Mai così male da 25 anni. La Francia, dopo la flessione del 2024, chiude in negativo anche il 2025 raggiungendo i minimi per i volumi di esportazioni di vini e liquori. Il -3 per cento reso noto in concomitanza con la fiera di Wine Paris (9-11 febbraio) dalla Fevs (Federazione degli esportatori di vini e spiriti) porta i quantitativi venduti all’estero a 168 milioni di casse da nove litri. Ovvero il livello più basso dell’attuale secolo. Ma non è andata bene neppure ai valori, scesi di ben 8 punti percentuali a quota 14,3 miliardi di euro, che rappresentano il minimo degli ultimi cinque anni.

Principali responsabili di questa debacle sono gli andamenti su mercati importanti per la Francia come gli Stati Uniti e la Cina, assieme a un rafforzamento dell’euro sul dollaro che non ha portato maggiori guadagni alle casse francesi. L’export verso l’Europa è risultato stabile, intorno a 4 miliardi di euro e con un Regno Unito che ha incrementato i volumi del 3 per cento. Lo Champagne, che pesa per il 35% sul valore dell’export francese, ha incrementato i volumi ma ha perso oltre il 4% a valore, per via del cambio euro/dollaro.
La diminuzione generale ha determinato anche a uno scossone interno, facendo passare il segmento vini e spirit dal secondo al terzo posto tra i settori nazionali più importanti, che vedono nei gradini più alti quello aerospaziale e la cosmetica.

Le notizie peggiori arrivano dagli Stati Uniti, che in un anno perdono il 21%, per complessivi 3 miliardi di euro, con quantitativi che sono sotto i 30 milioni di casse. A pesare sono stati, come per altri fornitori, sia i dazi reali imposti dall’amministrazione Trump, sia la minaccia di tariffe fino al 200%, come ha spiegato il presidente di Fevs conversando con l’agenzia di stampa Reuters. Gabriel Picard ha infatti parlato di vero e proprio declino.
Per quanto riguarda la Cina, i vini e i liquori francesi hanno perso nel corso del 2025 il 20% in valore (767 mln di euro) soprattutto a causa dei dazi antidumping su cognac, armagnac e altri liquori con base vino. In particolare, il cognac ha perso il 24% in valore. E per ricostruire il mercato perduto, secondo la Fevs, occorrerà molto tempo. Secondo il presidente della Fevs per questo 2026 ci si augura una ripresa, ma senza cambiamenti nel contesto internazionale non potrà essere sensibile. E le speranze sono riposte anche negli accordi di libero scambio da parte dell’Unione europea sia con il Mercosur sia con l’India.
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