Nuovi progetti

Magna Grecia metodo classico: adesso la Calabria spinge su un brand di bollicine del Sud Italia

Il progetto, che potrebbe diventare anche una denominazione interregionale, è del presidente dell'Enoteca regionale calabrese Gennaro Convertini: "Se prima era una sperimentazione, oggi è un'opportunità concreta"

  • 27 Novembre, 2025
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Non solo rosati. La viticoltura calabrese adesso spinge anche sulle bollicine da vitigni autoctoni. Una nuova vocazione che, però, potrebbe diventare qualcosa di più. A lanciare l’idea di un Metodo Classico Magna Grecia è il presidente dell’Enoteca Regionale della Calabria Gennaro Convertini, ex sommelier Ais («Ho lasciato l’associazione perché il nostro linguaggio aveva alzato troppi steccati. Oggi serve un approccio più semplice al vino») che guarda anche al di là dei confini calabresi.

Gennaro Convertini

Il metodo classico autoctono del Sud Italia

«Quello del metodo classico del Sud è mondo variegato che ha bisogno di una sintesi – racconta al Gambero Rosso – L’idea dell’aggregatore Magna Grecia mi era venuta qualche anno fa, ma allora i tempi non erano maturi. Poi il Covid ha bloccato tutto. Oggi ho ripreso in mano il progetto, a partire da una evento-degustazione di metodo classico meridionale al Merano Wine Festival, ma l’idea è di farne un vero e proprio brand, se non addirittura – in un prossimo futuro – una denominazione interregionale, estesa anche a Sicilia, Puglia, Basilicata e Campania».

I requisiti per rientrare nella categoria? Bollicine metodo classico e da vitigni autoctoni. Nel caso della Calabria sono già una ventina le etichette sul mercato: si punta molto su varietà come greco bianco, aglianico, nerello mascalese, gaglioppo (forse il più utilizzato per le bollicine rosate), mantonico e da ultimo anche pecorello. «Sono convinto – continua Convertini – che accanto alle principali denominazioni di metodo classico del Nord Italia, dalla Franciacorta al Trentodoc, anche il Sud possa dire la sua, sebbene si parli ancora di numeri esigui».

La scommessa sulle bollicine

Come ricorda l’ex sommelier, il primo produttore calabrese di bollicine fu Librandi nel 2013, con due etichette: una da chardonnay e l’altra rosé da gaglioppo. «Oggi, però, le cose stanno cambiando in fretta e si sta investendo molto di più sulla tipologia, anche perché è un modo per rivolgersi ad altri consumatori. Dal punto di vista aziendale, se prima era quasi un gioco o una sperimentazione, oggi è un’opportunità da cogliere. E le cantine sanno bene che l’obiettivo è venderlo».

Se il futuro del Metodo Classico Magna Grecia è ancora tutto da scrivere, di certo la dicitura tornerà spesso nel corso del 2026 all’interno dei tanti eventi vitivinicoli organizzati dalla Regione, in collaborazione con i Consorzi: dal Merano WineFestival di Cirò (dal 6 all’8 giugno 2026) a Vinitaly and the City di Sibari (previsto per fine luglio) mentre ai rosati (su cui i viticoltori stanno puntando tanto) sarà dedicato a fine marzo la Sessione Rosè del Concours Mondial de Bruxelles. A inizio anno, però, l’appuntamento è con un grande evento a Roma rivolto al mondo del trade.

«Il nostro obiettivo è dare continuità a una narrazione solida e coerente con le nostre tradizioni vitivinicole – è il commento dell’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria Gianluca Gallo – Roma rappresenta un punto di partenza strategico ma il nostro impegno guarda anche oltre i confini italiani e trova nei mercati internazionali uno stimolante approdo».

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