Libero scambio

Via libera allo storico accordo tra Europa e India: dimezzate le tariffe sul vino

Dopo lo stop al Mercosur, la presidente Ursula von der Leyen vola a Nuova Delhi per firmare l'intesa: "Abbiamo fatto la storia". E le associazioni vitivinicole esultano

  • 27 Gennaio, 2026
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Con l’intesa commerciale raggiunta con l’India, l’Unione europea guarda a est per espandere i suoi traffici. Rinviata l’intesa finale coi Paesi Mercosur, dopo che l’Europarlamento ha chiamato in causa la Corte di giustizia dell’Ue a cui ha chiesto un parere sul trattato di libero scambio, Ursula von der Leyen, a Nuova Delhi, ha siglato il 27 gennaio uno storico accordo col primo ministro Shri Narendra Modi. «Abbiamo fatto la storia», è il commento della presidente della Commissione dopo la firma. Bruxelles ha scelto così di riprendere in mano un dialogo avviato nel 2007, poi interrotto e ripreso a metà del 2022.

Si tratta di un mercato potenziale da due miliardi di persone, con l’India che rappresenta il nono partner commerciale europeo ma è anche, allo stesso tempo, tradizionalmente ricco di barriere tariffarie in ingresso e caratterizzato da complesse procedure burocratiche per le imprese che intendono esportare.

I settori strategici

Il taglio annuale dei dazi per gli esportatori europei verso l’India ammonterebbe a circa 4 miliardi di euro, secondo stime della stessa Commissione europea. I settori maggiormente interessati che potrebbero avvantaggiarsi dallintesa di libero scambio sono, per l’India, l’industria tessile, l’elettronica e la gioielleria, che dall’altra parte dell’Atlantico stanno soffrendo il dazio al 50% imposto dagli Stati Uniti a partire dall’estate scorsa. Le tensioni con la presidenza Trump, di fatto, hanno indotto Nuova Delhi a cercare alternative. E anche Bruxelles ha trovato punti di interesse strategico. L’Ue, in particolare, sta cercando sbocchi per le automobili, la meccanica, il settore aereo e la chimica. E per il comparto l’agroalimentare.

I vantaggi dell’accordo per il vino

Il tema delle Indicazioni geografiche (Ig), nell’ambito dell’intesa commerciale di libero scambio tra Ue e India, sarà trattato in maniera separata. Mentre per alcuni comparti come vino e liquori, il governo indiano ha preferito accordarsi su dei tagli graduali invece che su riduzioni tariffarie troppo drastiche, dal momento che ci sarebbero rischi eccessivi per la produzione nazionale indiana. In particolare, l’attuale tariffa del 150 per cento sul vino dovrebbe essere dimezzata, secondo l’intesa con l’Ue. Una volta che l’accordo di libero scambio sarà entrato in vigore, i dazi sui vini e sui prodotti vitivinicoli aromatizzati dell’Ue, come spiega il Ceev (il maggiore sindacato vitivinicolo europeo), raggiungeranno, entro sette anni, un dazio definitivo del 30% per i vini con prezzi compresi tra 2,50 e 10 euro a bottiglia e del 20% per i vini con un prezzi superiori a 10 euro a bottiglia. L’Italia tra gennaio e ottobre 2025, secondo dati Istat, ha esportato vino verso l’India un valore complessivo di 2,17 milioni di euro, in aumento del 2,3% sull’anno precedente. Di appena 7,7 milioni di euro è il valore complessivo dell’export di vino europeo verso questo mercato. I dazi sugli spirit dovrebbero passare dall’attuale 150% al 40% mentre sulla birra dall’attuale 110% al 50 per cento. L’intesa commerciale firmata a Nuova Delhi prevede anche la nascita di un gruppo di lavoro sui vini e liquori con l’obiettivo di scambiarsi informazioni e collaborare sulle pratiche enologiche.

Il partenariato Ue-India, secondo Unione italiana vini, è «un’opportunità strategica di lungo termine anche per il vino europeo e italiano, a oggi praticamente inesistente nel Paese più popoloso al mondo». Il presidente Lamberto Frescobaldi parla di possibilità commerciale in un mercato con una classe media in rapida ascesa: «Il vino italiano ha estremo bisogno di politiche commerciali aperte per diversificare maggiormente un raggio di azione ancora limitato, se si considera che il 60% del proprio export è concentrato in soli 5 Paesi. Questo accordo, come quello col Mercosur, per cui auspichiamo l’applicazione provvisoria, è perciò importante e dimostra l’importanza della diplomazia del business».

Gli altri settori: tariffe da 45% a zero per l’olio d’oliva

L’intesa Ue-India prevede riduzioni delle tariffe anche per il comparto dell’olio d’oliva, dall’attuale 45% allo zero per cento in un periodo di cinque anni. Il valore dell’export di quello italiano sfiora i 2 milioni di euro nei dieci mesi del 2025. Per quanto riguarda altri settori dell’agrifood, i dazi sul mercato indiano per zucchero, pollame e carni bovine dovrebbero rimanere invariati. Anche per riso e miele non è prevista alcuna liberalizzazione. In materia di prodotti agricoli trasformati come pane, biscotti, pasta, cioccolato, dolciumi e pet food scenderanno dal 50% a zero.

I nodi più delicati

L’intesa commerciale di libero scambio, ovviamente, andrà sottoposta – come da procedura – alla ratifica del Parlamento europeo. E che, se tutto andrà per il verso giusto, potrebbe entrare in vigore nel giro di un anno, a primavera 2027. Il Ceev, attraverso il segretario Ignacio Sánchez Recarte ricorda che spetterà agli organi decisionali convalidare e ratificare l’accordo il prima possibile, se si vuole aprire finalmente l’India ai vini europei. Non sarà un percorso semplice, anche perché sui prodotti indiani e sulle imprese che spediscono verso l’Europa – l’interscambio 2024/25 è calcolato in 190 miliardi di dollari – pesa l’imposta europea sulle emissioni di carbonio. Inoltre, l’Ue insiste sui temi come proprietà intellettuale, diritti dei lavoratori e sostenibilità ambientale. Argomenti delicati, proprio quelli su cui l’agricoltura europea ha puntato i piedi nel trattato Ue-Mercosur.

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