«Ci sono immagini che non vorresti vedere. Ogni chicco di grandine racconta la fragilità del nostro lavoro e in pochi minuti può essere cancellato ciò che la terra, il tempo e le persone hanno costruito con mesi di impegno. Fa male. Fa davvero male». Parole di Angela Velenosi che in un post sui social network ha raccontato la brutta nottata trascorsa in provincia di Ascoli Piceno dove si è abbattuta una tempesta di grandine. L’imprenditrice, titolare dell’azienda Velenosi Vini, ha visto gravemente colpiti e danneggiati (nella foto) due dei sette ettari di vigneti a sangiovese e pecorino a Monteprandone, comune distante appena 5 km da San Benedetto del Tronto, dove la grandine ha seminato il panico provocando addirittura 60 feriti.
Una crisi climatica con cui, per l’imprenditrice, occorre convivere. «Con la crisi climatica attuale è ormai divenuto indispensabile attivare una polizza assicurativa contro i rischi della grandine, soprattutto se vuoi fare vini di qualità», ha sottolineato Velenosi, interpellata dal settimanale Trebicchieri del Gambero Rosso. Il problema è legato anche al tessuto imprenditoriale di questa provincia: «Qui si producono soprattutto vini rossi e c’è una produzione sostenuta di vino sfuso. Quindi, la rivendicazione a vino Dop è minore rispetto ad altri areali, la produzione lorda vendibile è bassa e i produttori sono poco propensi ad attivare una polizza».

foto Velenosi Vini
Secondo Velenosi bisogna intervenire a calmierare le tariffe «attraverso gli strumenti pubblici, perché quello delle assicurazioni sul raccolto sarà il nostro futuro. Dobbiamo convivere con questo cambiamento climatico, che è un dato di fatto. L’obiettivo deve essere un incremento delle polizze assicurative, ma che siano calmierate da incentivi da parte del ministero dell’Agricoltura e delle Regioni tramite i fondi Psr, considerando che i premi assicurativi attualmente sono molto alti e incidono ancora troppo sui conti delle imprese».

Il Consorzio Vini Piceni ha annunciato che chiederà alle istituzioni interventi urgenti per le calamità naturali. I danni più gravi si sono registrati, secondo una prima ricognizione dei tecnici, nelle valli tra il fiume Tesino e il fiume Aso, nelle colline attorno a San Benedetto del Tronto e Grottammare. L’ente non quantifica per ora le ripercussioni specifiche su quali siano state le denominazioni più coinvolte.
In ogni caso, proporrà presso le sedi competenti una richiesta specifica per il ristoro dei danni accertati alle imprese dalla grandinata del 21 luglio. L’intenzione è quella di proporre un incentivo per le azioni promozionali sui mercati oppure forme di agevolazione al credito, se non sarà possibile avere un ristoro diretto in denaro. Sempre secondo fonti consortili, non ci dovrebbero essere eccessive ripercussioni sulla vendemmia nel suo complesso.
Tutte le Marche stanno facendo i conti con gli effetti della violentissima grandinata nella notte del 21 luglio che ha interessato diverse province tra Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli, coinvolgendo abitazioni, automobili, campi coltivati e strutture agricole. Il maltempo ha coinvolto anche vigneti e uliveti che sono stati letteralmente bombardati da chicchi di grandine grandi come albicocche. Secondo una prima stima della Coldiretti regionale sono andati distrutti impianti fotovoltaici così come le coperture di molte strutture agricole. Particolarmente delicata l’area del Maceratese, dove la tempesta ghiacciata aveva già colpito anche una settimana prima. Interessate colture di pregio come vigneti e oliveti. In provincia di Macerata, si registrano danni anche a Fabriano e Cerreto d’Esi e ai vigneti di Matelica, terra del Verdicchio, e di Serrapetrona, areale della celebre Vernaccia nera.

Grandine nelle Marche – foto Coldiretti Marche
L’Istituto marchigiano tutela vini (Imt) ha rilevato danni nella zona del Conero in maniera circoscritta, così come nel Maceratese, ma non devastanti. Nello specifico, i territori di Ancona e di Osimo risultano più interessati. Qui, nei casi più gravi, i danni da grandine arrivano al 50% secondo stime dell’Imt. Mentre a Sirolo e a Numana l’impatto della grandine è stato più marginale. Complessivamente, nei vigneti gestiti dai soci dell’Istituto marchigiano tutela vini ha fatto più danni la grandinata del 3 giugno nella zona dei Castelli di Jesi, dove alcune aree hanno perso fino al 70/80 per cento del raccolto. Sono possibili lievi conseguenze sui volumi della vendemmia 2026 che sta per iniziare, in un vigneto che, però, registra un’annata con carichi di uve sostenuti.
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