Lo sapevate che

Sembra una mela, ma è una pesca: il frutto che si trova solo in Calabria

A prima vista sembra una mela acerba, ma è una varietà antica di pesca coltivata quasi esclusivamente in Calabria. La merendella compare tra giugno e settembre e sta conquistando chef e gelatieri

  • 16 Giugno, 2026
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Sulla statale ionica che attraversa la provincia di Catanzaro, d’estate le casse espongono un frutto piccolo e verdognolo che la maggior parte di chi passa non sa nominare. A prima vista sembra una mela fuori stagione, ma al morso si rivela per quella che è davvero, una pesca. Si chiama merendella, o “sbergia”, e per assaggiarla bisogna essere in Calabria tra giugno e agosto. Una varietà antica e locale, spesso confusa con la pesca tabacchiera, che negli ultimi anni ha trovato nuova vita tra le mani di chef e maestri gelatieri attenti alle materie prime del territorio.

Sembra una mela, ma è una delle pesche più particolari d’Italia

Si tratta di una pesca pregiata, dalla buccia soda ma delicatissima, poco conosciuta fuori dai suoi confini. La superficie coltivata in tutta la Calabria si aggira intorno ai 60 ettari, concentrati soprattutto nella fascia ionica del catanzarese e nella piana lametina, dove il microclima e la composizione del suolo ne hanno plasmato nel tempo le caratteristiche. Una varietà simile esiste in Sicilia e si chiama “smergia” (in questa gelateria di Milazzo ci fanno anche il gelato). A cominciare dal nome. Merenda viene dal latino merere, ossia meritare, e in origine indicava una piccola ricompensa per il lavoro svolto. Un frutto, dunque, da guadagnarsi e poi godersi.

Le varietà si distinguono per il periodo di maturazione e portano nomi legati al calendario religioso: Madonna di Giugno con buccia e polpa verdognole, Madonna di Luglio con toni biancastri e Madonna di Agosto con buccia screziata di rosso e polpa rosata. Da qualche anno si è aggiunta anche una Madonna di Settembre con polpa e buccia più gialle. Quattro finestre stagionali, strette e precise, fuori dalle quali la merendella semplicemente non c’è. Una specialità fuori dai radar per gran parte dell’anno, conosciuta nei mercati rionali in estate ma quasi invisibile al resto d’Italia.

La merendella a tavola e al ristorante

Anche per questo, gli usi che se ne fanno tradizionalmente sono sempre stati essenziali. La si consuma fresca, immersa nel vino nelle sere d’estate, oppure trasformata in marmellata e a volte usata per farcire dolci. In questo scenario si inserisce però il lavoro di chi, negli ultimi anni, ha deciso di prenderla sul serio. La merendella si è fatta strada nelle cucine di ricerca, con alcuni chef calabresi che l’hanno inserita nei menù estivi, sfruttando la polpa e l’acidità in abbinamento a crostacei crudi, pesce dal gusto intenso o in preparazioni che sfumano il confine tra dolce e salato. Un ingrediente che non ha bisogno di essere mascherato per funzionare, anche in versione dessert.

Cremolata da Morè, gelateria Morè a Soverato

La cremolata di Morè 

È però nella gelateria che la merendella ha trovato una delle sue forme più riuscite. La gelateria Morè ne ha fatto una delle sue proposte di punta in veste di cremolata. «L’abbiamo iniziata a fare per valorizzare un frutto buono e del territorio, dal sapore piacevole e aromatico», raccontano dalla gelateria di Soverato. La parola d’ordine è nessun intermediario: «Le merendelle che utilizziamo per la cremolata ce le forniscono qui sul posto. Le tritiamo e ci aggiungiamo solo acqua e zucchero, per una lavorazione davvero essenziale senza alcun tipo di aggiunta particolare. Forse è anche per questo che ha avuto un buon riscontro, vuol dire che è piaciuta», sottolineano. Una filosofia che funziona proprio perché non cerca di migliorare quello che c’è già. Perché la merendella non ha bisogno di essere trasformata, ma solo di essere trovata. E sempre più spesso qualcuno ci riesce.

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