I vigneti che danno origine al Verdicchio di Matelica si trovano in una valle appenninica chiusa, con un microclima continentale: estati calde, forti escursioni termiche e inverni più rigidi. Queste condizioni incidono profondamente sul carattere del vino. Il Verdicchio di Matelica è più austero, verticale, spesso più minerale rispetto a quello dei Castelli di Jesi. I profumi sono meno esuberanti in gioventù, ma più profondi e complessi con il tempo. L’acidità è ancora più incisiva, e la struttura consente evoluzioni lunghe e affascinanti. Se Jesi parla la lingua della piacevolezza immediata prima e della struttura e della materia con l’evoluzione, Matelica esprime quella della profondità e della riflessione.

«Un vino “scientificamente tipico” lo definisce Roberto Potentini, enologo e membro dell’Accademia della Vite e del Vino – poiché nasce e cresce in un terroir che, unico nella regione Marche, ha escursioni termiche continentali totalmente chiuso com’è al mare Adriatico, ma esposto al sole mediterraneo essendo al 43° parallelo: il freddo porta e conserva il patrimonio acidico, il caldo conferisce zuccheri e sostanza. La prima Doc nata nella regione nel luglio del 1967, tra le prime in Italia. Un rosso vestito di bianco, il vino di Enrico Mattei, viticoltore “metalmezzadro” che si divideva tra i vigneti e il miracolo industriale dell’Eni”».
La vera forza del Verdicchio marchigiano sta nella sua capacità di essere uno specchio fedele del territorio. Non si tratta solo di differenze stilistiche, ma di identità precise che emergono nel bicchiere. Da giovane, il Verdicchio mette in primo piano il vitigno: freschezza, note fruttate, una riconoscibilità immediata. Con il passare degli anni, però, il vino cambia voce. Le caratteristiche varietali si fanno più discrete, lasciando spazio alle sfumature del suolo, del clima, dell’esposizione. È in questa trasformazione che si coglie la grandezza del Verdicchio: un vino che non si limita a essere buono, ma che racconta. Racconta le colline ventilate di Jesi, dove il mare accarezza i filari, e le valli chiuse di Matelica, dove il tempo sembra rallentare e concentrarsi.

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Le migliori interpretazioni possono evolvere per decenni, acquisendo complessità e profondità senza perdere equilibrio. Questa capacità di invecchiamento non è un artificio, ma il risultato naturale di un equilibrio tra acidità, struttura e componente minerale. È ciò che rende il Verdicchio non solo un vino territoriale, ma anche un vino “di tempo”: capace di attraversare le stagioni della vita e di offrire, a ogni fase, una lettura diversa. Il Verdicchio delle Marche è un vino che, come pochi altri in Italia, riesce a essere insieme identitario e mutevole, semplice all’apparenza ma complesso nella sostanza. Ed è proprio in questa tensione tra due mondi, quello marino di Jesi e quello continentale di Matelica, che il Verdicchio trova la sua espressione più autentica: quella di un grande vino capace di raccontare, con precisione e poesia, le Marche nelle sue svariate sfumature.

Le etichette che seguono sono in ordine di annata, partendo dai vini più giovani. Il punteggio è espresso in centesimi.

92/100
Un 2024 fresco, elegante e sottile, caratterizzato da un naso tutto giocato sul frutto croccante (dalla mela Fuji al limone, dalla nespola al melone bianco) a cui si sommano cenni floreali e di erbe aromatiche. La bocca è delineata da una bellissima acidità, non manca una vena sapida che garantiscono beva e un sorso vibrante.

93/100
Davvero delizioso il Torre del Parco 2023, in una forma smagliante, per quanto giovanissimo e capace di offrire molto nel prossimo futuro. Naso di rara complessità, sfaccettato e fragrante, ancora in pieno frutto e con tocco affascinante di note floreali e di mandorla fresca. Convince anche in bocca dove il vino si mostra cangiante nella silhouette, fresco d’acidità e con un bellissimo sapore finale.

92/100
L’annata calda si fa sentire ma ciò non toglie che il vino mantenga la sua piacevolezza e soprattutto il carattere che rende Matelica riconoscibile. I profumi al naso richiamano la mela gialla e l’albicocca, mentre la bocca è cremosa e avvolgente, non manca un fondamentale pizzico di freschezza e un finale sapido ad allungare il sorso.

96/100
Un vero e proprio capolavoro, sia per integrità di frutto (dopo sei anni dalla vendemmia nessun segno di cedimento) sia per complessità e profondità. Favoloso il naso che si divide tra note di mandorla fresca e anice e cenni di mentuccia, foglia di limone e zenzero, ancor più convincente la bocca che a un’acidità balsamica aggiunge un sapore cangiante.

Dopo quasi sette anni questa Riserva ha ancora tanto da dire, sebbene i profumi inizino ad evolversi e, alla parte fruttata e floreale, si somma una terziarizzazione che ricorda la resina, la frutta secca e i fiori di campo. La bocca è ancora vivace, si avverte una leggera morbidezza ma ben contrastata da un filo di acidità e da un velo sapido che si scorge soprattutto nel finale.

Finezza, eleganza e un sorso davvero leggiadro caratterizzano il Senex 2018. I profumi spaziano dalle sensazioni di erbe aromatiche ai cenni balsamici, dalle spezie dolci alle note floreali e di frutto bianco. Freschissimo in bocca ma dall’acidità ben integrata sa anche essere un vino saporito e avvolgente. Finale lungo, pulito, cangiante e dalle chiare note sentite al naso.

97/100
A dieci anni dalla vendemmia la prima cosa che ci comunica il Cambrugiano è la sua incredibile gioventù che si evince dai profumi primari ancora in evidenza e da una bocca pimpante e fresca. Dietro ciò però c’è tanto altro. Un naso meraviglioso per le note di fiori di campo e un sorso dinamico, lungo, pulito con l’acidità a sorreggere un’impalcatura di sapore e finezza.

94/100
Conclusione in grande stile per la batteria dei Matelica con questo 2015 che riesce a unire pienezza e verticalità, eleganza del sorso e un sapore che riesce ad avvolgere bene il palato. Zenzero, mela gialla e un tocco di anice al naso anticipano una bocca sfaccettata, profonda, pulitissima che, specie sul finale fa riemergere la parte fruttata sentita al naso dando un’idea di piena gioventù.
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