Sui terrazzamenti e ripide pendenze sul mare, che dominano il paesaggio della Liguria, oltre ai vitigni autoctoni a bacca bianca, con vermentino e pigato in testa (la produzione vitivinicola della regione è bianchista al 65%), viene coltivato il rossese, da cui si ottiene l’omonimo vino rosso protagonista della Riviera Ligure di Ponente, che trova la sua massima espressione nel comprensorio di Dolceacqua.

Mediterraneo e speziato, unisce suggestioni marine a un profilo fruttato, agile e gastronomico, che riesce a dialogare con la cucina di mare e di terra ed è un ottimo compagno per le cucine asiatiche e ricette piccanti. Le vigne, spesso a picco sul Mar Ligure, beneficiano di correnti fresche e forti escursioni termiche provenienti dalle Alpi Marittime. Questo conferisce al vino una sapidità marina unita a un profilo floreale molto delicato.
Come dicevamo, il più noto è quello di Dolceacqua da cui prende il nome la Doc Rossese di Dolceacqua, la prima DOC ligure istituita nel 1972, è il re incontrastato dell’estremo Ponente, coltivato nella Val Nervia e nella Val Verbone, nell’entroterra di Imperia, ma è alla base anche del Rossese della Riviera Ligure di Ponente, coinvolgendo le province di Savona e Genova. Vino di buona struttura il Rossese, con profumi che rimandano al sottobosco mediterraneo, da disciplinare prevede l’uso quasi in purezza del vitigno (ammesso solo il 5% di altri vitigni in quello di Dolceacqua e il 10% in quello della Riviera Ligure di Ponente).

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Pare che il vitigno, geneticamente imparentato con il provenzale Tibouren, fu importato nel XIII secolo dalla famiglia genovese dei Doria. In passato veniva chiamato “Roccese”, da “roccia”, con riferimento alla viticoltura eroica praticata su terrazzamenti ed è stato apprezzato da personaggi illustri, come Napoleone Bonaparte, che durante le sue campagne in Italia ne ordinava scorte regolari per la sua mensa.

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Di colore rosso rubino scarico, che tende al granato con l’invecchiamento, ha un profilo olfattivo che spazia dai piccoli frutti rossi ai sentori di macchia mediterranea e spezie. Al palato è scorrevole, con tannini morbidi e vellutati e una caratteristica vena sapida e minerale. In bocca è secco, caldo e armonico, dal finale leggermente ammandorlato, dovuto ai terreni scistosi e marnosi. Viene prodotto nella versione “classica” (più fresca e pronta) e nella versione “Superiore”, che richiede una gradazione alcolica minima più elevata e un affinamento più lungo. Oltre alla versione secca, in alcune microzone si produce il Rossese Passito, un vino dolce e aromatico da meditazione, ottenuto facendo appassire le uve su graticci prima della pigiatura.

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In estate è ideale servito fresco tra i 14 – 15 gradi, temperatura che ne esalta la freschezza e i profumi floreali, tenendo sotto controllo l’alcolicità. Ottimo in abbinamento al pesce azzurro, a pesci grassi come il baccalà in umido, alle tipiche torte di verdura liguri o al coniglio alla ligure e carni bianche in generale.
Nella selezione che segue troverete dei Rossese tutti molto buoni, uno ha anche ottenuto i Tre Bicchieri 2026, ma lo scopo principale è quello di darvi qualche dritta per procurarvi dei vini che rappresentino al meglio la denominazione a un prezzo contenuto. Le etichette proposte, infatti, recensite nelle guide Vini d’Italia e BereBene, costano quasi sempre meno di 20 euro in enoteca e negli shop on line.
I vini sono in ordine di punteggio espresso in centesimi

Massimo Alessandri coltiva vitigni del territorio tra cui spicca il Rossese, rosso per eccellenza della Liguria di Ponente. Il Costa de Vigne ‘23, premiato con i Tre Bicchieri 2026, offre un profilo intenso di frutti rossi che si integrano a note iodate. Un sorso sapido e di grande scorrevolezza con un finale lungo che richiama le percezioni del naso disegna una bocca di grande carattere. L’annata 2024 non è stata facile: la raccolta iniziata nei vigneti più a valle è avvenuta prima delle piogge che hanno provocato una sospensione forzata della vendemmia negli appezzamenti in altura, raccolti poi a grappoli asciutti. Un gioco di equilibri che ha portato, anche grazie alla grande attenzione in cantina, ottimi risultati con vini eleganti e dalla piacevole struttura.

Il rubino intenso del Beragna ‘24 nel bicchiere anticipa una materia ricca e ben definita al palato, Il naso intreccia liquirizia, spezie e frutto scuro, con un profilo profondo ma misurato. In bocca ha corpo, complessità e consistenza, sostenuti da una trama saporita e da un finale lungo, persistente e dall’impronta territoriale, calda e mediterranea. Soldano è un piccolo comune di antiche origini medievali, in alta Valle Crosia, nell’entroterra di Imperia. Qui Maurizio Anfosso coltiva circa tre ettari distribuiti in piccoli appezzamenti, suddivisi nelle più rinomate nomeranze come Beragna e Galeae, in Val Verbone.

L’etichetta è dedicata a Mario Raimondo, detto Barbadirame, artista legato al racconto visivo di Dolceacqua. La ‘23 offre un Rossese asciutto, sincero e schietto: non cerca l’effetto, ma misura e carattere. Il frutto è nitido, il corpo materico, con belle note balsamiche e una trama intensa e saporita. Chiude equilibrato, mediterraneo e fedele al territorio di provenienza. Nuovi appezzamenti presi in affitto e in gestione diretta incrementeranno la produzione e le etichette della cantina. Da Bussana di Sanremo arrivano nuove uve di pigato e di vermentino, ma anche due nuove etichette: una di Granaccia e una di Moscatello di Taggia. A questi, si unisce un nuovo Dolceacqua, le cui uve, gestite direttamente, sono raccolte nella nomeranza Pini di Soldano, a circa 300 metri di altitudine, da piante di circa 50 anni di età.

Quando si parla di Terre Bianche, si fa riferimento a una delle aziende più importanti del territorio del Rossese di Dolceacqua. Nata negli anni Ottanta, si è ampliata rimanendo a una dimensione familiare, senza mai allontanarsi dalla ricerca della qualità. Filippo Rondelli si affianca a Franco Locani nella guida aziendale, lavorando in vigna e programmando nuovi impianti per l’imminente futuro. La gamma dei vini proposti è sempre di livello, a partire dal “base”, quest’anno in versione 2024, un rosso caratterizzato da nitide sensazione di ciliegia, lampone e fragola, appena speziato, dal tannino ben estratto e dalla bocca agile e filante grazie ai golosi ritorni fruttati.

Storica azienda del Ponente ligure, con sede a Chiusavecchia (IM), il progetto familiare ha avuto inizio negli anni ’50, quando Giuseppe Ramoino avviò la vinificazione del vitigno autoctono Pigato grazie all’esperienza del suocero. Ma qui trova spazio, invece, il Dolceaacqua, elegante e appagante, che punta su purezza e leggibilità. ll naso propone frutto rosso maturo, sostenuto da un sorprendente letto erbaceo che ne ravviva il profilo. In bocca è asciutto, sapido, lievemente tannico, con un sorso morbido e avvolgente. Il finale rimane a lungo sul palato con ritorni di frutto e sapide scie minerali.

Il Marneblu ‘23 è un Dolceacqua intenso e territoriale. Il naso apre su mora e ciliegia, con cenni mediterranei e una lieve traccia erbacea. La bocca è intrigante, intensa, ben scandita dal frutto e da una trama saporita. Sono i suoli marnosi da cui proviene che delineano un sorso sapido e slanciato. Il finale è lungo con ritorni di frutto scuro e una scia di erbe aromatiche.

Sempre gestita da Alessandro, pronipote del fondatore, la tenuta è una delle aziende storiche del Dolceacqua che, sulle alture di Soldano, coltiva circa cinque ettari di proprietà, suddivisi in piccoli appezzamenti, alcuni davvero molto difficili da lavorare. Il vitigno principe è ovviamente il rossese, declinato su diverse etichette che provengono da due Cru a Soldano, tra i 250 e i 300 s.l.m. Qui ci concentriamo sul giovane E Prie ’24, un vino nitido, con frutto rosso che si apre a spezie e lievi accenti mediterranei. In bocca è asciutto, e ben disteso, con un finale lungo e nitido.
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