Con il caldo estivo cambia anche il modo di bere vino. Si cercano bottiglie fresche, leggere e versatili, capaci di accompagnare un aperitivo, una cena di pesce o un pranzo all’aperto. Tra le scelte più affidabili c’è il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore: uno spumante che continua a distinguersi per eleganza, equilibrio e qualità. Ecco le etichette che ci hanno convinto di più durante gli assaggi della guida Vini d’Italia 2026.
Grazie alla sua freschezza, al perlage fine e alle delicate note di mela verde, agrumi e fiori bianchi e alla moderata gradazione alcolica, questo spumante regala un sorso rinfrescante, ottimo rimedio per le alte temperature dei mesi più caldi dell’anno.
Come è noto, si distingue dal Prosecco DOC perché viene prodotto esclusivamente tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene (in provincia di Treviso), è di qualità superiore e può vantare una storia secolare alle spalle. Il microclima unico, caratterizzato da dolci pendii e correnti fresche, conferisce all’ uva glera (presente come minimo all’85% da disciplinare) un profilo aromatico inconfondibile.

Premesso che dimostra una notevole versatilità negli abbinamenti, adattandosi perfettamente a tutto pasto a partire dall’aperitivo. va detto che, soprattutto nella stagione estiva, sono due le tipologie di Valdobbiadene Prosecco Superiore che vanno per la maggiore. Brut: è la versione più secca e decisa e con spiccati sentori agrumati, caratterizzata da un’acidità vibrante, ideale per accompagnare piatti di pesce, crostacei e verdure di stagione. ostriche e capesante ed Extra Dry: più morbido e fruttato al palato, conserva una grande sapidità che lo rende perfetto per l’aperitivo e per abbinamenti con formaggi freschi o carni bianche. Qui potete cercare le ricette giuste.
Per goderne appieno durante le giornate più calde, va servito freddo, tra i 6° e 8°C, una temperatura inferiore ne penalizzerebbe i profumi, una superiore lo renderebbe meno gradevole. Per apprezzare al meglio gli aromi vi consigliamo di utilizzare un calice a tulipano.

Il nome completo della Docg (dal 2009) è Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. La zona tutelata dalla denominazione si estende sul territorio di 15 comuni, ma a darle il nome sono soltanto due di questi: Conegliano, che è un po’ la capitale culturale del distretto e Valdobbiadene, che rappresenta il cuore produttivo del territorio.
Tra le due cittadine ci sono le colline che ospitano gli 8600 ettari vitati della denominazione, protette dai venti freddi del nord dalle Dolomiti. La loro altitudine va dai 100 ai 500 metri sul livello del mare, ma ciò che rende la zona davvero caratteristica è l’estrema pendenza di alcuni versanti di queste colline, che per essere coltivati con la vite hanno bisogno dei “ciglioni”, una sorta di terrazzamenti che non si servono della pietra come sostegno, ma di terra inerbita. Il paesaggio è spezzettato in un mosaico verde che alterna questi peculiari appezzamenti di vigneto con folti boschi, garanzia di biodiversità. La particolare conformazione morfologica della zona e queste pratiche agricole nei secoli hanno contribuito a disegnare il territorio: nel 2019 le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono state dichiarate Patrimonio Unesco.

La zona, oltre a essere un mosaico di vigne, è anche un mosaico dal punto di vista geologico con suoli molti diversi tra loro. Questa estrema varietà ha creato delle microzone che attualmente sono riconosciute anche dal disciplinare di produzione: le cosiddette Rive, (attualmenbt43 microzone cui bisogna aggiungere Cartizze, un’altra porzione di territorio particolarmente prestigiosa (si estende per ca 110 ettari).
Durante le degustazioni per la guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso dedicate al Veneto, per il comprensorio del Prosecco Superiore, abbiamo trovato spumanti più tesi e agili del solito, dove la finezza e la tensione acida hanno avuto la meglio sulla pienezza e ciò ha permesso alla sapidità di diventare protagonista, caratteristiche che troverete nelle etichette premiate prodotte tutte da aziende storiche della denominazione.

Eccoli qui i Valdobbiadene Prosecco Superiore che vi consigliamo per un aperitivo, un pranzo o una cena tra amici o in famiglia, estremamente piacevoli soprattutto nelle calde giornate estive. Li abbiamo selezionati tra quelli premiati con i Tre Bicchieri sulla guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso tra quelli che costano meno di 20 euro o poco di più.

Conegliano Valdobbiadene Rive di Ogliano Extra Brut 2024 – BiancaVigna
L’ampiezza aromatica caratterizza il Rive di Ogliano ’24, dai profumi raffinati che si concretizzano in un sorso asciutto, sapido e di pregevole finezza. La cantina di Elena e Enrico Moschetta si adagia fra le pieghe collinari della zona di Ogliano, circondata dalle vigne e perfettamente inserita nell’ambiente circostante. Nella sua costruzione nulla è stato lasciato al caso, coniugando le necessità tecnologiche con il rispetto per la delicatezza e la fragilità del territorio. La produzione è ovviamente incentrata sul Conegliano Valdobbiadene, interpretato con uno stile che pone grande attenzione a solidità e armonia gustativa. Dalle parcelle più vocate nelle zone di Ogliano, Soligo e Collalto giungono i vini più convincenti, capaci di associare alla tipica piacevolezza della tipologia l’espressione più autentica del territorio.

Valdobbiadene Brut V. V. 2024 – Ruggeri & C.
La vendemmia 2024 ha conferito profumi tenui e delicati al Vecchie Viti, un Brut a tiratura limitata prodotto con uve raccolte su piante quasi centenarie che mette in luce una dinamica gustativa asciutta, tesa e di grande agilità. Nata nel 1950 per volontà delle famiglie Bisol e Ruggeri, da meno di dieci anni la grande azienda di via Prà Fontana è di proprietà del gruppo Rotkäppchen-Mumm, ma di fatto nulla è cambiato nella gestione tecnica. Fabio Roversi, oggi come allora, gestisce tutta la fase produttiva, dal conferimento delle uve da parte dei tanti viticoltori locali all’imbottigliamento, riservando le migliori partite di uva alle etichette più ambiziose.

Valdobbiadene Rive di Campea Extra Brut 2024 – Bisol1542
Emblematica è la valorizzazione della grande vigna di Campea, un’esposizione di pregio perfettamente recuperata e che fornisce uve di carattere. Proprio da questa ampia e soleggiata vigna giunge il vino più convincente, un Extra Brut ’24 dai profumi soffusi e quasi timidi che però si manifestano nitidi e in continua evoluzione. Il sorso trova armonia e lunghezza nel rapporto fra sapidità e acidità, che conferiscono al vino dinamismo e profondità. L’azienda di via Follo ha sempre rappresentato un punto di riferimento per gli appassionati delle bollicine trevigiane, ma va rimarcato come negli ultimi anni alla qualità organolettica dei vini sia stata affiancata una lettura precisa delle opportunità interpretative che offre un panorama viticolo vario come quello valdobbiadenese.

Uno spumante che ha inventato uno stile, dove la componente aromatica è sussurrata e mai gridata, l’acidità costituisce il nervo della dinamica gustativa senza diventare protagonista, le bollicine accompagnano il sorso con delicatezza e brio. Generalmente il tessuto produttivo di Valdobbiadene vede le aziende spumantizzatrici rifornirsi quasi esclusivamente da viticoltori locali, dedicandosi pressoché totalmente alla trasformazione delle uve senza curarne la parte viticola. Graziano Merotto invece ha sempre avuto un rapporto speciale con la sua terra e l’azienda gestisce direttamente un’ampia piattaforma viticola, situata su alcune delle più belle esposizioni della denominazione.

Valdobbiadene Rive di Farrò Extra Brut Particella 232 2024 – Sorelle Bronca
Il Particella 232 presenta profumi tenui dominati dal frutto bianco che interseca timide suggestioni vegetali e una sottile vena minerale. Il sorso è asciutto, dominato dalla sapidità e dotato di un grande allungo. Ersiliana e Antonella sono fra le interpreti più interessanti della denominazione trevigiana, non solo per la qualità organolettica dei loro vini ma ancor più per la capacità di far risaltare le differenze che suoli, esposizioni e condizioni climatiche conferiscono alle uve a seconda della vigna di provenienza. Rua di Feletto, Farrò e Colbertaldo rappresentano i tre grand cru di una produzione di carattere che non rinuncia mai al profilo di immediatezza e freschezza tipiche della tipologia. In occasione di una vendemmia non facile come la 2024 Farrò rivela tutto il suo valore.

Dalle migliori vigne di San Pietro di Barbozza provengono le uve destinate al Motus Vitae ’23, un calice che mette in luce profumi complessi, dove alle note fruttate si aggiungono le suggestioni di pane raffermo e fiori secchi. Al palato la sapidità sopperisce all’assenza di zucchero e il vino si distende con agilità e tensione. L’avventura dell’azienda comincia ufficialmente più di settant’anni fa, ma il legame fra la famiglia Bortolomiol e la viticoltura di Valdobbiadene vanta radici ben più profonde. Contenuta la piattaforma viticola di proprietà, ma alla produzione contribuisce una fitta trama di viticoltori che gestisce piccoli fazzoletti di terra che si adagiano ora su dolci declivi ora su pendii erti, dove le vigne forniscono le uve per una produzione di assoluto valore.
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