Con l’inizio dell’estate tornano le serate all’aperto e, dove consentito, i falò sulla spiaggia. Una pratica che in Italia sopravvive solo in poche aree (anche per evitare possibili incendi) o all’interno di strutture autorizzate, ma che continua a evocare un immaginario fatto di racconti, musica e nottate sotto le stelle. C’è poi tutto un patrimonio di preparazioni nate attorno al fuoco: alimenti infilzati su un ramo, lasciati arrostire lentamente o nascosti sotto la cenere. E ogni Paese ha sviluppato le proprie tradizioni. Più che una storia di ingredienti, quella del cibo da falò racconta modi diversi di vivere il fuoco.
Alla base di tutto ci sono due scuole di pensiero differenti. Da una parte quella della brace, tipica della cultura contadina italiana: il cibo viene affidato al calore delle braci e cotto per più tempo tra la cenere del fuoco. Dall’altra quella del bastone, diffusa soprattutto nel Nord Europa e nel Nord America, dove gli ingredienti vengono infilzati e cotti direttamente sulla fiamma.
A differenza degli Stati Uniti, dove il marshmallow è diventato il simbolo stesso delle serate intorno al fuoco, in Italia il cibo da falò è rimasto più spontaneo e meno codificato. Attorno alle braci finiscono soprattutto alimenti semplici e facili da preparare sul momento: pannocchie arrostite, patate avvolte in un cartoccio e lasciate cuocere vicino al fuoco. Talvolta trova spazio anche la frutta, come pesche o mele, lasciata caramellare grazie al calore delle braci. Attorno allo stesso fuoco, però, ogni cultura ha sviluppato tradizioni differenti.

Negli Stati Uniti il falò è parte integrante dell’immaginario collettivo legato al campeggio e alle vacanze all’aria aperta. Cinema e televisione hanno contribuito a trasformarlo in uno dei simboli dell’estate americana, dove la cottura stessa diventa uno spettacolo da condividere.
Nel corso del tempo il semplice marshmallow arrostito si è evoluto nel celebre s’more, preparato racchiudendo la soffice caramella ancora calda tra due biscotti e un quadratino di cioccolato. Tra le preparazioni più popolari nei campeggi statunitensi c’è anche la banana boat: il frutto viene inciso nel senso della lunghezza, riempito con cioccolato, burro d’arachidi, avvolto nella carta stagnola e lasciato vicino alle braci fino a quando il ripieno diventa cremoso. Attorno al fuoco trovano spazio anche hot dog, pannocchie e patate farcite, ma è il gesto di cucinare insieme a rendere il falò un piccolo rito collettivo.

In Germania e in Austria esiste lo stockbrot, un impasto simile a quello del pane che viene arrotolato attorno a un bastone e cotto lentamente sopra il fuoco. Una tradizione diffusa durante escursioni e campeggi, dove la preparazione fa parte dell’esperienza tanto quanto il risultato finale.
Una versione molto simile si trova anche in Norvegia, dove prende il nome di pinnebrød, letteralmente “pane sul bastone”. L’impasto viene modellato direttamente sul ramo e girato lentamente sulle braci fino a ottenere una crosta dorata e croccante.
Anche in Giappone il fuoco è al centro di numerose preparazioni tradizionali. Tra le più caratteristiche c’è l’ayu, un piccolo pesce d’acqua dolce infilzato su lunghi spiedi di bambù e cotto vicino al fuoco in maniera indiretta.
Gli spiedi vengono spesso disposti in modo da riprodurre la forma del pesce mentre nuota, trasformando la cottura in una preparazione dall’importante valore estetico. Accanto ai pesci trovano spazio anche mochi grigliati e patate dolci arrostite, ancora oggi diffuse durante le attività all’aperto.
Non sono soltanto le tecniche di cottura o gli alimenti a rendere speciale il cibo da falò. A fare la differenza è soprattutto il contesto: la preparazione condivisa, l’attesa attorno alle braci, il gesto di cucinare insieme. Per questo una semplice patata al cartoccio, un pezzo di pane cotto sul bastone o un marshmallow arrostito assumono un sapore diverso rispetto a quelli preparati a casa o serviti al ristorante. Più che una questione gastronomica, il cibo da falò resta un’esperienza collettiva, capace di trasformare ingredienti semplici in un piccolo rito da condividere, anche oggi che le occasioni per accendere un falò, almeno in Italia, sono sempre più rare.
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