Si beve meno, si beve meglio, ma soprattutto si investe diversamente. In un mercato del vino che rallenta nei volumi, i vigneti continuano a offrire prospettive interessanti per chi cerca valore nel lungo periodo. Il Wealth Report 2026 di Knight Frank fotografa un fenomeno che nel settore si percepisce già da qualche anno: il vigneto è sempre più un asset concreto e appetibile per gli Hnwi (High Net Worth Individuals: individui con patrimonio netto elevato) e i family office.

«Nonostante le sfide che il settore vitivinicolo sta affrontando la domanda per vigneti particolarmente vocati resta solida», dice Alexander Hall, responsabile del International Vineyards di Knight Frank. Ci sono infatti diversi investitori sempre più orientati verso qualità, «idoneità climatica e resilienza nel lungo periodo» nelle aree dove l’offerta è limitata e il valore è «sostenuto da provenienza e savoir-faire».
In questo contesto, le aree storiche restano solide, ma nel frattempo emergono territori capaci di offrire margini di adattamento maggiori, e quindi prospettive più lunghe. A pesare è soprattutto il fattore climatico. Che non è più una variabile accessoria, ma un criterio di valutazione. Altitudini, esposizioni, disponibilità idrica: elementi che fino a ieri interessavano gli agronomi, oggi sono entrati nei modelli di investimento.
Ogni acquisizione, poi, non è soltanto un investimento agricolo, ma un progetto imprenditoriale articolato, in cui produzione, posizionamento del brand ed enoturismo si integrano. In questo contesto, l’esperienza diventa un fattore determinante: le aziende vitivinicole evolvono in vere e proprie destinazioni, capaci di creare valore attraverso l’ospitalità, la vendita diretta e la costruzione di relazioni durature con il consumatore.

In questo scenario, l’Italia continua a esercitare una forza attrattiva difficilmente replicabile. Denominazioni, reputazione internazionale, il forte legame tra vino, cultura e territorio, concorrono a far percepire i vigneti italiani come asset iconici, capaci di coniugare valore economico e simbolico.
Le operazioni degli ultimi anni lo confermano. Da ultimo I Marchesi Frescobaldi hanno rafforzato la loro presenza sull’Etna, uno dei territori più dinamici e osservati degli ultimi anni. E nella stessa direzione si muovono altri gruppi come Tommasi, con il progetto Ammura in Sicilia e le acquisizioni di Tenuta Eméra e Cantina Moros in Puglia.
Tutto questo avviene con il cambio di passo nella domanda dei consumatori. Più attenzione alla bevibilità, meno tolleranza per gli eccessi, maggiore sensibilità verso sostenibilità e trasparenza. Le nuove generazioni non rifiutano il vino, ma lo vogliono diverso: più diretto, meno codificato. E questo obbliga i produttori a ripensare linguaggi e pratiche, non solo stili. La sostenibilità, in tutto questo, ha smesso di essere un elemento distintivo, ma è diventata una condizione senza la quale, il mercato semplicemente non riconosce valore.
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