Roma

"Gli spari non mi hanno sorpreso: continui furti e minacce, piazza Trilussa è cambiata"

L'aggressione al sommelier di Trastevere riaccende il dibattito sulla sicurezza del quartiere. Andrea Massari, chef di Baby Bao, racconta anni di furti, scippi, vandalismi e bassa qualità dell'offerta enogastronomica

  • 21 Luglio, 2026
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L’aggressione al sommelier di Trastevere, ferito dopo aver chiesto a un uomo di smettere di urinare in vicolo del Cinque, ha riportato al centro del dibattito la sicurezza della movida romana. Per Andrea Massari, chef di Baby Bao, che fino al 2025 ha lavorato a pochi passi da piazza Trilussa, quel gesto di violenza non è stato un episodio isolato, ma il punto più estremo di una situazione che, racconta, andava avanti da anni.

“Gli spari non mi hanno sorpreso”

«Quando ho letto la notizia non sono rimasto sorpreso», dice Massari. Da circa un anno hanno trasferito il loro locale a San Giovanni, in piccola parte il tema della sicurezza ha pesato sulla decisione. «La situazione era diventata insostenibile», ammette. Secondo lo chef, il problema non riguarda l’intero quartiere, ma soprattutto l’area di piazza Trilussa. «Trastevere è bellissima, ma piazza Trilussa è un po’ la cloaca di tutto. Essendo grande, aperta e piena di vie di fuga, diventa il ricettacolo di chiunque voglia fare casino». Nei fine settimana, racconta, era normale assistere a persone ubriache, risse, scippi e continui episodi di vandalismo.

Furti, minacce e clienti scippati fuori dal locale

Le conseguenze ricadevano inevitabilmente anche sui locali. «Ci hanno rubato dalla cassa, i dipendenti sono stati minacciati più volte e i clienti venivano scippati appena usciti dal locale». In un’occasione un ragazzo riuscì a portare via un centinaio di euro dalla cassa, costringendo un cameriere a rincorrerlo per recuperarli. Altre volte i clienti venivano derubati mentre ancora erano seduti ai tavoli, con borse e zaini sottratti nel giro di pochi secondi. «L’unica cosa che potevamo fare era mettere le telecamere e consegnare le registrazioni alle forze dell’ordine». Per continuare a lavorare era stato necessario ricorrere anche a un servizio di sicurezza privato. Una spesa aggiuntiva che, secondo Massari, finiva per diventare quasi obbligata.

“Fare il vigilante era diventato parte del lavoro”

«Il direttore di sala doveva essere una persona che scoraggiasse certi comportamenti. Fa ridere dirlo, ma era utile che fosse grosso, che sapesse gestire certe situazioni. A un certo punto fare il vigilante era diventato parte del lavoro». Massari, però, non attribuisce responsabilità alle forze dell’ordine. «I controlli ci sono, soprattutto nel fine settimana, ma piazza Trilussa è talmente grande e affollata che è difficile controllare tutto». Un problema che, aggiunge, finisce per penalizzare anche i locali. «Quando succede qualcosa aumentano i controlli ed è giusto che sia così, ma molti clienti preferiscono evitare la zona. Alla fine ci rimettono anche i locali».

Non era però solo questione di ordine pubblico. Gestire un ristorante significava spesso trasformarsi in soccorritori. «Ci capitava spesso di chiamare l’ambulanza perché c’erano ragazzi che si sentivano male. Una volta una ragazza è quasi morta per un coma etilico davanti al locale. La mattina trovavamo vomito, urina, escrementi, immondizia e perfino persone che dormivano sulla pedana del locale. Prima di aprire bisognava pulire tutto». Una situazione che va ben oltre i compiti di un ristoratore e dei suoi collaboratori.

Gli atti di vandalismo ripetuti

A tutto questo si aggiungevano i danni materiali. «Ci hanno rotto la vetrina due volte, ce l’hanno anche rigata con qualcosa di corrosivo». Una situazione che per lo chef finiva per incidere non solo sui costi, ma anche sull’immagine del locale. «Avevamo perfino pensato di mettere dei cartelli per avvisare i clienti di fare attenzione agli scippi, ma sarebbe stato controproducente per l’attività. Quando succede dieci volte, inevitabilmente qualcuno smette di venire».

Ma tra le cause c’è anche il cambiamento della movida. Secondo Massari, alcuni locali hanno costruito il proprio modello su quella clientela, accettando le conseguenze che comporta. Drink e shot serviti a prezzi molto bassi che attirano sempre più clienti. «Ci sono posti che vivono di quello. Il ragazzo che ha venti euro in tasca preferisce spenderli in shot e cocktail piuttosto che mangiare». Una dinamica che ha progressivamente modificato anche il tipo di clientela del quartiere. «Sono disposti a spendere dodici euro per un gin tonic senza battere ciglio, ma sei euro per un bao sembrano troppi. Noi abbiamo sempre cercato di fare qualità, ma ci serviva un posto dove poter fare ristorazione vera».

«Qui lavoriamo con tanti residenti, ma anche con turisti che vengono per mangiare. È una situazione completamente diversa», aggiunge raccontando la nuova avventura di San Giovanni. Massari, però, ci tiene a distinguere piazza Trilussa dal resto del quartiere. «Trastevere è bellissima. Se tornasse a essere una zona tranquilla sarebbe uno dei posti migliori dove fare ristorazione. Ma la somma di tutti questi problemi spinge gli imprenditori ad andare altrove al momento».

Per lo chef, l’aggressione al sommelier è quindi il segnale più grave di un problema che, secondo la sua esperienza, chi lavora ogni sera in quella parte di Trastevere conosce da tempo.

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