteneva una distanza.
Il mare dell’Odissea ha il colore del vino perché il Mediterraneo non nasce dall’acqua che separa le sue sponde, ma dalle relazioni che le uniscono. Il vino è una delle più antiche.
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd