Il calice è la forma di consumo del vino preferita dai giovani (nei ristoranti di fascia alta la percentuale di avventori che preferisce il calice sale al 31%). Il motivo? È un approccio più “modulabile” e permette di assaggiare vini differenti. Allo stesso modo, raddoppia la domanda di vino no alcol o a basso contenuto alcolico: 4 consumatori su dieci li chiedono nei ristoranti di fascia alta. In testa sempre i più giovani. Sono queste alcune delle principali novità emerse dall’Osservatorio di Federvini in collaborazione con Tradelab presentato a Roma il 10 giugno sul mercato del fuori casa che chiude il 2025 con un valore pari a 102 miliardi di euro.

«La ristorazione indipendente traina il settore con un valore di circa 55 miliardi di euro, in leggera crescita rispetto all’anno precedente. In particolare, cresce la ristorazione di fascia alta», spiega Bruna Boroni, director industry away from house di Tradelab. In generale, il ristorante resta un luogo centrale e irrinunciabile per i consumi di vino, bollicine e spiriti. Il 53% dei frequentatori di ristoranti di fascia alta dichiara, infatti, di consumare “sempre” vino o bollicine. Situazione analoga per la categoria amari e dopo pasto. Ma il rapporto virtuoso è biunivoco. «Anche il vino rappresenta un plus decisivo per vivere un’esperienza positiva ne ristorante: ciò vale per il 67% dei consumatori», dice Boroni. Segnali negativi arrivano però sul fronte della spesa. Tutte le categorie di prodotti alcolici subiscono riduzioni diffuse nei ristoranti di fascia media (-43%), mentre resistono meglio i ristoranti di fascia alta (-14%) dove i consumatori altospendenti non rinunciano al calice di vino.

La ricerca di Tradelab basata su un campione di 1.000 consumatori pesato in base alla distribuzione della popolazione italiana per classe di età e sesso mostra infine segnali di evoluzione nelle preferenze, soprattutto tra le fasce più giovani. Cresce l’interesse verso proposte come vini biologici o naturali (percepiti come interessanti per il 53% dei 18-24enni) e, in misura più selettiva, vini senza alcol o a basso contenuto alcolico.

«Si tratta di tendenze ancora da leggere con equilibrio, che non mettono in discussione la centralità delle categorie tradizionali, ma confermano l’importanza per le imprese di intercettare nuovi linguaggi di consumo e occasioni diverse, anche in chiave generazionale», conclude Bruna Boroni.
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