La produzione complessiva dei vini Dop della Valpolicella nel 2025 è stata di quasi 57,5 milioni di bottiglie, in calo del 3% sul 2024. Una flessione che ha interessato tutte le principali tipologie: Amarone e Recioto a 13,58 milioni di bottiglie (-2,4%), Valpolicella Ripasso a 27,37 milioni (-3,7%) e Valpolicella a 16,50 milioni (-2,7%), confermando così una fase di normalizzazione dei volumi, secondo l’analisi del Consorzio di tutela in base all’Annual report diffuso a Venezia, durante l’evento Venezia Superiore, che giovedì 9 luglio ha celebrato la versione estiva e più fresca dei vini Doc. Nel 2025, i quintali di uve prodotte sono stati 840.510, di cui 327.545 quintali destinati all’appassimento (volumi analoghi al 2016).
«La congiuntura internazionale – ha commentato il presidente Christian Marchesini – richiede una responsabilità maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione. Siamo impegnati a governare con equilibrio la produzione e a investire in promozione per rafforzare la competitività delle imprese e consolidare il ruolo dei nostri vini nel panorama nazionale e internazionale». Una visione di lungo periodo, quindi, per un distretto con 19 Comuni, 11 vallate e 87 mercati esteri.

Christian Marchesini, presidente del Consorzio vini Valpolicella
La denominazione (la più grande in tema di vini rossi nel Veneto) conferma che il vigneto si è ormai stabilizzato a 8.614 ettari, per una filiera composta da oltre 2.200 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. La città di Verona conferma il primato per superficie vitata (15%), seguita da Negrar e San Pietro in Cariano (entrambi 13%) e da Illasi (11%). Assieme, concentrano oltre metà del vigneto della denominazione (52%). Resta identitario il patrimonio varietale: l’uva corvina rappresenta il 56% della superficie rivendicata, poi da rondinella e corvinone (19% ciascuna), mentre la molinara si mantiene al 2 per cento.
Il report del Consorzio ha focalizzato l’attenzione sulla composizione dell’imbottigliato per dimensione aziendale. Nelle aziende piccole, in particolare, il Valpolicella Doc pesa per il 40%, mentre nelle realtà medio-piccole, medio-grandi e in quelle grandi il Ripasso diventa la tipologia prevalente (45-50%). Resta, invece, stabile in tutte le categorie il ruolo di Amarone e Recioto, che rappresentano tra 19% e 26% del portafoglio produttivo. Secondo l’analisi proposta dal Consorzio, si tratta di una prova di una «filiera impegnata a costruire il valore della denominazione attraverso un’offerta ampia e trasversale».
Sul fronte export, sono 27 le attività promosse nel 2025 dal Consorzio in 16 Paesi (Argentina, Australia, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Kazakistan Messico, Polonia, Serbia, Singapore, Svezia, UK e Usa). E tra le sfide future da vincere per consolidare l’immagine del distretto veronese, secondo il consigliere regionale Alberto Bozza, c’è quella della candidatura a patrimonio immateriale Unesco del rito della messa a riposo delle uve in Valpolicella.

da sinistra Christian Marchesini, presidente Consorzio vini Valpolicella, e Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto
«In questo momento storico, segnato da crisi internazionali e congiunture economiche difficili – ha sottolineato il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani – la denominazione Valpolicella dimostra che la qualità e l’identità di un prodotto sono la forza per sostenerne il valore sul mercato».
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