La storia, questa volta, non arriva da un archivio polveroso di Atlanta ma da un banco da laboratorio e da YouTube: il canale LabCoatz sostiene di aver “replicato” la Coca-Cola con un lavoro di reverse engineering durato un anno, combinando analisi strumentali e iterazioni sensoriali. Il punto interessante per chi beve (e pensa) vino non è l’ennesimo feticismo della “ricetta segreta”, ma l’ingrediente che – secondo questa ricostruzione – avrebbe rimesso a fuoco la bevibilità del liquido più iconico del pianeta: i tannini da vino.

Ed è qui che la faccenda diventa scomoda. Perché nel mito contemporaneo della bevibilità del vino i tannini sono diventati non il nemico pubblico numero uno ma quasi. Roba vecchia, stantia, da vini che “non scendono”. Nel frattempo abbiamo riscritto il catechismo del sorso: acidità e salinità come nuovi comandamenti, tensione sì, attrito no. Il vino ideale deve essere rapido, filante, indolore. Il tannino? Un qualcosa da nascondere, o magari da correggere.

Peccato che, a quanto pare, senza tannini la Coca-Cola non funzioni. Troppo dolce, piatta, stucchevole. Solo con l’aggiunta di tannini (enologici, per inciso) arriva quella chiusura asciutta che frena lo zucchero, organizza il finale e rende il sorso davvero bevibile, un “freno” polifenolico, quindi, che impedisce al sorso di collassare nella bidimensionalità. Traduzione brutale: la bevibilità non nasce dall’assenza di attrito, ma dal suo controllo.

Qui cade il castello. Per anni abbiamo confuso facilità con piacere, bevibilità con mancanza di struttura, trasformando i tannini nel capro espiatorio perfetto. Ma i tannini non sono una ruvidità fine a sé stessa: sono ingegneria del sorso. Asciugano, sì, ma soprattutto danno forma al finale, riducono la dolcezza percepita, allungano la traiettoria gustativa. Esattamente ciò che chiediamo a un rosso ben fatto, a un macerato intelligente, a certi bianchi che non vogliono essere succo.
Il paradosso è troppo bello per ignorarlo: per rendere bevibile la bevanda più bevuta del mondo, qualcuno ha dovuto ricorrere ai tannini del vino. E no, il mondo non è imploso. Anzi, il sorso ha funzionato meglio.

Forse allora non sono i tannini a essere antipatici. Forse è la nostra idea di bevibilità a essere diventata pigra, fatta di slogan e dogmi ripetuti. Se i tannini stanno bene nella Coca-Cola, magari è il momento di disimparare qualche certezza anche nel vino e tornare a fare l’unica cosa sensata davanti a un bicchiere: giudicare ciò che succede davvero in bocca, non quello che ci hanno insegnato a dire.
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