Una giornata al mare costa sempre di più. Non è solo una sensazione: tra ombrellone, lettini, pranzo e piccoli extra, andare in spiaggia è diventato una delle spese che pesa di più sul bilancio delle vacanze estive. E gli aumenti, quest’anno, corrono molto più velocemente del resto del turismo.
Caldo record, benzina alle stelle. Mancava solo il caro ombrellone per completare il quadro di un’estate che agli italiani chiede sacrifici ovunque si guardi. Secondo quanto rilevato dal Codacons, i listini delle spiagge attrezzate sono saliti del 12,9% su base annua, un balzo che da solo basta a far capire perché andare allo stabilimento possa diventare una delle voci più salate della bella stagione. Nel resto del comparto vacanze il rincaro non trova eguali: nello stesso periodo i viaggi tutto compreso salgono del 3,4%, i villaggi vacanza del 3%, ristoranti e bar del 3,2%. I lidi, invece, corrono a un ritmo quattro volte superiore rispetto al resto del turismo, in un contesto in cui continuano a pesare l’impennata delle tariffe energetiche e quella dei carburanti. Ma, euro alla mano, perché costa di più andare al mare quest’anno?
A rispondere è il monitoraggio dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, realizzato insieme alla Fondazione Isscon, che ogni anno passa al setaccio i listini degli stabilimenti da nord a sud. In cima alla lista dei rincari c’è l’abbonamento giornaliero, che sale da 35,74 a 37,35 euro, un +4% che lo rende la voce più cara dell’intero rilevazione. Poco più indietro, tutti appaiati a un +3%, ci sono gli abbonamenti mensili e stagionali insieme alla sdraio, tornata di gran moda quest’estate. A resistere è solo il noleggio di pedalò, sup e canoe fermo a un +2%, l’unica voce praticamente stabile.

E per chi non si accontenta del pacchetto base, il conto sale ancora. L’ombrellone maxi passa da 28,50 a 29,50 euro, il massaggio in spiaggia da 25,60 a 26,90 euro e l’idromassaggio da 14,90 a 15,50 euro. Pochi centesimi su piccoli lussi che, sommati, pesano più di quanto sembri. È però al bar dello stabilimento che si consuma il vero salasso. Il sovrapprezzo di acqua, tramezzini e piatti da ristorante può toccare tra il 40% e il 45% rispetto ai locali fuori dal lido, complice in alcuni casi il divieto di introdurre cibo portato da casa.
Quanto alle mete più care per andare al mare, la mappa disegnata da Altroconsumo, che ha passato al setaccio 222 stabilimenti in dieci località turistiche per la prima settimana di agosto, restituisce un Paese a più velocità, dove il prezzo dell’ombrellone dipende tanto dal codice postale quanto dalla fila in cui lo si pianta. Sul podio dei prezzi svetta Alassio, incontrastata regina del caro-ombrellone: 368 euro per una settimana di prima fila, che scendono comunque a 340 se si guarda alla media delle prime quattro file. Poco più in basso, Gallipoli si ferma a 324 euro e Alghero a 274 euro. Chi invece cerca sollievo per il portafoglio deve puntare a nord-est: a Lignano bastano 164 euro a settimana, mentre a Rimini e Senigallia si riesce a restare persino sotto i 160 euro di media.

Eppure, a segnare il balzo più clamoroso in fatto di aumenti nell’intera indagine sono Taormina e Giardini Naxos, un +16% in appena un anno. Nel resto delle località censite i rincari restano invece più contenuti, tra il 2% e il 7%. Il caso dei comuni siciliani, in particolare, dice qualcosa di più sulla geografia del caro-spiaggia. Guardando allo studio di Federconsumatori, la Sicilia è infatti una delle regioni d’Italia in cui gli aumenti sono meno contenuti per gli stabilimenti balneari, con un’accelerazione del +4,3% dallo scorso anno, seconda solo alla Calabria (+5,2% rispetto al 2025).
Di fronte al caro ombrellone, l’ingegno non manca. La strategia mezza giornata o “happy hour” resta la più gettonata resta, visto che chi si accontenta della spiaggia dopo le 14 o solo al mattino può arrivare a pagare la metà. C’è chi condivide l’abbonamento con altri, prestando l’attrezzatura nelle ore in cui non serve, e chi punta sui pacchetti “all inclusive” compresi di spiaggia, pranzo, aperitivo e sup. Per i più previdenti c’è persino l’assicurazione maltempo: 5 euro in più per rimandare la giornata senza perdere quanto speso, in caso di pioggia. Dall’altra parte, c’è invece chi guarda direttamente alla spiaggia libera, che guadagna terreno anno dopo anno: secondo Altroconsumo, il 37% degli italiani preferisce ancora lo stabilimento attrezzato, ma il 35% ormai sceglie la sabbia gratuita. Un distacco minimo, ma che dice tutto su quanto stia cambiando il concetto stesso di vacanza al mare.
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