Storie epiche

Da quasi tremila anni nessuno riesce a capire quale fosse la pianta dell'Odissea che salvò Ulisse

Omero la chiama moly e la descrive con radici nere e un fiore bianco come il latte. Da Teofrasto ai botanici contemporanei, studiosi e scienziati cercano ancora di identificarla

  • 24 Luglio, 2026
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Da secoli c’è una domanda che accompagna lettori, botanici e studiosi dell’Odissea: quale pianta donò davvero Ermes a Ulisse prima dell’incontro con Circe? Omero la chiama moly e le attribuisce un potere straordinario: protegge l’eroe dagli incantesimi della maga, impedendogli di essere trasformato in maiale. Da allora nessuno è riuscito a identificarla con certezza. C’è chi pensa che fosse un bucaneve, chi una specie oggi scomparsa e chi, invece, un’invenzione poetica.

Compare nel decimo libro dell’Odissea – anche se il film di Nolan non la menziona -, c’è chi pensa si tratti di un bucaneve, chi di una specie oggi scomparsa e chi, invece, di un’invenzione poetica. Da tempi immemorabili le piante hanno esercitato un forte potere, tanto simbolico quanto medicinale.

Il dono di Ermes che cambiò il destino di Ulisse

È Ermes, il messaggero degli dèi, a consegnare la pianta a Ulisse dopo averla strappata dal terreno. Associata a una pianta divina, viene descritta così da Omero:
«Mi porse il farmaco dalla terra strappandolo e me ne mostrò la natura. Nera era la radice e il fiore simile al latte. Gli dèi lo chiamano moly e per gli uomini mortali è duro strapparlo: gli dèi però possono tutto.»

Codex Medicina Antiqua

Il fiore dalle radici nere che Omero rese immortale

Anche i colori della pianta hanno una loro storia. Secondo una tradizione, Circe era in pericolo: un gigante si era innamorato della dea dai bei riccioli e dalla voce umana e voleva rapirla. A salvarla intervenne il padre Elio, dio del sole, che uccise il gigante. Dal sangue versato sull’isola sarebbe nato il moly: le radici nere ricorderebbero il sangue, mentre il fiore bianco come il latte richiamerebbe il bagliore del sole. Ermes mette in guardia Ulisse: «Va’ nella casa di Circe con questo benefico farmaco, che il giorno mortale può allontanare dal tuo capo. Ti svelerò tutte le astuzie funeste di Circe. Farà per te una bevanda, getterà nel cibo veleni, ma neppure così ti potrà stregare: lo impedirà il benefico farmaco che ti darò».

Circe dipinta da John William Waterhouse

Da Teofrasto ai botanici di oggi: un enigma mai risolto

Dai tempi di Omero fino ai giorni nostri, molti studiosi hanno cercato di identificare questa misteriosa pianta, tassello fondamentale del ritorno di Ulisse a Itaca. Il primo a provarci fu Teofrasto, nel IV secolo a.C., limitandosi però a riferire testimonianze raccolte da altri. Descrive una pianta che cresce nei dintorni di Feneo e sul monte Cillene, utilizzata come antidoto e nelle pratiche magiche, ma precisa che non è particolarmente difficile da sradicare, in contrasto con quanto racconta Omero.
Anche Dioscoride e Plinio affrontarono il tema nei secoli successivi, senza però arrivare a un’identificazione convincente. Probabilmente erano incuriositi dal racconto, ma consapevoli che il moly potesse essere anche un’invenzione botanica della fantasia poetica di Omero.

Il bucaneve, l’Alzheimer e le ipotesi della scienza

Il dibattito è arrivato fino ai giorni nostri. Nel 1983 uno studio cercò di identificare il moly dal punto di vista farmacologico, ipotizzando una correlazione con il bucaneve, una pianta (velenosa) che contiene galantamina, un alcaloide ricavato dai bulbi e dai fiori oggi impiegato nella terapia delle forme moderate di Alzheimer.
Più recentemente, un paper pubblicato nel 2024 ha proposto una lettura diversa: secondo gli autori il moly non corrisponderebbe a un’unica specie botanica, ma a un complesso di diverse piante mediterranee accomunate da caratteristiche simili.

Frame del film The Odyssey (2026) di Christopher Nolan

Perché il moly è ancora così attuale dopo il film di Nolan

Il moly non era soltanto una pianta capace di proteggere Ulisse dagli incantesimi di Circe: era anche il simbolo della sua umanità e della sua mortalità. Grazie a quel fiore donato da Ermes, l’eroe non solo sfuggì alla metamorfosi, ma riuscì anche a restituire ai compagni le sembianze umane che la maga aveva sottratto loro.
È un simbolo che sembra riecheggiare anche nel nuovo adattamento cinematografico di Christopher Nolan, dove Ulisse non appare come un eroe invincibile, ma come un uomo che soffre, ha paura e, soprattutto, sbaglia.

Che il moly fosse davvero un bucaneve, una pianta medicinale oggi scomparsa o un’invenzione poetica di Omero, probabilmente non lo sapremo mai. Ed è proprio questo a renderlo così affascinante: da quasi tremila anni quel piccolo fiore dalle radici nere e dai petali bianchi continua a essere un mistero che, molto probabilmente, non verrà mai svelato.

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