La mostra

“Tonnellate di piombo disperse”: l’impatto nascosto della caccia (che fa male anche all'uomo)

La mostra “Il veleno dopo lo sparo” al Museo di Storia Naturale di Milano racconta i risvolti negativi del piombo sulla caccia su fauna, ambiente e salute umana

  • 21 Febbraio, 2026
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«Bang». Uno sparo che apparentemente sembra chiudersi nel rumore secco del fucile, ma che in realtà apre una catena di effetti devastanti. Questo è il punto di partenza di “Il veleno dopo lo sparo. Il piombo nella caccia avvelena gli uccelli, l’ambiente e l’uomo”, percorso espositivo ospitato al Museo di Storia Naturale di Milano fino al 1° marzo. Come racconta un recente articolo del Manifesto, la mostra mette in luce i rischi ambientali e sanitari legati all’uso del piombo nelle munizioni da caccia, un problema che coinvolge fauna selvatica, ecosistemi e persino l’uomo.

Il piombo avvelena gli animali

Ogni anno, solo in Europa, vengono disperse circa 14mila tonnellate di piombo attraverso la caccia e l’ingestione provoca l’avvelenamento di circa 2,3 milioni di uccelli. Il metallo, disperso nell’ambiente attraverso pallini e proiettili, contamina suoli, acque e vegetazione, con effetti dannosi e a volte letali sulla salute generale degli animali. «Purtroppo, questi animali, in caso di forte intossicazione, muoiono nel giro di qualche ora», spiega Giorgio Chiozzi, conservatore del Museo di Storia Naturale, al Manifesto. «Ma anche quando sopravvivono, il metallo, che si accumula nelle ossa, è destinato a tornare in circolo poiché esso si sostituisce al calcio delle ossa che viene usato per produrre il guscio delle uova. Nel caso di contaminazione, quindi, il piombo passa al pulcino impedendogli di svilupparsi e portandolo alla morte».

Il piombo è pericoloso anche per gli uomini

Il pericolo, però, non riguarda solo la fauna selvatica. Come sottolinea il Manifesto, la carne di selvaggina contenente piombo può superare i limiti di sicurezza alimentare stabiliti dall’Unione Europea, rappresentando un rischio concreto per l’uomo, in particolare per bambini sotto i sette anni, donne in età fertile e anziani. Il piombo, neurotossina senza soglia di esposizione sicura secondo l’OMS, può provocare danni cardiovascolari, renali, neurologici e riproduttivi. Ma nonostante la sua tossicità ormai consolidata e il divieto di uso nelle zone umide introdotto dal Parlamento Europeo nel 2023, il piombo continua a essere largamente impiegato nelle munizioni da caccia in molti Paesi, Italia compresa. Condotta che ha spinto la Commissione Europea ad avviare una procedura di infrazione contro l’Italia, nello specifico per il mancato rispetto della Direttiva Uccelli e del Regolamento Reach, che mirano a proteggere gli uccelli selvatici e l’ambiente.

Esiste una soluzione

La mostra Il veleno dopo lo sparo è un monito chiaro: l’uso irresponsabile del piombo nella caccia non colpisce solo gli animali, ma compromette la biodiversità, inquina l’ambiente e mette a rischio la salute umana. L’obiettivo non è colpevolizzare la caccia in sé, che fa parte dell’equilibrio naturale da millenni, ma richiamare l’attenzione sulle scelte legislative attuali. Il Ddl 1552, ancora in discussione al Senato e da esaminare entro metà aprile, prevede, infatti, l’estensione della caccia a parchi, aree protette e centri abitati, anche durante periodi cruciali per la riproduzione degli animali. Secondo associazioni ambientaliste come Wwf, Lipu e Lav, si tratta dell’ennesimo tentativo di indebolire la legge nazionale 157/92 sulla tutela della fauna selvatica, mentre l’uso delle munizioni al piombo rimane diffuso e pericoloso. Una possibile soluzione, almeno per questo ultimo punto, è promuovere l’adozione di munizioni atossiche, ad esempio in acciaio, per proteggere insieme ecosistemi e salute pubblica.

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