Come avvicinare la Generazione Z al mondo del vino? A questa domanda ha provato a rispondere la ricerca Cannonau: il vino giovane, realizzata dal Behavior and brain lab Iulm con il Master in food & wine communication, in collaborazione con Vino Way, Stevie Kim e Assoenologi Sardegna, e il sostegno di Sardegna ricerche. L’obiettivo: comprendere come i giovani tra 18 e 25 anni percepiscono il vino – in particolare il Cannonau – per aiutare le cantine a costruire un dialogo autentico e coinvolgente con questo nuovo pubblico.
L’indagine, presentata a Cagliari il 4 novembre, ha coinvolto 800 giovani italiani (di cui 15% sardi) e ha delineato una generazione curiosa ma poco esperta, che associa il vino ai momenti conviviali: il 67% lo consuma al ristorante e il 62% a casa, più raramente in bar o discoteche. Le preferenze si orientano sui rossi (41%), seguiti da bianchi (38%) e rosati (10,6%). In Sardegna, però, il bianco conquista il primo posto.

Tra i principali driver d’acquisto emergono esperienze pregresse, passaparola e prezzo. La spesa media per bottiglia si colloca tra 10 e 25 euro, con una maggiore propensione all’investimento tra i giovani sardi. Questa fascia di pubblico cerca nuove esperienze sensoriali, etichette accattivanti e storytelling autentici, oltre a forme di consumo più dinamiche come la mixology a base di vino. Le visite in cantina sono tra le esperienze più apprezzate, purché risultino emozionali e partecipative: degustazioni guidate, musica, laboratori esperienziali.

Un’analisi successiva ha indagato il linguaggio digitale delle cantine del Cannonau, evidenziando una comunicazione troppo uniforme. Per emergere serve una unique selling proposition chiara e uno storytelling capace di raccontare persone e scelte, non solo vigneti. Le aziende dovrebbero differenziare i contenuti per target, creando messaggi dedicati alla Gen Z e passando da post statici a video, reel, collaborazioni con influencer e format interattivi, con siti ottimizzati per mobile ed e-commerce integrato.

Nel panel di degustazione condotto a febbraio 2025 con gli studenti del Master Iulm, i Cannonau rossi hanno ottenuto i punteggi più alti per piacevolezza e qualità. Anche la disponibilità a pagare si è confermata tra 10 e 25 euro: i giovani riconoscono la qualità e sono disposti a investire quando percepiscono un valore esperienziale. I vini più apprezzati risultano quelli equilibrati, dal gusto accessibile, capaci di trasmettere identità ed emozione. Con le tecniche di neuromarketing (eye-tracking, elettroencefalografia, analisi della micro-sudorazione e del battito cardiaco) è stato possibile mappare l’attivazione visiva ed emotiva di fronte alle etichette.
I risultati indicano che funziona un design pulito ma narrativo, con naming centrale, simboli evocativi del territorio e buon equilibrio tra leggibilità e ricchezza visiva. Tra gli errori più comuni: scarso contrasto cromatico, eccesso decorativo e assenza di gerarchie visive.
Dalla sintesi dei dati è nato lo “Young wine neuro engagement index”, un modello che misura ciò che rende un vino capace di coinvolgere i giovani: etichetta e packaging (30%), esperienza sensoriale (30%), esperienza in cantina (25%), comunicazione digitale (15%). In sintesi, la Generazione Z sceglie il vino che la emoziona, che racconta una storia e la fa sentire parte di essa. Per le cantine, il futuro passa da qui: autenticità, innovazione e condivisione emozionale.
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