In Sicilia ci sono ulivi che hanno visto passare cinque secoli di storia. Alcuni crescono ancora oggi nella Valle del Belice e continuano a produrre olive destinate a extravergini tra i più premiati d’Italia. Dopo la grave siccità del 2024, l’ultima campagna olearia segna una netta ripresa della produzione e conferma il ruolo dell’isola come una delle grandi capitali italiane dell’olio extravergine di qualità .
A diffonderne la coltivazione su larga scala furono probabilmente i Fenici, ma è con i Greci, tra l’VIII e il VI secolo a.C., che si iniziò a trasformare l’olio in una ricchezza economica, tanto che l’olio siciliano viaggiava già sulle navi dirette verso le altre colonie del Mediterraneo. I Romani ne consolidarono il commercio e, nei secoli successivi, Arabi e Normanni contribuirono a perfezionare tecniche agronomiche e sistemi di irrigazione, favorendo la nascita di oliveti ancora oggi secolari. Nella Valle del Belice, infatti, sopravvivono alberi che superano i cinque secoli di vita. Una qualità del prodotto costruita nei secoli che oggi possiamo apprezzare più che mai grazie a produzioni d’eccellenza e sartoriali come quelle che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare e valutare anche quest’anno per la guida I Migliori Oli d’Italia del Gambero Rosso, realizzata in collaborazione con Banca Monte dei Paschi di Siena, da quest’anno consultabile gratuitamente anche online.
La Sicilia conserva ancora oggi uno dei patrimoni olivicoli più ricchi d’Italia, con decine di cultivar autoctone, molte delle quali diffuse esclusivamente sull’isola. Tra quelle più rappresentative c’è sicuramente la Nocellara che è legata alla Valle del Belice, tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo, ed è l’unica a vantare una doppia Dop sia come oliva da mensa sia per l’olio. La Cerasuola domina la Sicilia occidentale, soprattutto nel Trapanese e nell’Agrigentino, dove dà origine a extravergini intensi e ricchi di polifenoli. La Biancolilla, tra le varietà più antiche dell’isola, è diffusa nelle aree collinari del centro e dell’ovest e da origine a oli dal fruttato leggero. La Tonda Iblea, infine, è l’emblema dei Monti Iblei, tra le province di Ragusa, Siracusa e Catania, celebre per i suoi profumi di pomodoro verde ed erbe aromatiche.

La campagna olearia 2025/2026 in Sicilia segna una netta ripresa dopo un’annata difficile, grazie a condizioni climatiche più favorevoli che hanno permesso un recupero delle produzioni in gran parte dell’isola. Le rese sono aumentate e, soprattutto, si è confermata l’elevata qualità degli extravergini ottenuti dalle principali cultivar siciliane. Non sono mancate però le problematiche legate ai costi di produzione, alla carenza di manodopera e agli effetti del cambiamento climatico, che impongono nuovi investimenti in innovazione e gestione delle risorse idriche. A livello di numeri si è risaliti dalle circa 26mila tonnellate del 2024/25 a oltre 41mila tonnellate dell’ultima raccolta, una delle migliori riprese degli ultimi anni, favorita dal ritorno delle piogge dopo la grave siccità del 2024.
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