Guerre commerciali

I nuovi dazi di Trump riguardano anche il vino italiano. Cosa c'è da sapere sulle nuove tariffe Usa

Le nuove tariffe sono fissate tra il 10% e il 12,5%. Uiv avverte: "Sono migliorative, ma rischiamo che ne arrivino altre dopo le indagini del Governo americano sulle presunte pratiche sleali"

  • 24 Luglio, 2026
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Scaduti i dazi temporanei imposti da febbraio scorso, dopo la bocciatura della Corte suprema degli Stati Uniti a quelli dell’aprile 2025 (con tanto di rimborsi agli importatori danneggiati), il presidente americano Donald Trump ha fatto scattare nuove tariffe, a valere dal 24 luglio, comprese tra 10% e 12,5% sulle importazioni di beni provenienti da sessanta Paesi a livello mondiale. All’interno del gruppo, c’è anche l’Unione europea. E c’è anche il vino. Ma le percentuali sono leggermente migliorative rispetto alle precedenti. Relativamente una buona notizia, dal momento che questi nuovi dazi flat che erano stati annunciati nelle scorse settimane sono «leggermente migliorativi rispetto ai precedenti», evidenzia l’Unione italiana vini che, tuttavia, avverte: «Preoccupano le indagini del governo americano sulla sovraccapacità produttiva che rischiano di generare ulteriori tariffe».

Le preoccupazioni di Uiv

Da un lato, la speranza del sindacato è che questa seconda decisione resti nell’ambito dell’accordo Ue-Usa dello scorso agosto e non superi il tetto del 15 per cento. Ma, da un altro lato, come ha sottolineato il presidente Lamberto Frescobaldi (foto in basso), la preoccupazione è che «il riferimento a queste indagini rischia di alimentare l’incertezza proprio in un momento delicato in cui la svalutazione del dollaro e il calo del potere d’acquisto stanno facendo molto male al vino. Siamo convinti – sottolinea – che di questo il nostro Governo e Bruxelles terranno conto».

Nel dettaglio, lo strumento normativo dei dazi della Casa Bianca è inquadrato nella Section 301 del Trade act del 1974 (che evita a Trump di usare i poteri d’emergenza bocciati dai giudici della Corte suprema), e motivato su una presunta inadeguata lotta al lavoro forzato da parte dei Paesi partner, compresa la Ue. Mentre è in corso un’indagine sulle pratiche sleali dovute alla sovraccapacità produttiva.

Lamberto Frescobaldi, presidente Unione italiana vini

Necessario un sostegno al settore vinicolo

«Dall’istituzione dei dazi – ha ricordato il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti – per il vino italiano ed europeo non è stato possibile stabilizzare le vendite con gli Stati Uniti. Se ci sono dei settori che si sono dimostrati in grado di reagire commercialmente alle tariffe, lo stesso non si può dire per il vino, che è un bene voluttuario e quindi più esposto al risparmio da parte di una domanda già in calo sulle quantità consumate». L’Unione italiana vini ha ribadito la necessità per il vino di un aiuto, cioè di un «budget straordinario per la promozione all’estero a partire proprio dagli Usa».

Corkscrew and bottle of wine on the board

In 14 mesi persi 360 milioni di euro

I dati degli ultimi 14 mesi (fonte Osservatorio Uiv), ovvero dal Liberation day di aprile 2025, dicono che il vino italiano oltreoceano ha perso il 16% in valore, ovvero 360 milioni di euro. A fine 2024, le spedizioni italiane nel primo mercato mondiale del vino (gli Stati Uniti) hanno toccato i 2 miliardi di euro, quasi un quarto del totale delle esportazioni made in Italy. «Lo scorso anno le vendite si sono fermate a 1,76 miliardi di euro – ricorda l’Uiv – e i primi cinque mesi 2026 sono stati i peggiori dal 2017, sia a valore (dato deflazionato) sia a volume». A pagare di più su un trend annuale di -15,5%, sono stati i rossi fermi imbottigliati (-18%) e i bianchi (-17%). Lo spumante ha perso l’11 per cento. In difficoltà, risultano soprattutto le fasce di prezzo fino a 6 euro (quotazioni alla cantina), che rappresentano oltre l’80% della produzione di vino italiano diretta negli Stati Uniti.

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