«Se trova solo da Pasquale il cocomero speciale». Recitava così l’insegna di uno degli ultimi cocomerari di Roma, che dal 1971 rallegrava l’estate in Via Portuense. Il cocomero di Pasquale, però, non tornerà quest’estate. Una notizia che ha lasciato un velo di tristezza tra i residenti: «Con grande dispiacere vi comunichiamo che per quest’anno Pasquale non aprirà per la stagione estiva a causa di motivi strettamente familiari» è il messaggio pubblicato su Facebook dalla famiglia Barra.

Più che un’attività stagionale era il simbolo dell’estate romana. Una tappa fissa per i frequentatori del quartiere: comitive di ragazzi, famiglie che nelle calde notti d’estate della Capitale trovavano sempre una fresca fetta d’anguria ad aspettarli, di quel rosso vivo che inevitabilmente macchiava i vestiti, morso dopo morso. «Taja ch’è rosso», lo slogan dei cocomerari notturni che risuonava nel quartiere. D’altronde, dietro quel grande banco potevi trovare anche altro. Il melone, l’ananas, le macedonie, il cocco e i bicchieri di frutta fresca preparati al momento, oltre ai cocomeri interi o a pezzetti.

Davanti al chiosco del cocomero crolla ogni barriera sociale. Attorno a quei tavolini di plastica con le sedie traballanti c’è il ragazzo in motorino che ha appena finito il giro con gli amici, la famiglia del quartiere che non è potuta andare al mare, l’anziano che cerca un po’ di compagnia e i professionisti in camicia che hanno allentato la cravatta. «Non è estate senza Pasquale» si legge tra i commenti dei clienti che sperano ancora in una riapertura (la chiusura, al momento, non sembra definitiva). E hanno ragione, nonostante la tradizione non sia più sentita come un tempo.
Per i romani la tappa ai cocomerari è un rito che resta impresso nella memoria, un’abitudine che sta però lentamente sparendo. Come Pasquale, nel 2022 ha chiuso anche “Er Pistola“, lo storico cocomeraro di Ponte Milvio, il cui proprietario di 76 anni, Dino, dopo una vita al bancone ha ceduto l’attività a un birrificio. E ancora prima era toccato a Casal Bruciato salutare Zeppetto, soprannome che Augusto Proietti si era guadagnato infilando un bastoncino di legno (lo zeppetto, in dialetto romano) in ogni quadratino di anguria per offrirlo ai clienti. Però c’è chi ancora resiste, come Vito er Trasteverino con il suo «cocomero sopraffino» o il chiosco di Cinecittà in via Pelizzi, attività stagionali che difendono a spada tratta la storia e l’identità dei loro quartieri.

La movida romana cambia pelle, ma la sfida di questi artigiani del fresco dimostra che c’è ancora spazio per qualcosa di autentico: una fetta di nostalgia, rigorosamente con le mani appiccicose. E chissà che i tanti messaggi dei residenti, che chiedono a gran voce il ritorno di Pasquale, non riescano a riportare il cocomeraro di Portuense dietro il suo storico banco.
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