L’unica certezza, per ora, รจ l’incertezza. Che non fa bene al mercato. A pochi giorni dalla storica sentenza con cui la Corte suprema americana ha bocciato la legittimitร dei dazi alle importazioni imposti dalla scorsa primavera da Donald Trump, bypassando il Congresso e facendo appello ai poteri d’emergenza (l’Ieepa del 1977), il mondo del vino giร pesantemente danneggiato si ritrova nuovamente in alto mare. Perchรฉ dalla breve esultanza per la decisione favorevole dei giudici, arrivata venerdรฌ 20 febbraio, si รจ passati nuovamente a ulteriori provvedimenti economici sulle merci in entrata, basati stavolta su altre norme custodite nei cassetti della legge americana.
La Casa Bianca ha, infatti, incassato e rimediatoย alla sentenza sfavorevole che stoppa i precedenti dazi, appellandosi ad altre facoltร concesse dal Trade Act del 1974, come quelle dell’articolo 122 che consente di imporre dazi al 10% sui valori dei beni importati negli Usa per un massimo di 150 giorni. Il 24 febbraio รจ il giorno in cui ufficialmente รจ entrato in vigore il provvedimento, in scadenza a fine luglio, secondo quanto annunciato dallo stesso governo che lo ha firmato. ยซOccorre proteggere l’interesse nazionale e bilanciare un saldo commerciale con l’estero che sotto l’amministrazione Biden ha raggiunto la cifra negativa di 1,4 trilioni di dollari nel 2024ยป, recita un comunicato dello studio ovale.

Non solo: Trump ha rincarato la dose, ordinando all’Ufficio del rappresentante per il Commercio di indagare (articolo 301) su alcune pratiche commerciali che ostacolerebbero l’economia statunitense. Il che significa che anche da qui potrebbero arrivare ulteriori provvedimenti fiscali. Basti pensare alle sovvenzioni europee all’export, sempre mal digerite dall’altra parte dell’Atlantico.
Secondo la stampa americana, tuttavia, il vino dovrebbe restare fuori da questa specifica partita, nonostante le ripetute e recenti minacce di Trump ai vini francesi. Per la Casa Bianca, il sistema tariffario รจ fondamentale per tenere in equilibrio i conti pubblici. Al punto che lo stesso Trump, nel discorso sullo stato dell’Unione del 25 febbraio, si รจ spinto a dire che gli introiti derivanti dai dazi ยซpotrebbero sostituire, col tempo, l’attuale sistema moderno di tassazioneยป. L’impressione รจ che la Corte suprema, con una decisione che Trump ha definito ยซdeludenteยป, abbia calpestato un formicaio.
ยซSiamo passati dalla padella alla braceยป, osserva Nicola Tinelli, responsabile Ufficio politico di Uiv intervistato dal settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso. ยซQuesto nuovo capitolo รจ ben lungi dal ritenersi concluso: vigono dazi al 10 per centoย – ha rimarcato –ย oltre a quelli precedenti alle tariffe aggiuntive (che per il vino hanno un valore di 2,75% sul valore per litro), nonostante sia atteso l’upgrade al 15%, come annunciato sabato 21 febbraio dall’amministrazione Usaยป.
Quanto aiย dazi al 15% concordati tra Usa e Ue ad agosto 2025, spiega l’Uiv, sembrerebbero ยซnon piรน in vigore dal lato americanoยป, considerata la sentenza della Corte Suprema, mentre ยซdal lato Ue l’accordo firmato dalla presidente Von der Leyen attende ancora lโapprovazione del Parlamento europeo che, visto quanto accaduto a Washington, ha deciso di mettere tutto in stand-by e chiedere certezze al governo Usaยป. Olof Gill, portavoce della Commissione Ue con delega al Commercio, ha invitato gli Usa a rispettare quegli accordi ed evitare che i dazi sui beni Ue superino il massimale concordato del 15 per cento.
Una certezza in questa fase di caos c’รจ: il presidente degli Stati Uniti ยซnon rinuncia ai dazi – sottolinea Tinelli – e questo รจ il suo piano B per ripristinare nell’immediatezza le tariffe aggiuntive. Seguiranno altre mosse per stabilizzare un nuovo regime tariffario, ma รจ troppo presto per azzardare ipotesi. Purtroppo, non รจ mai troppo tardi per far ripiombare nellโincertezza il nostro settore e tutto il made in Italyยป.

In questo scenario, per l’Unione italiana vini, รจ piรน che mai necessario guardare ai mercati alternativi ยซa partire da India e Mercosur, per cui necessitiamo di un’approvazione temporaneaยป, ha ribadito il presidente Lamberto Frescobaldi. Altra arma in mano all’Europa รจ il superamento delle resistenze burocratiche interne, vale a dire ยซl’abbattimento delle barriere non tariffarie anche all’interno dell’Ue, come rilevato dalla Bce, che potrebbe ampiamente compensare i dazi americaniยป.
Se si guarda il quadro dall’interno dei confini statunitensi, la scelta di imporre tariffe globali nell’ormai celebre Liberation day del 2 aprile 2025 non sembra sia stata particolarmente azzeccata. Il trade vitivinicolo americano (fatto di importatori, distributori, rivenditori, ristoranti) da tempo ha lamentato gli effetti negativi del provvedimento su tutta la filiera.
Dopo la sentenza delle Corte Suprema, la Us Wine trade alliance presieduta da Ben Aneff, ha evidenziato che i dazi sui vini Ue danneggiano piรน le imprese locali rispetto a quelle europee. Se รจ vero che ogni dollaro del settore vino inviato verso l’Ue ne produce 4,52 alle imprese americane. Non va dimenticato che buona parte dei materiali usati dall’industria vinicola locale, dai tappi in sughero alle botti e ai serbatori di fermentazione, provengono dall’estero.
La decisione di Trump, inoltre, รจ costata cara al settore vino nazionale e ha provocato il blocco delle importazioni di vino americano proprio da parte del vicino Canada, primo acquirente. Un recente report dell’American association of wine economists (Aawe) dimostra che nel 2025 gli incassi derivanti dai dazi sul vino importato sono stati pari a 492 milioni di dollari Usa, ma questa cifra รจ quasi la stessa di quella persa nello stesso anno dall’export di vino e birra americani: 472 milioni di dollari, il 26% in meno rispetto al 2024, secondo gli ultimi dati Us Census bureau (l’ufficio statistico statunitense). Questo potrebbe essere un motivo per cui il settore vino dovrebbe restare fuori da ulteriori provvedimenti. Ed รจ anche una prova del fatto che il principio dell’America’s first non ha funzionato. Anzi, per alcuni importatori locali la situazione รจ addirittura peggiore rispetto a prima, perchรฉ non si sa quanto e se questi dazi dureranno.

Negli Stati Uniti, il vino italiano ha giร perso oltre 142 milioni di euro di vendite nette, secondo i dati Istat a novembre 2025. E la stima di fine anno sale a 177 mln di euro. Il prezzo lo stanno pagando in gran parte le cantine, come piรน volte denunciato da Unione italiana vini, che hanno scelto di abbassare i prezzi per compensare il dazio al 15%, accollandosi parte dei mancati introiti. Nel turbinio degli annunci della Casa Bianca, il Governo italiano ha convocato nuovamente la task force dazi presso il ministero dell’Affari esteri. Il ministro Antonio Tajani ha prefigurato che si possa ripristinare il regime di tariffe al 15% onnicomprensivo: ยซAlmeno torneremo a una condizione di relativa stabilitร , pur con tutte le difficoltร che essa comportaยป, รจ l’auspicio dell’Uiv, che sottolinea come lo scenario attuale sia estremamente mutevole.
In questi giorni, infine, la parola “rimborso dazi” รจ uno dei Google trend piรน gettonati per il settore vitivinicolo. La sentenza della Corte suprema Usa potrebbe aprire la partita degli indennizzi per quella parte di dazi considerata illegittima dai giudici. Ma i tempi non saranno brevi, ha spiegato la Vos Selections, l’importatore che coi suoi legali ha intentato e vinto, con altri, la causa contro il governo americano.
ยซA oggi – aggiunge Nicola Tinelli – gli unici eventualmente deputati a richiedere il rimborso sono gli importatori americani, che hanno sin qui pagato il dazio. La procedura per una vertenza legale non รจ comunque ancora stata definitaยป. Altri scenari possibili riguardano il provvedimento temporaneo (150 giorni di dazio al 10%) annunciato dalla Casa Bianca, in base all’articolo 122: potrebbe essere reiterato, ma solo con un passaggio in Congresso. Circostanza che non piace a Trump. Inoltre, c’รจ da chiedersi cosa accadrร in caso di ulteriori azioni legali e collettive contro i nuovi provvedimenti. Si presume debbano arrivare sempre ai massimi gradi di giudizio, ovvero alla Corte Suprema che, stavolta, ha impiegato dieci mesi per decidere: un tempo relativamente rapido rispetto alle medie. Ma non รจ affatto detto che sia sempre cosรฌ. Forse si stava meglio quando si stava peggio.
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