Prime conseguenze concrete e primi tentativi di rimediare al terremoto che l’estate scorsa ha scosso la viticoltura dei Colli Piacentini, con l’influente cantina sociale di Vicobarone pronta a uscire, da gennaio 2026, dalla compagine consortile. Alla luce della mancanza di rappresentatività di fronte al Masaf e della impossibilità di trovare risorse economiche per far sopravvivere l’ente di tutela, il consiglio direttivo presieduto da Marco Profumo (confermato nel 2024) ha dato le dimissioni. L’obiettivo dichiarato è garantire alle aziende vitivinicole l’opportunità di «ripensare alla partecipazione all’ente in un’ottica di valorizzazione collettiva e di rinnovo degli organi di controllo».
In altre parole, dimissioni in gruppo per cercare una nuova unità e per non far morire un Consorzio nato nel lontano 1968, che oggi riunisce 78 cantine che producono Doc e vini importanti: Gutturnio, Barbera, Ortrugo, Malvasia di Candia aromatica.
Senza le cooperative (almeno una) non si andrebbe da nessuna parte. La cantina di Vicobarone (che mesi fa ha annunciato di voler uscire a partire da gennaio 2026) e la cantina di Valtidone (non associata da diversi anni) sono pezzi importanti per garantire la rappresentatività istituzionale. E il tempo è poco. Entro dicembre si devono raccogliere le candidature e preparare le eventuali elezioni. Proprio a metà dicembre è stata annunciata (data da definire) un’assemblea consultiva proprio per capire il futuro del Consorzio dei vini Doc Colli Piacentini. Si dovrà valutare se i produttori intendono ancora fare la strada assieme, pur nella diversità di vedute.

Colli Piacentini – presidente Consorzio Marco Profumo 2024
Nel frattempo, il Cda attuale resterà in carica attiva ad interim, con la responsabilità di portare a temine i piani di sviluppo in corso, compresa la partecipazione alla Fiera dei Vini, in programma a Piacenza Expo il 22 e 24 novembre, e la rendicontazione delle attività svolte in Regione Emilia-Romagna. Il consiglio del Consorzio vini Colli Piacentini, in una nota ufficiale, ha rinnovato «l’appello a tutto il territorio, ai soci e agli operatori del comparto, affinché, attraverso dialogo e collaborazione, si possa individuare una soluzione condivisa e costruttiva all’altezza della storia e del valore del vino piacentino». L’eredità del Cda è sana, come rivendicano i dimissionari: fatta di «bilanci in ordine e trasparenza gestionale», attività di promozione, valorizzazione e partecipazione a progetti territoriali e nazionali.
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