Turismo del vino

“Vi spiego perché l'enoturismo dipenderà sempre di più dall’Intelligenza artificiale”. Garibaldi traccia il futuro

Da Fine Italy di Riva de Garda, la professoressa avverte le cantine: “Non trascurate l’Ia e i social network per non restare fuori dal circuito delle proposte”. Oggi l'incoming vale oltre il 30% del fatturato

  • 29 Ottobre, 2025
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Il futuro del turismo del vino? Passa dall’intelligenza artificiale. Ad affermarlo è stata la professoressa dell’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico Roberta Garibaldi nel primo giorno di Fine Italy di Riva del Garda, il primo salone dell’enoturismo in Italia. «L’Ia sta cambiando l’approccio del turista: il 43% degli utenti chiede infatti all’Intelligenza artificiale di costruire un percorso di visita. Il risultato? Appare solo chi ha una presenza digitale importante e diffusa con dati e informazioni distribuiti su più canali».

Come utilizzare l’Ia

Cosa fare, quindi, per non restare fuori dal circuito delle proposte? «Cercare di ottenere tante review sui vari siti di incoming e sulle app di prenotazione – spiega Garibaldi -incentivando e rispondendo ai commenti; essere precisi nelle informazioni fornite, possibilmente con traduzione e specifica degli orari di apertura; non trascurare la parte fotografica. Sono tutti elementi premiati dall’intelligenza artificiale, ma sono anche elementi in questi anni trascurati dalle cantine». Stessa cosa per quanto riguarda l’uso dei social network.

Non trascurare TikTok e Youtube

Il Rapporto dedicato ai modelli di gestione, alle scelte di investimento e alla governance italiana del turismo del vino (curato dalla stessa Garibaldi insieme a SRM Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), mostra come il 90% delle aziende utilizzi Facebook e l’88% Instagram, trascurando TikTok (appena l’8% delle cantine lo utilizzano) e Youtube (17%).
«In pratica – sintetizza Garibaldi – si registra un basso utilizzo dei social usati dalla GenZ. Esattamente la generazione che ci interessa portare in cantina». E questo influisce non solo sul target di visitatori, ma anche sulla visibilità tramite Intelligenza artificiale.

Sul fronte delle vendite, prevalgono i canali diretti – telefono ed e-mail –, solo un quarto delle aziende si affida alle piattaforme di esperienze online e il 27% collabora con agenzie di viaggio o tour operator.

Ancora pochi investimenti sul digitale

Considerando 100 gli investimenti complessivi realizzati dalle aziende nell’ultimo triennio, solo l’1,2% è stato destinato a soluzioni basate sull’intelligenza artificiale e il 2,9% ai sistemi Crm (software di interazione con il cliente) per la gestione dell’offerta enoturistica.
La buona notizia è che comunque il 77% delle imprese del vino, nel 2022-24, ha stanziato fondi dedicati all’enoturismo (nel settore alberghiero, per fare un confronto, la percentuale di operatori che hanno investito si è fermata al 64%) e la metà di esse ha destinato al turismo una quota compresa tra il 6 e il 15% del fatturato.
Per il triennio 2025-2027, il 53% delle aziende enoturistiche dichiara di voler effettuare nuovi investimenti, con la principale voce legata all’ampliamento e alla differenziazione delle attività e dei servizi offerti. I fattori considerati prioritari, per i prossimi cinque anni, sono le attività formative per il personale e, a seguire, le tematiche della sostenibilità (riduzione dei consumi idrici e autoproduzione di energia da fonti rinnovabili).

L’enoturismo incide per oltre il 30% sui profitti aziendali

La crescita degli investimenti cammina di pari passo con la crescita dell’enoturismo. Il 49% degli intervistati dichiara, infatti, un’incidenza dell’enoturismo sul profitto aziendale fino al 30%; il 33% tra il 31% e il 60%; il 18% delle cantine oltre il 60%.

«Siamo lontani – ha ricordato Garibaldi – dal mondo di dieci anni fa, quando ci si limitava alla degustazione, spesso gratuita, in quanto percepita soltanto come un mezzo per vendere il vino. Oggi per le visite, le degustazioni e i corsi, nel 51% dei casi il prezzo medio applicato è compreso tra 36 e 50 euro, mentre nel 23% supera i 50 euro».

La creazione di una business unit dedicata all’enoturismo

Il salto successivo è uscire da una dimensione familiare, creando una vera divisione turistica all’interno della cantina. Come si evince dalla ricerca, l’enoturismo pur essendo ancora gestito nel 63% dei casi in maniera diretta dai titolari (solo il 12% ha creato una business unit dedicata e scorporata), ormai la metà delle cantine intervistate ha dedicato all’accoglienza dai 5 ai 9 addetti e, nel 17% dei casi, si va ben oltre i dieci addetti. Il turismo rappresenta quindi oggi un core dell’azienda, in cui l’occupazione è legata non solo alle degustazioni o alle visite, ma anche alle attività di ristorazione e di pernottamento.

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