Per la prima volta dopo decenni, il governo della Georgia ha aperto al pubblico una straordinaria collezione di circa 40.000 bottiglie di vino appartenute a Joseph Stalin. Conservata in una cantina sotterranea a Tbilisi, la raccolta comprende rarità francesi e georgiane risalenti in alcuni casi all’inizio del XIX secolo.
Tra le volte polverose del deposito, dove ancora pendono ragnatele e l’aria conserva l’aroma del vino invecchiato, sono custodite etichette di enorme valore storico. La collezione include infatti bottiglie provenienti dai più prestigiosi château di Bordeaux che un tempo appartenevano agli zar russi Alexander III e Nicholas II. Dopo la Rivoluzione Russa i beni della famiglia Romanov furono confiscati dai sovietici e parte della raccolta vinicola finì sotto la tutela di Stalin, grande appassionato e collezionista di vini, che negli anni la ampliò con le sue etichette georgiane preferite. L’evento ha attirato l’attenzione di collezionisti internazionali, tanto che alcuni visitatori hanno descritto l’apertura della cantina come una scoperta degna di un’avventura archeologica.

Le autorità georgiane hanno annunciato l’intenzione di mettere all’asta una parte delle bottiglie. I proventi saranno destinati alla creazione di una scuola dedicata alla formazione enologica, un progetto che punta a rafforzare il ruolo del Paese nel panorama vitivinicolo internazionale.
Secondo l’imprenditore vinicolo Irakli Gilauri, coinvolto nell’iniziativa insieme al Ministero dell’Agricoltura, l’operazione potrebbe contribuire a far entrare la Georgia nel ristretto circuito mondiale dei grandi collezionisti di vino. La riapertura della cantina rappresenta anche un’importante operazione di valorizzazione culturale. La Georgia, infatti, rivendica infatti una tradizione vinicola ininterrotta lunga circa 8.000 anni ed è spesso indicata come una delle culle della produzione di vino nel mondo. La storica raccolta, sospesa tra la memoria dell’Impero russo, l’era sovietica e la moderna identità georgiana, viene oggi presentata come un simbolo del patrimonio nazionale.

Ad essersi occupato per primo della prestigiosa cantina di Stalin è stato John Baker, commerciante australiano specializzato in vini rari, che insieme al giornalista Nick Place ha raccontato questa storia nel libro “Stalin’s Wine Cellar” uscito nel 2020, a metà tra un romanzo d’avventura e un reportage. Tutto parte da una misteriosa lettera contenente una lista di bottiglie apparentemente appartenute a Nicola II Romanov. Da qui inizia il viaggio di ricerca che l’autore intraprende per verificare l’esistenza della cantina segreta, autenticarne il contenuto e negoziarne l’acquisto. La narrazione assume i classici toni di un thriller a base di incontri con uomini d’affari armati, trattative opache, minacce e il caos economico degli anni successivi al crollo dell’Urss che fanno da sfondo alla caccia a un tesoro enologico dal valore multimilionario.
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd