Il libro

Bordeaux non va più di moda? Due italiani hanno assaggiato 2000 vini per dimostrare il contrario

Oltre 380 pagine, 57 Château analizzati e più di 2000 degustazioni dal 1945 a oggi: il nuovo volume "Bordeauxgraphy" prova a riportare Bordeaux al centro del mondo del vino

  • 15 Maggio, 2026
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Bordeaux un territorio, certo, ma anche e soprattutto un sistema. Uno di quelli che hanno fatto scuola, che hanno costruito un linguaggio e un metodo, e che oggi, forse proprio per questo, rischiano di essere dati per scontati. Il volume Bordeauxgraphy, pubblicato da I Portici Editore, oltre 380 pagine dedicate alla riva sinistra e ai bianchi secchi del Bordolese, nasce per rimettere ordine, riportare attenzione, offrire strumenti. È la naturale evoluzione di Bordeauxgraphy, progetto nato in digitale intorno al 2020 e qui tradotto in un libro da leggere con calma e assoluta dedizione.

Il libro italiano che vuole riportare Bordeaux al centro

Non è un libro facile, e neanche vuole esserlo. Niente immagini, poche concessioni grafiche e una grande quantità di contenuti tecnici e descrittivi: al centro ci sono i dati, le informazioni, le degustazioni. Un’impostazione che riflette chiaramente l’idea degli autori, Marco Tonelli e Andrea Vincenzi: «Fondamentalmente è un progetto mosso dalla passione. Proprio perché siamo anche gli ultimi in ordine di tempo ad arrivare sul mercato del web prima e della carta stampata poi, abbiamo voluto fare qualcosa che anche dal punto di vista estetico ed editoriale ci piacesse, cioè un manuale vero e proprio». E infatti la scelta è netta: «Nel volume non troverete foto, al massimo piantine, tantissimi dati e vini degustati dagli anni Sessanta in poi… Insomma, abbiamo cercato di dare veramente il massimo delle informazioni possibili».

Oltre 2000 degustazioni dal 1945 a oggi

Il cuore del volume è il lavoro sul campo. Negli ultimi anni, gli autori hanno frequentato Bordeaux con continuità: «Siamo andati, negli ultimi sette-otto anni, almeno cinque volte l’anno a Bordeaux, per avere le informazioni più fresche possibili». Una presenza costante che si riflette nella struttura del libro: una prima parte più generale, su storia, classificazioni e suoli, seguita da un’analisi approfondita di 57 Château della riva sinistra, letti nel loro contesto produttivo e territoriale.

A sostenere tutto, un lavoro di degustazione imponente: oltre duemila assaggi, con annate che vanno dal 1945 al 2020. Non c’è l’ossessione per l’ultima uscita, ma piuttosto la volontà di raccontare vini che abbiano già trovato una loro definizione. Il libro propone anche una selezione delle migliori annate per ciascuna azienda e introduce un sistema intuitivo per indicare il momento ideale di consumo.

Cosa è Bordeaux oggi

Sul fondo resta una riflessione più ampia. Bordeaux oggi è meno centrale nel racconto mediatico del vino, schiacciato tra nuove mode e territori emergenti. «Negli ultimi anni, per tutta una serie di cliché legati al mondo enologico, i vini di Bordeaux non hanno più il palcoscenico che meritano», spiegano gli autori. Eppure la qualità è altissima: «I vini di Bordeaux, anche se sono un po’ in un cono d’ombra, non sono mai stati così buoni: oggi gli Château hanno a disposizione il massimo della tecnologia, il massimo del know-how e ciò ha portato a uno stile che veicola fruibilità dei vini». Una direzione chiara, confermata anche dagli assaggi più recenti: «Abbiamo riscoperto, assaggiando le ultime annate, vini eccellenti, molto pronti, ma comunque con una grande capacità di invecchiare».

E poi c’è l’aspetto meno tecnico, ma non meno centrale: «Nonostante siamo nel mondo del vino da tempo, ci emoziona ancora tutte le volte che andiamo a visitare una cantina a Bordeaux, incontriamo un produttore, parliamo di vino con loro». È un entusiasmo che attraversa il libro e che non si esaurisce qui. Il lavoro continuerà con un approfondimento sulla riva destra, tra Pomerol e Saint-Émilion. Perché Bordeaux, al di là delle mode, resta un sistema complesso, e questo è l’aspetto che ci piace più di tutto.

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