Mano al portafoglio

Perché mangiare sano costa così tanto? La risposta è anche nella Pac

Un rapporto di Fao, Ifad, Unicef, Wfp e Oms spiega perché frutta e verdura continuano a pesare sul conto della spesa: il problema non è quanti soldi investe l'Europa nell'agricoltura, ma come vengono distribuiti

  • 22 Luglio, 2026
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Perché fare una spesa sana continua a costare sempre di più? Una parte della risposta, secondo la Fao, sta nel modo in cui vengono distribuiti gli aiuti agricoli europei. Oggi gran parte delle risorse della Politica agricola comune (Pac) sostiene produzioni già relativamente economiche, mentre frutta, verdura e legumi – gli alimenti che incidono di più sul costo di una dieta equilibrata – ricevono molto meno. Cambiare questa impostazione potrebbe rendere un’alimentazione sana più accessibile senza penalizzare gli agricoltori.

Perché la Pac sostiene soprattutto i prodotti già meno costosi

Se da un lato è vero che l’Europa si colloca in una posizione migliore rispetto a molte aree del pianeta, dall’altro il rapporto evidenzia come il conto per chi continua ad acquistare alimenti sani continua a salire. Nel 2025 il paniere minimo indicato dal rapporto è costato in media 3,48 euro al giorno a parità di potere d’acquisto, contro i 2,55 nel 2021 e i 2,20 nel 2017. Il studio, però, evidenzia come le differenze interne siano molto forti e a tratti paradossali. Nell’Europa meridionale, che comprende anche l’Italia e dove tendenzialmente il potere d’acquisto delle persone e delle famiglie è più basso rispetto ad altre aree continentali, si arriva a 4,05 euro, il dato più alto dell’Ue. Nel Nord Europa si scende a 2,85 euro, mentre quella occidentale e orientale si collocano a 3,53 e 3,38 euro. Circa l’8,2% degli europei considerati dal rapporto, pari a 61 milioni di persone, non riuscirebbe ancora a permettersi un’alimentazione sana.

Il paradosso degli aiuti agricoli europei

Il problema, però, non sarebbe quanto denaro pubblico viene speso, ma dove finisce. A livello globale, infatti, circa il 70% del sostegno ai produttori agricoli è legato soprattutto a cereali, zucchero, latticini, carne bovina e colture oleaginose. Frutta, ortaggi e legumi ricevono molto meno, nonostante gli alimenti nutrienti – insieme ai prodotti di origine animale – pesino maggiormente sul costo di una dieta equilibrata. In Europa, attraverso la Pac, questo paradosso diventa prassi visto che si continua a sostenere in modo ampio le produzioni di base, già relativamente poco costose, offrendo così vantaggi assai limitati ai consumatori. Secondo le simulazioni della Fao, sussidiare gli alimenti amidacei può perfino aumentare leggermente il costo totale della dieta sana, perché sposta terra, lavoro e capitale lontano dalle altre filiere. Al contrario, concentrare gli interventi sull’intera catena di frutta e verdura avrebbe l’effetto più forte. In una simulazione riferita al gruppo Europa, Nord America e Oceania, un sostegno coordinato a questi comparti ridurrebbe il costo della dieta sana fino al 12%.

Le proposte della Fao per rendere il cibo sano più accessibile

Proprio a tal proposito il consiglio che il rapporto dà ai governi è di utilizzare meglio le risorse puntando sulla ricerca sulle colture ortofrutticole, sull’automazione, irrigazione efficiente, riduzione dei costi energetici, magazzini, refrigerazione e trasporti più rapidi. Insomma, una riforma della filiera nella sua totalità dato che le attività successive all’uscita dal campo – lavorazione, logistica, commercio all’ingrosso e distribuzione – rappresentano dal 70 al 75 per cento di quanto paga il consumatore finale. Per frutta e verdura, deperibili e sensibili ai costi energetici, una strada lenta, un passaggio logistico in più o una catena del freddo inefficiente possono annullare i guadagni ottenuti in azienda. Secondo il rapporto, quindi, una Pac orientata alla salute dovrebbe quindi finanziare non solo la produzione, ma anche le infrastrutture che portano gli alimenti freschi sugli scaffali a prezzi accessibili. Si tratta, quindi, riallineare gli incentivi agricoli con gli obiettivi nutrizionali, senza penalizzare il reddito degli agricoltori né scaricare la transizione sulle aziende più fragili, cercando far arrivare sulle tavole più cibo sano, a un prezzo sostenibile per famiglie e produttori.

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