Dopo 20 anni di crescita, la viticoltura biologica sembra in declino:ย come evidenziano le elaborazioni Uiv su dati Ismea-Sinab, i vigneti in conversione scendono dellโ8%. Il primo a lanciare lโallarme รจ stato Anselmo Guerrieri Gonzaga, titolare della storica Tenuta San Leonardo. Ma la crisi tocca anche cantine piรน piccole e piรน giovani: tra queste cโรจ, per esempio, VentiVenti, azienda modenese specializzata nella produzione di spumanti metodo classico nelle terre del Lambrusco. Fondata dalla famigliaย Razzaboniย e guidata oggi dai tre fratelliย Riccardo, Andrea e Tommaso, tutti tra i 20 e i 30 anni, Ventiventi รจ un progetto generazionale che unisce tradizione agricola, visione imprenditoriale e desiderio di innovare il vino emiliano. Il nome non รจ casuale: lโanno 2020 segna lโinizio della piena operativitร della cantina. Del ripensamento sul metodo biologico abbiamo parlato con Andrea Razzaboni, contitolare dellโazienda ed enologo della cantina.
Quando e perchรฉ avete cominciato a lavorare in regime biologico?
Fin dal giorno zero della nostra attivitร siamo partiti dal biologico: basti pensare che il primo impianto รจ del 2016 e che giร nel 2019 eravamo certificati bio. In tanti lo avevano sconsigliato, ma noi volevamo farci unโidea diretta perchรฉ fin da allora il nostro obiettivo era cercare di fare il meglio per evitare prodotti di sintesi, garantire la conservazione del terreno e avere un impatto di sostenibilitร .

A seguito delย 30%ย in meno annuo di produzione nelle ultime tre vendemmie, Anselmo Guerrieri Gonzaga, patron di Tenuta San Leonardo, ha scelto di rinunciare al biologico.ย Anche voi siete stati costretti a cambiare strada?
Sรฌ. Nel nostro territorio non abbiamo dovuto affrontare soltanto la perdita di uva, ma una sfida ben piรน importante: la flavescenza dorata. ร una malattia epidemica per la quale non cโรจ cura: porta alla morte del ceppo e dunque va tagliata la pianta. Nellโarco di nove anni, il nostro impianto di lambrusco di Sorbara ha registrato la perdita del 28% di piante: un calo drastico, una perdita che non risani. Cโรจ un problema di mantenimento del vigneto che va al di lร della produzione in sรฉ. Un vigneto deve durare: perderne il 28% a distanza di nove anni dallโimpianto fa venire la pelle dโoca. Ma ci sono anche altri aspetti che ci hanno portato a rinunciare al biologicoโฆ
Quali?
In unโannata difficile ma โumanaโ riesci a portare dentro una materia prima di qualitร . Ma ci sono annate in cui il clima va a scapito anche della qualitร dellโuva. E allora ti chiedi: metto in primo piano gli ideali di sostenibilitร o la qualitร dellโuva? I nostri vigneti sono in un territorio umido: per ottenere uve sane usiamo dei trattamenti di copertura a base di rame e zolfo. La macchina a recupero circonda i filari ed evita la deriva di prodotto che cosรฌ non si deposita sulla pianta, ma il rame รจ un metallo pesante e devi evitare di accumularlo di anno in anno nel terreno. In certe annate impegnative – che nel tempo si stanno moltiplicando – sei costretto a fare 22-24 trattamenti: cosรฌ sono troppi, non so se questo รจ un approccio sostenibile.

Quali uve e vitigni si sono rivelati piรน sensibili?
La flavescenza dorata si trasmette tramite un insetto: la maggiore sensibilitร della pianta dipende dalla sua appetibilitร per lโinsetto. Non ci sono dati scientifici, ma per noi il danno principale riguarda il lambrusco di Sorbara e lo chardonnay. Salamino, pignoletto e lancellotta registrano perdite inferiori pari allโ8-10%. La peronospora invece รจ una malattia fungina che attacca il grappolo provocando muffe e marciume e cambia a secondo dei vitigni: la sensibilitร varia in funzione del grappolo. Nella nostra zona soffrono, sia in termini di produzione che di qualitร , soprattutto quelli con grappolo compatto: pinot bianco e salamino di santacroce. Il lambrusco di Sorbara ha il grappolo spargolo: subisce un danno quantitativo di produzione ma non di qualitร .
Quali sono i limiti tecnici del biologico?
I trattamenti di copertura si fanno in previsione del meteo e devi sempre anticipare. A volte arriva la pioggia allโimprovviso e non puoi piรน intervenire. In altri casi, รจ prevista pioggia tutti giorni, ma se poi piove di meno tu hai comunque dovuto fare i trattamenti in anticipo. Insomma, con la lotta integrata (la certificazione Sqnpi, con il simbolo dell’ape; ndr) puoi uscire su necessitร , con la gestione bio devi uscire quasi sempre. Con la lotta integrata stimiamo che, nei prossimi anni, la perdita del 28% potrebbe ridursi al 10%.

Voi siete specializzati sul metodo classico. Ciรฒ significa che la vendemmia รจ un poโ anticipata? Questo aspetto influisce sul genere di trattamenti?
Fino al 2022 facevano solo metodo classico: tutta la raccolta era anticipata e questo ci ha aiutato. Nel 2022 abbiamo aggiunto un rifermentato in bottiglia e un metodo Martinotti. Cosรฌ quando abbiamo puntato a piรน frutto e maturitร ci siamo resi conto delle problematiche cui andavamo incontro: la maggior parte del danno si abbatte sul grappolo maturo. Abbiamo fatto un percorso di conoscenza.
Dice Guerrieri Gonzaga che “in alcune aree il biologico non รจ piรน sostenibile”. ร cosรฌ anche in Emilia?
Non possiamo generalizzare per tutta lโEmilia, ma qui in pianura, dove si producono lambrusco di Sorbara e salamino di Santacroce, non รจ piรน sostenibile.
Che cosa cambia adesso per voi con la lotta integrata?
Avremo una conduzione sostenibile in cui sono concessi un numero limitato di trattamenti sistemici che lavorano sulla pianta nel corso dellโanno quando emerge un problema. Con il biologico hai solo la prevenzione: resta valido nelle annate ideali o positive. Come VentiVenti ci riserviamo la possibilitร di intervenire con prodotti sistemici nelle annate piรน difficili. Vale anche per il corpo umano: quando stai bene non prendi niente, ma se stai male prendi la tachipirina.

A breve in Francia, circa venti prodotti fungicidi a base di rame perderanno lโautorizzazione alla commercializzazione, riducendo drasticamente il ventaglio di strumenti a disposizione dei produttori bio. Cโรจ il rischio di non controllare piรน le muffe e di una riduzione sensibile delle certificazioni. E se succedesse in Italia?
Se vai a ridurre ulteriormente i prodotti utilizzabili la gestione bio diventa sempre piรน difficile. Visto che giร a livello economico e commerciale non vedo grandi riconoscimenti, una soluzione simile rischia di allontanare i produttori. Ricorderei che nella nostra zona al biologico non รจ mai stato riconosciuto un grande valore aggiunto e che i grandi produttori che hanno fatto fortuna nel mondo non sono certificati biologici.
Per Guerrieri Gonzaga la rinuncia al biologico non รจ un addio ma solo unย arrivederci. ร cosรฌ anche per voi?
Sono totalmente dโaccordo. Stiamo passando alla lotta integrata, ma nel metodo classico resteremo certificati in biologico fino allโannata 2024. Sarebbe interessante valutare nei vari territori la possibilitร di deroghe a seconda del clima. Il biologico come gestione da noi potrebbe rimanere senza la certificazione, conservando un approccio analogo alla certificazione tranne che nelle annate impegnative.
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