Si capiscono molte cose di una persona osservando come festeggia. La festa organizzata dalla famiglia Cerea per i 60 anni di Da Vittorio ha raccontato il vero patrimonio costruito in questi decenni. Via le autocelebrazioni, hanno scelto di fare quello che sanno fare meglio: mettersi dalla parte dell’ospite. Anche quando la festa era la loro. Più di 1.000 persone hanno raggiunto la collina della Cantalupa, a Brusaporto, trasformata per una sera in una sorta di grande parco dei divertimenti gastronomico. Oltre 40 isole dedicate al cibo, chef, produttori di vino, street food, musica dal vivo, spettacoli, costumi vintage, giochi, fuochi d’artificio e persino il tiro al bersaglio. Alla precisione quasi maniacale dei Cerea non è mai mancato un lato giocoso.
I 60 anni di Da Vittorio sono diventati il compleanno di una grande famiglia allargata fatta di collaboratori, fornitori, clienti, amici e colleghi. E quell’ospitalità che ha pochi eguali nel mondo, la specialità della casa. Un bisogno veniva intercettato qualche secondo prima di trasformarsi in una richiesta. Sono dettagli, certo. Ma nell’alta ristorazione i dettagli sono tutto. Chicco Cerea attraversava gli spazi salutando centinaia di persone e riuscendo ogni volta a dare la sensazione che quell’incontro fosse importante, magari anche senza sapere esattamente chi aveva di fronte. Bobo, all’una di notte, accompagnava ancora personalmente alcuni ospiti con il transfer. Piccole scene che raccontano il dna di una famiglia che ha il dono dell’ospitalità, ristorare il cliente.
In una serata con decine di grandi cuochi e piatti ovunque- straordinaria la millefoglie di pecora di Errico Recanati (ristorante Andreina) – quello che resta è il modo in cui si è condivisa l’esperienza e il percorso. Ed è questo il vero lusso che Da Vittorio offre da sessant’anni: far sentire speciali chi entra in questo mondo: la capacità di leggere il piacere del cliente in anticipo. Una competenza saldamente radicata nei diversi componenti della famiglia e poi trasferita a una struttura che oggi conta oltre 1.000 collaboratori nel mondo. Conta il piatto, certo, ma soprattutto l’esperienza intorno a esso, dare valore alla sua preparazione, il gesto, si tratti di una porchetta o di un pacchero al pomodoro. Far sentire l’ospite parte del tutto, non spettatore, attore. “Quella precisione assoluta verso ogni singolo dettaglio del servizio, quel sorriso di chi non deve dimostrare più nulla eppure continua a trarre godimento dalla felicità altrui”, prendendo spunto dall’ispettore che ha redatto la scheda per la nostra guida 2027.
Tutto comincia il 6 aprile 1966, quando Vittorio e Bruna Cerea aprono il primo Da Vittorio a Bergamo Bassa. Con una scelta contro corrente: puntare sul pesce in una città che allora guardava soprattutto alla cucina di terra. La prima stella Michelin arriva nel 1978, la seconda nel 1996. Nel 2005 il trasferimento sulla collina della Cantalupa, a Brusaporto; nel 2010 la terza stella. Dodici mesi più tardi arrivano anche le Tre Forchette. Intanto il gruppo cresce: St. Moritz, Shanghai, il progetto DaV, la ristorazione esterna, la pasticceria, i prodotti firmati Da Vittorio e le collaborazioni internazionali. E i progetti non sono destinati a fermarsi, anche grazie all’iniezione di capitale fornita dall’ingresso nella compagine azionaria del gruppo Ruffini, quello di Moncler.
Di base resta una caratteristica molto bergamasca: la cultura del lavoro sodo e costante. Il protagonista non è mai chi serve, ma chi si siede a tavola. Il sorriso dell’ospite, prima di tutto.
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