Lombardia

"Stop ai nuovi vigneti fino al 2028". La Docg Franciacorta traccia la strada del contenimento

La richiesta del Consorzio alla Regione Lombardia è il segno di una strategia di contenimento e riequilibrio dopo un incremento delle superfici del 25% negli ultimi 7 anni

  • 04 Giugno, 2026
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La richiesta è sul tavolo della Regione Lombardia: fermare i nuovi impianti di Franciacorta Docg dal 2026 al 2028. Un lungo triennio per tenere sotto controllo le produzioni alla luce della complicata congiuntura di mercato e per pianificare il futuro evitando il rischio di sovrapproduzione e svalutazione della denominazione. Il Consorzio di tutela presieduto da Emanuele Rabotti prende una decisione coraggiosa, spiegabile coi dati economici, che replica quanto fatto già fatto nel 2011 sotto la presidenza di Maurizio Zanella, quando per tre anni gli impianti furono bloccati dall’ente di tutela.

Di fatto, il Franciacorta sembra correre ai ripari per anticipare eventuali turbolenze in vista della vendemmia 2026 e di quelle successive, dopo un 2025 caratterizzato da un’altalena di risultati tra mercato interno ed export. La strada è quella suggerita più volte da Unione italiana vini a livello nazionale, in un anno in cui il calo delle vendite di vino non sembra non aver fatto sconti a nessuno, neppure al segmento della spumantistica.

Riequilibrare produzione-vendite

Entrando nel dettaglio, negli ultimi sette anni (dal 2019 al 2025), l’andamento delle superfici del Franciacorta Docg ha registrato un +24,4%, passando da 2.800 ettari a 3.522 ettari del 2025. La produzione di uva rivendicata a Docg, a partire dalla clamorosa grandinata del 2017 che aveva quasi dimezzato i volumi, è stata altalenante tra i 105 e i 70 quintali per ettaro. Tuttavia, il reale potenziale produttivo «desta preoccupazioni» poiché è evidente lo squilibrio tra questo potenziale e le vendite, secondo quanto rilevato dallo stesso Consorzio nel documento tecnico-economico presentato in Regione Lombardia, con cui si chiede lo stop ai nuovi impianti. Nel solo 2025, ad esempio, a fronte di un potenziale di 27 milioni di bottiglie di Franciacorta Docg ne sono state vendute 19,4 milioni, con un divario di oltre 7 milioni di pezzi.

Il bilancio fino al 2028

Divario che rischia di allargarsi nel tempo. Proiettando, infatti, il bilancio produzione-vendite alla fine del 2028, e senza alcun intervento di limitazione dei nuovi impianti, il Consorzio stima un potenziale ben più alto per la Docg: 43 milioni di bottiglie a fronte di vendite di poco superiori ai 20 milioni di pezzi. «La previsione per il 2028 – scrive l’Osservatorio economico del Consorzio Franciacorta – è di avere una capacità di vendita inferiore alla metà delle bottiglie vendibili». Da qui la scelta di un «un intervento riequilibratore, che deve necessariamente partire una da sospensione temporanea del rilascio di nuove autorizzazioni all’impianto».

L’obiettivo è, quindi, contenere il dinamismo della Docg che se, da un lato, ha consentito un rapido e solido successo di tutto il territorio (si ricorda il record del 2021), da un altro lato deve essere «adeguatamente governato». Misure con cui probabilmente presto o tardi anche le altre denominazione dovranno fare i conti.

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