Hotel da sogno, in uno degli storici edifici della città, l’Orient Express Venezia si appresta a vivere una nuova stagione, complice il lungo lavoro di restauro firmato dall’architetta Aline Asmar d’Amman e un nuovo progetto gastronomico firmato Heinz Beck. Si ingrossa così il parterre dei grandi chef presenti del capoluogo veneto, dove tra caffè e insegne storiche, bacari, ristoranti d’autore, spesso nascosti in giardini segreti, c’è davvero l’imbarazzo della scelta (altro che trappole per turisti!).

Aline Asmar d’Amman
Il tedesco di Roma, che dall’alto di Monte Mario domina il panorama (anche gastronomico) capitolino da oltre 20 anni, è infatti il deus ex machina dell’offerta dell’intera struttura lagunare, di cui cura non solo il main restaurant che porta il suo nome – un fine dining da 20 coperti – ma anche gli altri spazi.

La facciata dell’hotel
Aperto solo la sera, Heinz Beck Venezia occupa l’antica Orangerie del Palazzo, animata dai riflessi di elementi in vetro scolpiti. Qui Beck, per mano dello chef in residence Pasquale Rivetti, declina la sua filosofia in salsa veneta. Se c’è una cosa che Beck ci ha insegnato, in tanti anni, è che bontà e salubrità non sono nemiche giurate, che si può raggiungere una perfetta e raffinata eleganza nei piatti percorrendo la strada della leggerezza e del sapore; che la narrazione del paesaggio alimentare non sia esclusiva della cucina più rustica. Non stupisca allora se in menu le alghe lagunari vanno a braccetto con carote e gamberi rossi: è solo un esempio in una proposta che mixa tecniche contemporanee e una rilettura della tradizione culinaria nostrana.

Un dettaglio degli interni
Oltre al ristorante fine dining, l’Orient Express conta su altri spazi: La Casati è quello in cui si offre un’interpretazione più informale della cucina veneziana, mantenendo la stessa filosofia gastronomica. Aperto a pranzo e cena, il ristorante celebra i sapori locali della città con ingredienti stagionali e ricette della tradizione in un ambiente che richiama l‘immaginario decorativo che ha reso celebre la marchesa Luisa Casati. La stravagante nobildonna – mecenate, collezionista, musa ispiratrice – attraversò con spirito ribelle la società tra ‘800 e ‘900, lasciando dietro di sé un’impronta indelebile nella città. La sua eredità estetica caratterizza il locale che porta il suo nome che in più può contare anche su un grande guardino – circa 300 metri quadrati – uni dei tanti giardini segreti della città. La tipica è proposta da bar d’hotel, con cocktail classici o signature, da accompagnare a una piccola scelta di proposte salate, è affidata al Wagon Bar, che si ispira ai lounge bar delle carrozze originali dell’Orient Express e all’Art Déco, mentre quella che un tempo era sala da ballo dell’edificio è oggi dedicata alla colazione sotto gli scenografici lampadari del XVIII secolo del Salone Vittoria. Per tutti questi spazi c’è la mano o il Beck and Maltese Consulting Team a raccontare una nuova era dell’ospitalità veneziana.
Foto: Jeremy Zaessinger
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