Spirits

Lascia il gin per il vermouth: la storia di Paolo Dalla Mora che ora scommette tutto sul classico torinese

"L'era del gin potrebbe finire". Cosรฌ, dopo aver creato Engine, l'imprenditore friulano ha deciso di investire sul vino aromatizzato con il marchio Strucchi

  • 06 Aprile, 2026
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Profondo retroterra nelle strategie di marketing internazionale e forte esperienza nel mondo della moda e del food. Ruoli di rilievo nella comunicazione presso grandi realtร  internazionali. Capacitร  di miscelare creativitร , cultura del prodotto e storytelling. Promozione di brand distintivi nel movimentato panorama del beverage italiano e internazionale. รˆ il curriculum di Paolo Dalla Mora, imprenditore friulano poliedrico, classe 1977, approdato dopo anni nel mondo degli spirits, prima con Engine, marchio โ€œmotoristicoโ€ del gin italiano, oggi con Strucchi, brand storico del Vermouth di Torino.

ยซDopo la laurea a Bologna, ho fatto una carriera da classico marketer, con lโ€™aggiunta di un master in Publitaliaยป, spiega Dalla Mora. Prima due anni in Sammontana, tra il Friuli e lโ€™Austria, poi il passaggio a Unilever, lavorando tra Roma e Milano e tra Milano e Londra. Quindi le esperienze in Ferrero, McDonalds e Ilva Saronno dove fa il direttore della comunicazione. Una vita da girovago del marketing. Racconta: ยซHo fatto la gavetta. Con Sammontana era gavetta da โ€œmarciapiedeโ€. Unilever รจ stata una super accademia di marketing. Il bello di Ferrero รจ che รจ unโ€™azienda italiana ossessionata dalla ricerca. McDonalds รจ stato cruciale per la parte creativa e per lโ€™ossessione del numeroยป.

Quando nasce la passione per gli spirits?

A Ilva Saronno, azienda vocata per il business allโ€™estero, ho diretto il dipartimento di marketing internazionale: รจ lรฌ che mi innamoro del business del beverage.

Quando รจ cambiata la sua vita?

Mi sposo nel 2013. Due anni dopo arriva il primo bimbo. E dopo altri due anni arriva il secondo. La famiglia risiede a Barbaresco e capisco che non posso stare sempre in giro con 200 voli lโ€™anno. Decido di cambiare: mi metto a fare il consulente per Ilva, Moschino e Unilever. Apro unโ€™osteria a Barbaresco perchรฉ sono figlio di ristoratori e appassionato di cibo e bevande. A Barbaresco, in societร  con lo chef Maurilio Garola, apro unโ€™osteria gourmet che si chiama Campamac, una parola piemontese che signica letteralmente โ€œmettine ancora, dacci dentroโ€. Cucina piemontese tradizionale piรน piatti di carne: sono un grande carnivoro, abituato a cercarla e assaggiarla in tutti i luoghi dove sono stato in trasferta.

E nel 2019 esordisce con Engine, un gin artigianale 100% italiano e biologico, realizzato nel cuore delle Langhe con botaniche italiane e provenienza delle materie prime controllateโ€ฆ

Ho scritto il progetto di un gin perchรฉ, girando tanto, ho colto il fenomeno a livello internazionale. Il gin era la novitร : sarebbe stato bello costruirne uno. Un giorno mia suocera mi fa bere il โ€œsalvia&limoneโ€, un antico digestivo della tradizione piemontese: ยซCaspita, questa รจ la ricetta del gin!ยป, ho realizzato dopo averlo assaggiato. Cosรฌ mi impegno a sviluppare questa ricetta piemontese. Ho potuto affidarmi a un pacchetto di know how molto forte: dopo tanti anni conoscevo distributori e barman a livello mondiale.

Un gin imbottigliato in taniche di latta che evocano quelle dellโ€™olio delle officine: un packaging eccentrico e iconico che stravolge la bottiglia tradizionale. Come nasce lโ€™idea?

Da una grande passione per i motori. Mi sono reso conto che la creativitร  aveva lasciato libero quel mondo e che le cose troppo perfette non arrivano. Cosรฌ ho pensato di sporcare la bottiglia: non cโ€™รจ nulla di piรน sporco dellโ€™olio del motore.

Diversi personaggi influenti si innamorano del prodotto, maโ€ฆ

Restava un prodotto polarizzante. Alcuni bartender non lo volevano per la latta. Poi ci si mette anche il Covid: rilanciamo dopo il lockdown. Non riuscivo ad arrivare in America. Ilva di Saronno si offre di portarlo in America e mi propone di entrare in quota. Accetto: loro prendono una minoranza e da quattro mercati iniziali arriviamo a 25 e poi, addirittura, a 40. Il prodotto funziona.

Che succede a quel punto?

Nel 2023 Ilva mi chiede di vendere. Ho detto โ€œnoโ€ due volte. Alla terza ho detto โ€œsรฌโ€.

Come mai?

Io amo lโ€™innovazione. Su Engine ho fatto quello che dovevo: sono arrivato dove potevo arrivare con le mie forze. E loro hanno fatto unโ€™offerta economica adeguata.

Dopo il successo con Engine, decide di esplorare una categoria storica degli spirits italiani: il Vermouth di Torino. Come nasce il nuovo progetto?

Sono stato sempre un grande โ€œcamparistaโ€. Ho sempre pensato che sarebbe stato bello affiancare al gin un marchio di vermouth e uno di bitter. Ho fatto uno studio con lโ€™aiuto di Fulvio Piccinino, docente di sala e bar, esperto di merceologia e ambasciatore del vermouth all’estero. Ho lโ€™occasione di leggere i manuali di Arnaldo Strucchi, un enologo piemontese visionario dei primi del โ€™900: nel 1907 pubblicรฒ il libro โ€œIl Vermouth di Torinoโ€, un testo tecnico dettagliato che ha gettato le basi per le normative odierne e la nascita del Consorzio del Vermouth di Torino. Di fatto, รจ il padre del Vermouth di Torino.

La sua nuova azienda prende il nome proprio da Strucchi. Che cosa produce questa ispirazione?

Ben tre ricette: un bianco, un rosso e un dry. Prodotti puri secondo lโ€™insegnamento di Arnaldo Strucchi.

Come vede il futuro degli spirits? Meglio il gin o il vermouth?

Il gin ha vissuto un momento di grande successo. Prima era stato il momento della vodka e del rum. Anni fa cโ€™erano pochi brand, poi, con lโ€™esplosione della moda, tutti hanno fatto gin. Ma รจ possibile che lโ€™era del gin possa finire. Oggi la tequila sta dando molte stoccate al gin. Viceversa, il vermouth รจ un prodotto superclassico che ha sempre vissuto come ingrediente e non ha mai vissuto una sua era specifica. Il vermouth non ha mai conosciuto picchi o mode. Oggi in Spagna aprono tante โ€œvermutterieโ€ grazie allโ€™Americano e al Negroni. Ma si puรฒ bere anche liscio con una fetta dโ€™arancia.

Lei ha partecipato alla giornata nazionale del Vermouth di Torino a Torino nel gennaio scorso. Come si sta muovendo oggi il Consorzio? Fa abbastanza per la promozione?

Il Consorzio del Vermouth di Torino รจ spettacolare, รจ ancora molto giovane ma ha una tradizione pazzesca.ย  Il piccolo evento di Torino comincia a mettere delle basi. Poi, certo, si puรฒ fare di piรน. Ma il problema riguarda anche i consorzi del vino: sono impegnati soprattutto per la tutela del prodotto. Per la promozione si devono impegnare soprattutto le aziende: ci stiamo lavorando. Con tanti produttori di Vermouth di Torino siamo stati nella fiera per eccellenza negli Usa, presentando non solo Strucchi, ma tutto il Consorzio: cosรฌ parli di un territorio e di una modalitร  di produzione, fai comunicazione sul made in Italy.

Strucchi x Cassina Cafรฉ a Milano

Che cosa serve per promuovere meglio il prodotto?

Puรฒ sembrare ad alcuni una categoria di spirits un poโ€™ fanรฉ, ma solo noi abbiamo la Vermouth Valley. E poi cโ€™รจ il grande successo popolare delle vermutterie in Spagna che aiutano a renderlo piรน contemporaneo. Anche noi facciamo la nostra parte: a Milano abbiamo aperto lo Strucchi Cafรฉ, un luogo contemporaneo che dialoga con il mondo dellโ€™arte. Prima il Vermouth era considerato un prodotto di scarto: sceglievi i vini che non avevano le caratteristiche giuste e li mettevi in infusione. Adesso abbiamo tanti giovani che bevono di meno, ma cercano di piรน la qualitร . Cosรฌ abbiamo lโ€™opportunitร  di rilanciare un prodotto di punta. La stessa cosa potrei dire con il bitter che Campari ha reso iconico.

A giudicare dalle sue etichette, direi che conta molto pure lโ€™aspetto visivo.

Le nostre etichette sono create dallโ€™artista alessandrino Riccardo Guasco: contengono riferimenti culturali del primo Novecento che arricchiscono lโ€™identitร  del brand. Sรฌ, lโ€™aspetto culturale e artistico รจ cruciale per la promozione del vermouth e del made in Italy. Ma sono contrario a chi fa le tovaglie a quadretti bianche e rosse oggi per arredare una osteria nuova: o le avevi giร , oppure meglio non farle. Oggi il consumatore guarda il prodotto e compra il marketing mix: prodotto, prezzo, promozione. Queste bottiglie vanno sui banchi dei bar e degli hotel: รจ necessario che siano carine. Qui viene fuori anche la mia formazione.

Il brand Strucchi propone anche una dimensione culturale legata al lifestyle e alle collaborazioni nel mondo del design e dellโ€™ospitalitร .

I brand devono avere una loro campagna di attivazione. A me piace il mondo dellโ€™arte e del design. Abbiamo scelto di collaborare con Cassina per il format del nostro bar in centro a Milano. Devi portare il prodotto nelle mani delle persone non solo con la bevuta: devi farle innamorare. Dopo il Salone del mobile, porteremo il vermut in giro per il mondo. Storytelling e comunicazione sono importanti: รจ quello che forse manca al vermut. Dobbiamo essere bravi: ci sono tanti consumatori giovani molto intelligenti e curiosi.

Che cosa vede nel futuro?

Dobbiamo raccontare la nostra storia e i nostri valori con dei canoni piรน contemporanei. Oggi รจ necessario solleticare il mondo del bartending. Il vermoyth รจ un ingrediente principe del Negroni. Ma ha una dignitร  anche al di fuori. Se bevi il nostro bianco dici: ยซCaspita!ยป

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