Non capita spesso che una denominazione si trovi a festeggiare due anniversari nello stesso anno. Eppure nel 2026 a San Gimignano è andata proprio così. Da un lato i 750 anni dalla prima attestazione documentata della Vernaccia, dall’altra i 60 dal riconoscimento della Doc, la prima in Italia. Il Consorzio ha scelto la quarta edizione di Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest come palcoscenico principale di questa doppia ricorrenza, tra banchi di assaggio con i produttori, masterclass e 850 visitatori tra Piazza della Cisterna e Piazza del Duomo per un totale di 7000 assaggi. Ben più di una semplice degustazione, ma una due giorni costruita su più livelli, dal Salottino Ribelle con Giuseppe Carrus sui temi del wine & food e dell’enoturismo alla finale del Miglior Sommelier della Toscana 2026 che ha visto primeggiare Patrizia Morlacchi.
Nel mezzo, un vino che aveva già qualcosa da raccontare. Il 2025 ha infatti messo alla prova i produttori di Vernaccia di San Gimignano con una grandinata a luglio, piogge importanti a cavallo della vendemmia e temperature primaverili che hanno tenuto le viti in una fase delicata più a lungo del solito. Eppure ha saputo restituire uve sane, con acidità e pH favorevoli e un grado alcolico più contenuto rispetto agli ultimi anni. Numeri alla mano: 3,8 milioni di litri prodotti da 147 aziende, 81 delle quali associate al Consorzio, con un bottiglie immesse sul mercato in crescita rispetto al 2024. Il risultato nel bicchiere è un vino equilibrato e profumato, con una freschezza che le masterclass del festival hanno contribuito a leggere con precisione.

Luca Marchiani, Miglior Sommelier AIS Toscana 2025, ne ha tracciato il profilo domenica, mentre sabato la professoressa Valentina Canuti dell’Università di Firenze aveva già aperto i lavori con un ragionamento sull’evoluzione della denominazione nel tempo, dal carattere più immediato delle versioni giovani fino alle potenzialità della Riserva. Tema ripreso da Valentino Tesi, Miglior Sommelier d’Italia 2019, in una degustazione comparativa che ha messo a confronto diverse interpretazioni del vitigno. Nel mezzo, l’esplorazione della storia e del carattere della Vernaccia di San Gimignano di Alessandra Ticci i con una masterclass ”Bacia, lecca, morde e picca e pugne” che è una citazione da Michelangelo Buonarroti il Giovane con cui descriveva questo vino.

A fare da contrappunto visivo le sculture di Stefano Bombardieri installate in collaborazione con isculpture Art Gallery nei luoghi simbolo del festival: Il Peso del Tempo Sospeso in Piazza Duomo, Omaggio a Colbert in Piazza della Cisterna, Elia e l’Elefante alla Rocca di Montestaffoli. Una presenza tutt’altro che decorativa, che ha dato all’evento una dimensione inaspettata oltre il calice. A chiudere la due giorni la cena di gala firmata dallo chef Nicola Gronchi del Ristorante Romano di Viareggio, una stella Michelin. La degna conclusione di un’edizione che nei giorni precedenti all’apertura al pubblico aveva già visto oltre 70 giornalisti italiani e stranieri animare anteprime, degustazioni tecniche e tour nelle aziende del territorio.
«Vedere addetti ai lavori e appassionati riempire le piazze del centro storico, condividere un calice di Vernaccia di San Gimignano con la stessa curiosità e la stessa passione di chi la produce, è il modo più bello rendere omaggio a questo anniversario», ha dichiarato Manrico Biagini, presidente del Consorzio. «Il 2026 è un anno che non potevamo celebrare a metà». Con oltre 800 presenze e masterclass esaurite, la quarta edizione di Regina Ribelle sembra averlo preso in parola. Un appuntamento per festeggiare sette secoli e mezzo di storia «dove il passato non è nostalgia, ma energia per andare avanti».

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