Nel cuore dei Castelli di Jesi, territorio associato a uno dei più importanti vitigni a bacca bianca italiani, il verdicchio (coltivato anche a Matelica), c’è una cantina che ha scelto di percorrere una strada decisamente fuori dall’ordinario. Fattoria San Lorenzo, azienda vitivinicola guidata da Natalino Crognaletti a Montecarotto (in provincia di Ancona), propone infatti vini fuori dalla denominazione, sono tutti classificati come Marche Igt, compresa l’intera gamma dei suoi Verdicchio che si pongono comunque ai vertici della produzione del grande bianco marchigiano (ogni anno ottiene grandi riconoscimenti anche sulla guida Vini d’Italia del Gambero Rosso), ma del nome del vitigno non c’è traccia sull’etichetta.

Il vino su cui ci concentriamo qui, il Bianco di Gino, stupisce per il rapporto qualità prezzo e infatti lo abbiamo recensito nella guida BereBene 2026 di Gambero Rosso. Ma ha ottenuto anche un riconoscimento internazionale, essendo stato inserito in una selezione realizzata dal giornalista del New York Times Eric Asimov (il principale critico di vini della testata dal 2004), dedicata alle venti etichette mondiali accomunate da un elevato livello qualitativo e da un prezzo inferiore ai 20 dollari. Il vino della cantina marchigiana si è classificato al quattordicesimo posto. «Grazie al New York Times devo dire che molte persone l’hanno notato, mi arrivavano richieste dalla Nuova Zelanda e dal Sudafrica», racconta Crognaletti.

Natalino è una persona diretta e genuina. Non ama i compromessi quando si parla di vino e ha costruito la propria filosofia attorno a una convinzione precisa: il valore di una bottiglia non si costruisce seguendo l’andamento del mercato, ma restando fedeli alla propria identità. L’azienda segue i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica ed è lui stesso a spiegare il proprio approccio e il perché non rientra all’interno della Doc: «Non l’abbiamo deciso noi di non far parte della Doc. Io non lavoro in modo industriale. Mi sento protagonista del territorio e non posso cambiare il metodo di lavoro. Mi adeguo a quello che è il territorio stesso. Se il vino è buono così, mi piace continuare a farlo così. Se non ho bisogno della chiarificazione, perché dovrei farla?».
Crognaletti sottopone i propri vini a lunghi tempi di affinamento: «Cerco di farli uscire sul mercato quando il vino comincia a riflettere la nostra idea di vino». In cantina, infatti, segue pratiche naturali (fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, lunghe soste sulle fecce, nessuna chiarifica o filtrazioni), nel rispetto della propria tradizione familiare e del territorio, attraverso un utilizzo attento di acciaio, cemento e legno dà vita a vini che si esprimono con una personalità ben definita.

Fattoria San Lorenzo nasce da una lunga tradizione familiare legata alla terra. Enrico, il nonno di Natalino Crognaletti, non era soltanto un produttore di vino, ma anche un abile bottaio. Selezionava personalmente le querce da cui ricavare le botti destinate all’affinamento dei suoi vini, unendo così due elementi da sempre legati: il vino e il legno. Un’eredità che ancora oggi viene custodita all’interno della cantina. Il padre Gino, invece, dedicò gran parte della sua vita allo studio e alla selezione dei migliori cloni di verdicchio da impiantare nei vigneti, tramandando alla famiglia un approccio fatto di precisione, pazienza e passione.
«Non sappiamo la data ben precisa: c’è stato un passaggio di generazione e tutti coltivavano la terra. Il vino è stato sempre presente», racconta Crognaletti, a testimonianza di una continuità familiare che affonda le radici in una tradizione agricola mai interrotta.
Natalino Crognaletti è, così, riuscito negli anni a creare un proprio stile e, insieme alla madre, Vera Biondini, gestisce la cantina e i vigneti di proprietà distribuiti tra Montecarotto e i comuni limitrofi di Ostra, Ostra Vetere e Corinaldo. Il primo imbottigliamento firmato da Natalino risale al 1993. Da allora la produzione è arrivata a circa 80mila bottiglie annue, distribuite tra vini bianchi e rossi.

Bianco di Gino 2024
Punteggio: 92/100
Il Bianco di Gino 2024 è il vino che ci ha sorpreso per l’alta qualità rapportata al piccolo prezzo, costa meno di 10 euro in enoteca e negli shop on line e per questo lo abbiamo inserito sulla guida BereBene 2026 di Gambero Rosso. Dedicato alla memoria del padre, è un verdicchio in purezza che racconta perfettamente la mano e la visione di Natalino Crognaletti. Anche nelle etichette più “semplici” il produttore marchigiano riesce a trasmettere profondità e identitàe non fa eccezione il Bianco di Gino, che definire un vino immediato sarebbe riduttivo: è un bianco vivo, dinamico e particolarmente piacevole. Il nome “verdicchio” non compare in etichetta, ma il legame con il vitigno è evidente e conferma Crognaletti come uno dei suoi interpreti più convincenti.

La gamma dei vini è ampia e racconta immediatamente la visione dell’azienda. Il Verdicchio domina la produzione dei bianchi e viene interpretato in diverse sfumature: si passa da etichette più immediate a vini pensati per affrontare lunghi periodi di maturazione.
Le Oche (l’annata 2023 è stata premiata con i Tre Bicchieri 2026), è un Verdicchio tra i più apprezzati, si distingue per il naso intenso con note floreali, fruttate, agrumate e vegetali. Al palato è morbido, equilibrato e persistente. Il San Lorenzo bianco non vede mai il legno ma affina a lungo. Le uve, raccolte a fine ottobre, sostano per almeno dieci anni sui lieviti all’interno di vasche di cemento, per poi riposare ulteriormente in bottiglia. Da qui nasce un vino elegante e profondo, capace di esprimere con grande precisione il carattere del territorio.
Diversa è, invece, la proposta dedicata ai rossi. Il San Lorenzo rosso nasce da un vecchio clone di syrah, mentre il Solleone è un montepulciano in purezza che affina per 36 mesi in grandi botti, 12 mesi in cemento e altri sei mesi in bottiglia. Un approccio che racconta bene il rapporto che questa azienda ha con il tempo: qui non c’è fretta e ogni vino segue il proprio percorso. Tra le etichette trova spazio anche un vino prodotto con il raro vitigno lacrima, anch’esso sottoposto a lunghi affinamenti.
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