Stati Uniti

Sentenza storica: la Corte Suprema boccia i dazi di Trump. Ecco cosa succederà ora al vino italiano

Esulta il mondo vitivinicolo per la decisione dei giudici statunitensi, ma ora più che mai si naviga a vista. Serve un nuovo accordo con l'amministrazione statunitense per evitare l'effetto boomerang

  • 20 Febbraio, 2026
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La sentenza che tutti aspettavano è arrivata: la Corte Suprema ha bocciato i dazi di Donald Trump con sei voti a favore e tre contrari. Secondo i giudici il presidente statunitense non può imporre tariffe aggiuntive in base all’International Emergency Powers Act, a cui si era appellato per proclamare il “Liberation Day”.

Ricordiamo che dopo l’annuncio di tariffe al 25% dello scorso aprile, si è passati per una fase di congelamento con tariffe al 10%, per poi arrivare all’entrata in vigore dei dazi al 15% a partire da agosto per tutti i prodotti europei, vini su tutti. Un anno di tira e molla che ha messo a dura prova il settore vitivinicolo, già sotto pressione per un calo dei consumi generalizzato.

La decisione era attesa da settimane e l’orientamento dei giudici (sia quelli progressisti sia quelli conservatori), sin dall’inizio era sembrato contrario alla scelta di Trump di far pagare chi importa beni verso gli Usa in base ad una legge di emergenza del 1977. Lo stesso presidente aveva intuito che per lui tirava una brutta d’aria: «Se la Corte Suprema si pronuncia contro gli Stati Uniti d’America su questa questione di sicurezza nazionale, siamo fregati», aveva dichiarato il mese scorso.

Cosa cambia adesso per il vino italiano

Cosa succederà adesso? Ci saranno i rimborsi tanto temuti dallo stesso Trump? «Considerati i danni arrecati al settore in questi mesi – è il commento del presidente di Unione italiana vini Lamberto Frescobaldi – auspichiamo che la situazione di stallo possa risolversi a breve per non alterare ulteriormente le dinamiche commerciali e monetarie. Si profila, però, una più che probabile reimposizione delle tariffe attraverso vie legali alternative a cui si aggiunge il forte rischio incertezza che tale decisione può determinare nei rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti».

Gli Stati Uniti rappresentano di gran lunga la prima destinazione per i vini italiani con un valore espresso nel 2024 pari a 1,93 miliardi di euro, il 24% del totale export dei prodotti tricolori nel mondo. Una quota che rende il vino tra i settori più esposti del made in Italy ai dazi statunitensi. Secondo l’Osservatorio Uiv, la seconda parte dell’anno si è rivelata complicata per il vino tricolore negli Stati Uniti a causa dei dazi ma anche per una contrazione delle abitudini di consumo in atto da qualche anno. Le proiezioni Uiv sui dati relativi alle esportazioni verso gli Usa prevedono infatti un calo rilevante per le bottiglie tricolori, con una chiusura prevista a tutto il 2025 a -9% e una contrazione pari a circa 177 milioni di euro sull’anno precedente (-225 milioni di euro stimati nel secondo semestre sul pari periodo 2024).

Si teme effetto boomerang

Si naviga a vista, dunque. «I dazi – spiega il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti – si aggiungono a un contesto di mercato Usa già difficile, con i consumi di vino che nel 2025 sono calati (-5%) per il quinto anno consecutivo. Questa sentenza, che condividiamo nel merito, rischia l’effetto boomerang, con una situazione di ulteriore incertezza e un’impasse degli ordini in attesa di un quadro regolamentativo più chiaro da parte dell’Amministrazione americana».

«Una decisione forte da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, che smonta alla base tutto il procedimento giuridico su cui sono stati fondati i dazi del presidente Trump – è il commento del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – Tutto questo genera profonda instabilità, in un momento in cui abbiamo bisogno di certezze e abbiamo iniziato un percorso con i nostri importatori americani. Ritengo e spero che si possa ritrovare velocemente un accordo con il presidente degli Stati Uniti per capire anche quali strumenti potrà utilizzare rispetto alle intese finora definite. Se, al contrario, Trump vorrà togliere i dazi, come era già in passato tra Ue e Usa, ovviamente questo per noi produttori europei sarebbe decisamente auspicabile».

 

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