ยซAbbandonare il biologico non ritengo sia la giusta strada. Perchรฉ il contrasto ai cambiamenti climatici e il rispetto dell’ambiente sono una prioritร e un obiettivo di tutti gli agricoltoriยป. Parola della presidente di Federbio Maria Grazia Mammuccini che interviene nel dibattito sulla certificazione, dopo i vari casi di ripensamento che il settimanale Tre Bicchieri ha documentato nei numeri scorsi.ย
Oggi il biologico italiano รจ in una fase di transizione. Tra i primi in Europa per numero di aziende e per superfici coltivate, come emerso anche all’ultimo Biofach (2,5 milioni di ettari e una percentuale di Sau superiore al 20%, con 87mila operatori), sta affrontando un momento complicato: dopo una crescita imponente, si รจ entrati in una nuova fase di rallentamento, come dimostra il calo delle superfici vitate in conversione. Segno che non si crescerร piรน come prima. A fare il resto ci pensano i dubbi dei “produttori pentiti”.
Il clima che si respira tra le associazioni lo descrive Federbio, federazione che tra produttori, trasformatori, distributori e mondo dei servizi, rappresenta oltre il 75% del mondo del biologico italiano. La presidenteย Mammuccini, che proviene proprio dal mondo vitivinicolo, confida nel rilancio grazie dall’adozione del Marchio del biologico italiano, che sta per fare il suo esordio sul mercato.

Qualche settimana fa รจ arrivato l’ok al Marchio bio italiano da parte della Conferenza Stato-Regioni. Cosa ci dobbiamo attendere ora?
Si tratta di un passaggio importante. Aspettiamo il parere della Commissione Ue rispetto alla coerenza del marchio bio italiano col regolamento europeo, che prevede l’indicazione dell’origine della materia prima in etichetta con percentuale non sotto il 95%.
Con quali tempi?
Speriamo siano rapidi e ci auguriamo prima dell’estate. Dipenderร dal pronunciamento della Commissione.
Come sarร questo marchio del bio made in Italy?
Non รจ stato ancora reso noto. Affiancherร l’eurofoglia e immagino ci saranno i colori della bandiera italiana.
Che opportunitร darร ai produttori?
Lo scorso anno, al Sana, Nomisma nellโanalisi sui trend di mercato per il bio concludeva che l’unione dell’origine della materia prima italiana con la sostenibilitร del biologico รจ un elemento vincente sia per i consumi interni sia per l’export. Quindi รจ uno dei trend importanti per il futuro, che darร forza alle produzioni. L’obiettivo del marchio italiano รจ questo.
Non sarร facile lavorare in un contesto di inflazione e calo del potere di acquisto, dal momento che il bio si colloca in fasce di prezzo piรน alte.
Il rapporto Bio in cifre 2025 di Ismea dice che i dati sui consumi biologici sono migliori del convenzionale e che il calo dei vini bio รจ meno marcato della media dell’agroalimentare. Detto questo, la filiera bio italiana sta lavorando sul giusto prezzo, a tutela di cittadini e produttori. L’obiettivo รจ aumentare il peso del produttore agricolo. Ci sono catene di famosi punti vendita bio, come la catena NaturaSรฌ, che stanno sperimentando il prezzo trasparente, indicando a scaffale il prezzo pagato all’agricoltore. Non dimentichiamo che negli ultimi dieci anni il valore aggiunto dell’agroalimentare italiano, da dati Nomisma, รจ secondo dopo la Francia. Ma se รจ cresciuto del 13% per l’industria alimentare รจ calato del 9% per l’agricoltura. E questo รจ un problema dell’agricoltura bio e di quella convenzionale.

Nel vitivinicolo, come spiega il calo delle superfici in conversione emerso dai dati Sinab analizzati da Uiv? I trend sembrano suggerire che non si crescerร come negli ultimi 20 anni.
Per i vigneti, tra 2012 e 2022, c’รจ stato un continuo aumento. L’Uiv dice che l’incidenza complessiva del vigneto รจ del 18,9% ma in realtร , tra i vigneti in conversione e quelli giร biologici, secondo Ismea la percentuale รจ del 21 per cento. In Italia, secondo il report Bio in Cifre, sono stati persi 566 ettari (di cui 204 di uva da tavola), risultato di 1.859 ettari persi al Nord, 975 al Centro ma con un +2.269 ettari nel Mezzogiorno. Sostanzialmente nel 2024, con 300 ettari in meno, c’รจ stabilitร .
Vi preoccupa questa tendenza?
Non nascondiamo la preoccupazione. Sono campanelli d’allarme da approfondire, per migliorare la diffusione del biologico a livello nazionale.
Quindi, perchรฉ cosรฌ tante rinunce?
Le rinunce in realtร riguardano in particolare il 2023 anno nel quale, a fronte di un andamento stagionale del tutto anomalo, chi era impreparato si รจ trovato in difficoltร . Ecco perchรฉ รจ importante investire in formazione e innovazione. Federbio, tra le altre cose, ha siglato un protocollo con Agrofarma per sviluppare sostanze per il biocontrollo. Ricordo che negli ultimi dieci anni, a fronte di un calo dell’uso dei pesticidi chimici di circa il 18%, i principi attivi di origine naturale sono aumentati di ben 133%.
Eppure molti ci hanno creduto e ci credono, anche sostenuti negli dai fondi Psr regionali.
In questi anni molte aziende hanno investito nel bio sia per il trend positivo del mercato sia perchรฉ si รจ scelto di valorizzare le Doc attraverso la sostenibilitร del biologico, dando vita anche ai Distretti biologici (dal Franciacorta al Chianti Classico). Ma convertirsi al bio non significa semplicemente sostituire i mezzi tecnici in cantina. Il biologico รจ una visione olistica che passa per fertilitร del suolo, biodiversitร , uso e studio di induttori di resistenza che, assieme a rame e zolfo, consentono di difendere il vigneto in un momento di forti cambiamenti climatici. Naturalmente, per tenere tutto sotto controllo occorre una solida formazione professionale.

|Prezzi alla produzione vini da tavola (euro/ettogrado) – fonte Ismea
Non รจ che col vino bio in Italia ci si รจ allargati troppo ad aree non vocate?
Oggi che il vino รจ in una situazione complessa, bisogna riflettere su quante aree non vocate siano state utilizzate. E anche sulle rese per ettaro, che arrivano a 300 quintali: รจ davvero questo che vogliamo per la viticoltura del futuro? Vogliamo l’uso di prodotti chimici, vogliamo forzare le produzioni e sfruttare eccessivamente i terreni?
Il Veneto รจ un esempio di fuga dal bio verso la produzione integrata con marchio Sqnpi.
Il bio รจ rigoroso nell’approccio ai regolamenti. La lotta integrata, in annate con meteo avverso, concede deroghe sull’uso di determinati prodotti al punto da diventare quasi una viticoltura convenzionale. Dal mio punto di vista, รจ un errore. Dobbiamo invece difendere la fertilitร del suolo, perchรฉ un suolo in salute riesce a contrastare meglio anche gli impatti del clima.
E il tanto discusso uso del rame nel bio?
Ogni prodotto di sintesi chimica distrugge la fertilitร . Noi, invece, usiamo il rame. Certo, dobbiamo ridurlo, ma non รจ un veleno e nella giusta quantitร rafforza le piante.
Insomma, cosa si sente di dire a chi รจ uscito dal biologico certificato?
Capisco la scelta, perchรฉ le difficoltร climatiche in questi ultimi tempi sono state molte per i produttori italiani. E oltre a questo c’รจ una difficoltร burocratica: ormai soprattutto per le piccole aziende l’insieme di norme esistenti e la loro applicazione stanno diventando molto complesse. Questo si sente soprattutto nel vino, dove alla certificazione bio si affiancano i controlli sulle Dop. Perรฒ, penso che di fronte alle difficoltร la scelta giusta non sia tornare indietro ma andare avanti.

Chianti Classico – paesaggio
Come?
Con ricerca, formazione, strategie di comunicazione per spiegare le differenze tra i vari metodi, usando la sostenibilitร del bio come elemento di valorizzazione del territorio, come fanno alcune Doc e i Distretti biologici. Integrando accoglienza, enoturismo, mense bio. Cosรฌ il biologico diventa un punto di forza. Ma voglio aggiungere un’altra cosa a cui tengo.
Prego.
Se un produttore sceglie di abbandonare il biologico non ritengo sia la giusta strada. Perchรฉ – e lo dico senza puntare il dito contro qualcuno – il contrasto ai cambiamenti climatici รจ una prioritร e un obiettivo di tutti gli agricoltori.
Guardando al futuro, ci vorrebbe forse un po’ piรน di promozione?
Quando il marchio biologico italiano sarร sul mercato, riteniamo debba essere accompagnato da una grande campagna di comunicazione istituzionale verso i cittadini italiani ed esteri, soprattutto nei mercati dove il bio รจ un punto di forza.
Intanto, a livello europeo, i consumi bio sono in aumento, secondo gli ultimi dati del Biofach.
Per la prima volta nel 2024, la percentuale di crescita dei consumi ha superato quella delle superfici coltivate a bio. L’incremento delle vendite di bio deve perรฒ andare di pari passo con un aumento delle produzioni. Per questo non bisogna rallentare gli obiettivi del Green Deal: le strategie comunitarie a sostegno dello sviluppo agroecologico sono la chiave per far crescere il settore. Il paradosso รจ evidente: mentre i cittadini scelgono la sostenibilitร , Bruxelles frena.
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