Al Cinema

Cosa mangiavano davvero Ulisse, Polifemo e gli altri protagonisti dell'Odissea

Con l'arrivo al cinema dell'Odissea di Christopher Nolan torna la curiosità per la tavola degli antichi Greci: pane, carne, vino, formaggi e il banchetto che salvò Ulisse dal ciclope Polifemo

  • 21 Luglio, 2026
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Con l’arrivo nelle sale dell’Odissea di Christopher Nolan, molti riscopriranno il viaggio di Ulisse. Ma il poema di Omero racconta anche un’altra storia, molto più vicina a noi di quanto sembri: quella della tavola degli antichi Greci. Cosa mangiavano davvero Ulisse, Polifemo e i Proci? Tra pane, carne arrostita, vino e formaggi, l’Odissea custodisce un sorprendente ritratto della cucina del Mediterraneo antico.

«La coppa ei tolse, e bevve, ed un supremo / del soave licor prese diletto, / e un’altra volta men chiedea: “Straniero, darmene ancor ti piaccia”». È il verso che racconta l’espediente con cui Ulisse riuscì a salvare sé stesso e i compagni dal ciclope Polifemo, ubriacandolo con un vino tanto potente da diventare uno dei simboli più celebri dell’intero poema.

Cosa mangiavano Ulisse e i Greci

L’Odissea offre numerosi riferimenti alla cultura alimentare del mondo greco. Già nelle prime pagine, mentre Ulisse è ancora lontano da Itaca, i Proci banchettano ogni giorno nel suo palazzo consumandone le ricchezze. Sulle tavole arrivano carni arrostite alla brace, accompagnate da pane servito in grandi ceste.

Non è un dettaglio secondario. I Greci venivano spesso definiti “mangiatori di pane”: trasformare il grano in pane e l’uva in vino rappresentava il passaggio dalla natura alla civiltà. Se per il Cristianesimo pane e vino diventeranno strumenti di salvezza spirituale, nella cultura greca erano invece il simbolo della paideia, la formazione dell’uomo libero e civile, contrapposto al barbaro e al selvaggio.

Xenìa: il rito dell’ospitalità

Il banchetto, però, non era soltanto nutrimento. Era soprattutto un rito. I Greci lo vivevano secondo il principio della xenìa, il sacro dovere dell’ospitalità posto sotto la protezione di Zeus. Prima ancora di chiedere il nome o il motivo del viaggio, lo straniero doveva essere accolto, rifocillato e protetto. È ciò che accade anche nell’Odissea, quando Telemaco riceve Atena, giunta sotto le sembianze del viandante Mente: solo dopo averle offerto cibo e vino le rivolge le prime domande.

Il banchetto rappresentava così il momento in cui si intrecciavano nutrimento, relazioni sociali e cultura. Musica e canti accompagnavano il pasto, mentre gli stessi poemi omerici, prima di essere trascritti, venivano tramandati oralmente durante i convivi aristocratici.

La grotta di Polifemo e la leggenda dell’Aglianico

Anche la celebre grotta di Polifemo racconta molto dell’alimentazione del mondo greco. Il ciclope è un pastore: alleva pecore e capre, le munge, produce latte e formaggi. Le cagliate sgocciolano nei canestri intrecciati e i graticci sono colmi di forme appena preparate. È un’immagine sorprendentemente concreta della pastorizia nel Mediterraneo antico.

Ma è il vino a cambiare il destino della storia. Prima di arrivare nella grotta del ciclope, Ulisse aveva ricevuto in dono da Marone, sacerdote di Apollo in Tracia, un vino eccezionalmente concentrato, tanto potente da essere normalmente diluito con venti parti d’acqua. Di fronte alla furia di Polifemo, l’eroe decide invece di offrirglielo puro. Il ciclope, conquistato da quella che definisce “ambrosia e nettare celeste”, continua a bere fino a perdere i sensi. Sarà proprio quell’ebbrezza a permettere a Ulisse e ai suoi compagni di accecarlo e fuggire dalla grotta.

Secondo una tradizione popolare, il vino offerto da Ulisse sarebbe all’origine della leggenda dell’Aglianico del Taburno. Più che una ricostruzione storica, si tratta di una suggestione nata dal profondo legame tra questo vitigno e la Magna Grecia. Anche il nome, secondo una delle ipotesi più diffuse, deriverebbe da Hellenico, trasformato in Aglianico durante la dominazione aragonese del XV secolo.

Mentre il cinema riporta sul grande schermo il viaggio di Ulisse, l’Odissea continua a raccontare anche un’altra avventura: quella della nascita della tavola mediterranea. Pane, vino, carne, formaggi e ospitalità non erano semplici alimenti o gesti quotidiani, ma il linguaggio con cui una civiltà definiva sé stessa.

Tutti i cibi citati nell’Odissea

  • pane
  • vino
  • carne arrostita
  • latte
  • formaggi
  • pecore
  • capre

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