Health warning

"Procedere con gli alert sulle etichette di vino". La Commissione Salute del Parlamento Ue ci riprova

Associazioni vitivinicole in allarme. Unione italiana vini invita gli europarlamentari a correggere la posizione: “Un approccio ideologico e punitivo. Così si ignora il voto di tre anni fa del Parlamento Ue”

  • 09 Aprile, 2026
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A volte ritornano. La Commissione salute del Parlamento europeo, lo scorso 23 marzo, ha pubblicato un nuovo documento che invita la Commissione Ue a presentare “senza ulteriori indugi” proposte legislative sugli health warning in etichetta relative al piano Beca (Europe’s Beating Cancer Plan).

«Impegni legislativi chiave sono stati rinviati – si legge nel testo – la revisione della Direttiva sui prodotti del tabacco e l’obbligo di etichette di avvertimento sanitario sull’alcol, promesse per il 2023, non si sono concretizzate».
Nessun passo in dietro, quindi, come si era sperato dopo il voto in Parlamento di tre anni fa che aveva introdotto la distinzione tra consumo e abuso di vini: gli alert in etichetta restano una priorità del piano Beca. Si aggiungano le fughe in avanti di alcuni Paesi, come l’Irlanda che ha solo rinviato – e non rinunciato – al proposito di inserire gli alert sulle etichette.

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Per Uiv si tratta di un approccio ideologico e punitivo

La nuova richiesta della Commissione salute secondo Unione italiana vini rischia di riaprire un fronte già definito e di penalizzare ingiustamente un settore strategico del Made in Europe. «Colpisce e preoccupa – ha dichiarato il presidente di Uiv Lamberto Frescobaldi – che si torni a mettere in discussione un equilibrio già raggiunto a livello europeo, ignorando deliberatamente sia il voto espresso dal Parlamento europeo solo tre anni fa, sia le indicazioni della Dichiarazione politica delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili. Si tratta di un’impostazione che rischia di alimentare un approccio ideologico e punitivo, anziché fondato su evidenze scientifiche e distinzione tra abuso e consumo responsabile».
Da qui l’invito di Frescobaldi: «Invitiamo i parlamentari europei e la Commissione a correggere con decisione questa impostazione, evitando misure che colpirebbero indiscriminatamente un comparto simbolo dell’economia, della cultura e della sostenibilità europea».

 

 

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