Portare il vino nelle scuole superiori, durante l’ora di educazione civica, per affrontarlo come tema culturale e di responsabilità. È la proposta dell’europarlamentare Dario Nardella, illustrata durante il forum “Vino e Giovani” organizzato da Assoenologi a Firenze il 13 marzo. Non una provocazione, ma un tentativo di risposta a quel «momento di distacco culturale» evocato dal presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, in occasione della presentazione ufficiale del 79° Congresso nazionale Assoenologi, in programma a Conegliano dal 28 al 30 maggio prossimi. Un allontanamento dovuto anche per responsabilità del settore stesso, come ha detto l’enologo, e che impone una riflessione su come raccontare il vino alle nuove generazioni. Non solo consumo, ma anche storia, tradizioni e lavoro.

L’idea è di parlare di vino a scuola non come prodotto alcolico, ma come espressione agricola e culturale, distinguendolo da altre bevande e inserendolo in un discorso più ampio di consapevolezza. Secondo Nardella (ex sindaco di Firenze), affidarsi esclusivamente alla leva normativa rischia di essere controproducente, ma «dobbiamo lavorare sulla consapevolezza e sulla libertà del cittadino consumatore. Nell’ora di educazione civica – ha sottolineato l’eurodeputato – si potrebbe parlare di vino tra responsabilità e cultura, attraverso un accordo tra il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Agricoltura».
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, intervenuto in collegamento, ha ricordato come il vino sia parte integrante del modello economico e sociale italiano, e difenderlo significa tutelare territori e lavoro agricolo. «Dobbiamo consentire ai giovani di entrare nel settore – ha spiegato – rafforzando gli strumenti che permettono loro di investire e avviare nuove imprese». Da qui, la messa a disposizione di 150 milioni di euro di credito per i giovani agricoltori e circa 8mila ettari di terreni agricoli pubblici, tramite il bando Ismea: «Strumenti pensati per favorire l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo agricolo».

Sul tavolo, è stato affrontato anche il problema di come parlare ai giovani. Niccolò Lazzari, enologo e content creator ha, infatti, insistito sull’importanza di usare un linguaggio più semplice e di strumenti giusti, dalla comunicazione digitale al ruolo dei content creator, segnalando la necessità di un cambio di approccio. «Andando incontro ai ragazzi – ha dichiarato – e non pretendendo che siano loro ad avvicinarsi da soli al mondo del vino».
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