In Valpolicella aumenta la sostenibilitร in vigneto, che oggi ha superato la metร delle superfici in produzione, passando dal 42% del 2024 al 53% del 2025, secondo i dati del Consorzio di tutela. Ma il motore della crescita, come ci si aspetterebbe, non รจ da ricercare nelle superfici coltivate con metodo biologico, bensรฌ nel nuovo protocollo Sqnpi, il sistema di qualitร nazionale di produzione integrata (rappresentato graficamente da un’ape su sfondo bianco, cerchiata di verde), che prevede l’uso di tecniche agronomiche rispettose dell’ambiente in vigna e in cantina.
Amarone Opera Prima, evento tenuto a Verona da sabato 31 gennaio a domenica 1 febbraio, รจ servito a dare un quadro aggiornato della situazione sullo stato di salute del vigneto in chiave green.
La tutela agro-ambientale certificata, come ha reso noto il Consorzio presieduto da Christian Marchesini, insiste oggi su quasi 4.666 ettari, rispetto a un totale della denominazione di circa 8.600 ettari. Di questi, 1.100 sono biologici (in contrazione del 9%) e quasi 3.500 sono certificati con il logo ministeriale della sostenibilitร . ยซIn uno scenario sempre piรน competitivo – ha sottolineato Marchesini – la Valpolicella sta puntando forte sulla sostenibilitร , un asset in chiave green del proprio territorio ma anche leva di mercato per diverse aree della domanda, dal Nord-Europa al Nord-America, dove รจ considerata un valore aggiuntoยป.
Il presidente ha fatto notare come la certificazione volontaria Sqnpi abbia trovato ยซterreno fertile tra i produttoriยป, con una crescita del 47% solo nel 2025 (circa mille ettari in piรน in un solo anno) e del 110% negli ultimi tre anni. Il sistema Sqnpi รจ regolato da una normativa nazionale che ogni Regione puรฒ declinare sul proprio territorio attraverso dei disciplinari specifici, costantemente aggiornati, in materia di uso dei prodotti fitosanitari (che lasciano tuttavia aperta la possibilitร di numerose deroghe) o della confusione sessuale per la protezione dalle fitopatie.

Il presidente del Consorzio vini Valpolicella, Christian Marchesini
Lo scenario del Veneto, prima regione italiana produttrice di vino e quinta regione per estensione delle superfici a biologico, riflette un quadro nazionale in cui la certificazione bio sta subendo ultimamente dei netti rallentamenti, come raccontato sul settimanale TreBicchieri del Gambero Rosso lo scorso 15 gennaio, a fronte di un incremento nell’adozione del sistema nazionale di produzione integrata. Come rilevato dall’Osservatorio vino dell’Uiv, il base ai dati di Avepa sul 2025 e anche a quelli di Ismea e Sinab riferiti al 2024, le superfici bio hanno smesso di crescere per il secondo anno consecutivo. E il trend emerge soprattutto guardando il ritmo delle conversioni a biologico, che in un anno sono scese dell’8 per cento.

Il fattore climatico, la riduzione dei fondi, le difficoltร di penetrazione sul mercato della grande distribuzione, l’inflazione sono alcune delle motivazioni di questo stop del bio a livello nazionale. E, in particolare, nel Veneto il successo del protocollo Sqnpi si aggiunge come fattore ulteriore, considerando che in quattro anni (dati Avepa) l’incidenza delle superfici a produzione integrata Sqnpi รจ salita dal 15% al 38%, mentre il biologico ha perso quote (5mila ettari in meno) passando dal 6% del 2021 al 5% del 2025, con un picco dell’8% raggiunto nel 2023. Anche il vigneto convenzionale in Veneto ha subito una forte riduzione, dal 79% al 56% delle superfici totali. Di fatto, la crescita del vigneto veneto nel 2025 รจ stata spinta dalla richiesta di produttori intenzionati a usare il certificato Sqnpi. Un trend che si rileva, secondo l’Osservatorio Uiv, anche nella produzione di uve: quelle con marchio Sqnpi pesano il 57% della produzione regionale e nel 2025 sono cresciute, mentre quelle biologiche pesano il 4% e sono risultate in calo. Del resto, a guardare le rese in vigna per ettaro, il sistema Sqnpi viaggia a 155 quintali (identiche a quanto rende il convenzionale) contro i 118 quintali per ettaro del biologico.
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