Gennaro Esposito รจ tra gli chef piรน importanti del nostro paese. Nel suo celebre ristorante La Torre del Saracino, situato a Marina di Seiano, frazione di Vico Equense, il patron delizia gli ospiti con unโelegante cucina di mare e di territorio dal respiro internazionale. Oltre a essere un punto di riferimento dellโalta cucina italiana perรฒ รจ anche un volto noto al grande pubblico. Per anni ha rivestito il ruolo di giudice in diversi talent show, da Junior MasterChef a Cuochi dโItalia, programmi televisivi che gli hanno permesso di acquisire popolaritร e maggiore disinvoltura davanti ai microfoni. Gennaro, in effetti, non รจ certo uno che le manda a dire.
Uno spirito vivace e carismatico che abbiamo deciso di intervistare in occasione di una cena a quattro mani con Riccardo Bacciottini, executive chef del fine dining Oreade dellโhotel Monteverdi Tuscany. Il cuoco campano, raccontando del proprio passato, a partire dal rapporto con Gianfranco Vissani, si รจ espresso apertamente sui principali temi di attualitร , come il caso Noma, lโevoluzione della ristorazione e il successo della pizza dโautore, senza tralasciare i trend della gastronomia e il futuro del settore.

Lo chef Gennaro Esposito @latorredelsaracino
ร stato uno dei due chef protagonisti di questo quattro mani. La formula ha davvero senso o รจ solo una moda passeggera?
Per noi cuochi sono occasioni di confronto e crescita, che consentono a ciascuno di capire la dimensione della propria cucina e quale piega stia prendendo. In tal caso, ne ho visto il senso. Mi รจ sembrata unโopportunitร per dialogare con un esponente della nuova generazione ai fornelli.
Nella presentazione di un piatto si รจ parlato di mezzadria, condizione agricola che la sua famiglia conosce bene. ร unโereditร che la influenza in qualche misura?
Sรฌ, a partire da come mi approccio alla materia prima. Una devozione verso il prodotto che ogni chef dovrebbe avere, necessaria per riconoscere dignitร allo sforzo contadino e della filiera che ce lo forniscono. Dalla semplice valorizzazione di una zucchina si potrebbe intravedere il lavoro enorme che cโรจ dietro una preparazione, dettaglio che spesso viene trascurato.
Una sensibilitร che incentiva a sprecare menoโฆ
Non รจ il primo punto che avevo intenzione di affrontare perchรฉ ci siamo stancati di ascoltare di continuo lo storytelling sullโantispreco. Etica che dovrebbe orientare la quotidianitร delle cucine in modo spontaneo (โnormalitร โ che non dovremmo nemmeno sentire il bisogno di sottolineare). Essere coscienziosi pure da questo punto di vista รจ stato uno dei primi insegnamenti che mi ha dato mia madre, cresciuta lavorando nei campi con il nonno, un mezzadro. Chi รจ consapevole dei sacrifici dellโagricoltura si guarda bene dallo sprecare anche una sola foglia di lattuga. Che poi, in fin dei conti, noi tutti abbiamo avuto un esempio โvirtuosoโ in famiglia: non credo che qualcuno del suo nucleo familiare le abbia mai insegnato a sperperare.
Non crede che il cuoco contemporaneo abbia ancora poca consapevolezza agricola e conoscenza del prodotto?
Son dโaccordo, lo chef non รจ sempre un esperto di materia prima, ma parliamo di due lavori diversi. Certo, avere cognizione della produzione agroalimentare, sapere dunque quali caratteristiche aspettarsi dal raccolto di una determinata regione aiuta a tirare fuori il meglio dagli ingredienti. I giovani, comunque, devono farsi le ossa nei locali in cui dellโortaggio si usa tutto; solo cosรฌ si impara a conoscere il prodotto e le sue molteplici sfumature organolettiche. Ad acuire questa mancanza di consapevolezza agricola puรฒ essere pure lโintermediazione del fornitore che, corresponsabile dellโarrivo giornaliero, condiziona la proposta. Dinamica che abitua i cuochi ad affidarsi al distributore e quindi a occuparsi di una parte soltanto del โprocessoโ. A volte, infatti, ci sono insegne con una fattura che prevede una cinquantina di produzioni (fornite dunque da un unico referente). Noi invece abbiamo un vero e proprio mazzetto di fatture, una per ogni materia prima che acquistiamo.
Vissani era uno dei suoi maestri. Spesso, si lascia andare a qualche sfogo di troppoโฆ
Lui sรฌ che puรฒ essere considerato uno dei piรน grandi conoscitori di prodotto del nostro paese. Al di lร della visibilitร mediatica acquisita negli anni, รจ stato di ispirazione per molti giovani cucinieri, diventando un riferimento assoluto per lโintero circuito. Ecco perchรฉ avevo deciso di formarmi nelle sue cucine. Vissani si รจ rivelato una tappa cruciale nel mio percorso professionale; lo chef mi ha permesso di allargare gli orizzonti, offrendomi una prospettiva sorprendente e inedita del mondo gastronomico.
Del suo carattere spigoloso e di alcune uscite infelici che dice invece?
Vissani รจ un poโ cosรฌ. Capita che vada dritto per la sua strada, senza ascoltare o guardare in faccia nessuno. Nel bene o nel male, mi รจ parso quasi un artista sregolato, propenso perfino alla spettacolarizzazione. Tantโรจ che talvolta sembra prigioniero del proprio personaggio. Fatto sta che da lui non ho mai assistito a maltrattamenti o condotte violente nei confronti del personale. Detto ciรฒ, gli sfoghi di cui si rende autore, oltre ad avere poco contenuto, alla fine risultano controproducenti. Vedere un maestro lasciarsi andare cosรฌ non รจ certo una bella cosa. Professionisti del suo calibro dovrebbero essere di esempio per le generazioni a venire.

@latorredelsaracino
Nei mesi scorsi la cronaca si รจ concentrata sul caso Noma. Gli atteggiamenti sopra le righe di Renรฉ Redzepi possono minare la credibilitร di un segmento giร in difficoltร ?
Lโexecutive chef del ristorante di Copenaghen ha messo in atto una rivoluzione. Perciรฒ, Redzepi รจ tuttora rispettato nellโambiente. Tuttavia, nulla puรฒ giustificare comportamenti che causino il malessere altrui. Se la denuncia proviene da piรน fonti, qualcosa di vero poi ci sarร . Cuochi della caratura di Redzepi devono indicare la via ai propri allievi. Non tutti saranno sempre performanti e veloci allo stesso modo nellโeseguire le indicazioni. In questi frangenti, bisogna relazionarsi con maggiore tolleranza, non violenza. Sicuramente, come dimostra il caso Noma, la popolaritร e il successo non sono di facile gestione. E probabilmente, casi di questo genere, data lโesposizione di talune figure, si registreranno anche in futuro.
Le misure che adotta Gennaro Esposito per evitare che nel suo ristorante si verifichino episodi di nonnismo, abusi o burnout?
Occorre comportarsi da professionisti, dentro e fuori dalla cucina. In quanto tali, dovremmo riuscire a gestire ogni aspetto del lavoro, compresi i momenti di stress e pressione, riconducibili alla performance del servizio. Da giovane sono rimasto molto male pure io. Cโรจ stato un periodo in cui ho detestato la professione a causa di un certo tipo di contesto, in cui i superiori volevano tenere per loro i trucchi del mestiere nascondendo i procedimenti della preparazione. Allโepoca, quando ho cominciato (metร anni Ottanta), nella ristorazione cโerano tanta ignoranza e gelosia. La cucina si basava sullโesecuzione delle ricette, piรน che sullโinnovazione o sulla visione di uno chef brillante. Scenario che generava convinzioni strane e deliri di onnipotenza anche in cuochi mediocri. Quindi, so quanto รจ brutto sentirsi escluso, pura manovalanza nellโingranaggio e non parte della filosofia del locale.
Da Alain Ducasse si รจ sentito vittima del profilo austero e gerarchico dellโhaute cuisine?
No. Senza dubbio, cโera rigore, che non dovrebbe mai mancare, in tutti i lavori. A Monte Carlo (dove si trova il celebre fine dining di Ducasse), mi hanno reso immediatamente partecipe del progetto; prima ancora che mettessi piede in cucina, uno dei responsabili mi ha illustrato il menu per mettermi nelle condizioni di farmi subito unโidea dello stile culinario e funzionare allโinterno della squadra. Dโaltronde, sentirsi coinvolti dร tuttโaltra motivazione.
Proprio in nome del โrigoreโ di cui parla, nellโalta ristorazione si tentano di legittimare gli eccessi dei superiori nella frenesia e adrenalina del servizioโฆ
Scusi, ma in una sala operatoria non esiste il rigore? Lรฌ, addirittura, sono in ballo delle vite. Ciononostante, si apprende dai notiziari che nellโambito di unโoperazione i medici abbiano lasciato delle pinze dentro allo stomaco di un paziente. Succede perchรฉ mancano appunto rigore e disciplina. Anche noi ristoratori siamo in qualche modo responsabili della salute delle persone, che passa dalla salubritร delle pietanze. In questโottica, un alimento non mondato, lavato o cucinato adeguatamente puรฒ rappresentare un rischio. Una negligenza che non possiamo far passare liscia al dipendente, da cui รจ legittimo pretendere il rispetto delle regole. Quindi, se si dimostra superficiale, va redarguito. Ma allโerrore non si puรฒ rispondere con offese pesanti. Deve sussistere un limite: servono i modi โgiustiโ, non delle reazioni spropositate.

La sala de @latorredelsaracino
Le chiedo se non sia arrivato il momento che la Michelin riconosca il livello raggiunto da alcune pizzerie italiane, considerando che in Asia ha giร premiato street food e gelaterieโฆ
Difficile rispondere. Giudicare una pizzeria non รจ affatto facile. Richiede grandissima competenza. Senzโaltro, bisognerebbe aprirsi allโidea di un riconoscimento simile a quello definito per la ristorazione (le stelle). Personalmente, credo molto nella pizza, che portai anni fa pure alla convention gastronomica basca. E poi รจ da tempo che le diamo ampio spazio nellโambito della Festa a Vico. ร anche vero perรฒ che ristorante e pizzeria non sono uguali.
Di questo passo, a prescindere dalla qualitร , si rischia di impostare il settore con categorie di serie A e altre di serie Bโฆ
Lei pensa che allo stato attuale esista una pizzeria che ha fatto un lavoro simile a quello di un fine dining?
La pizza dโautore oggi offre percorsi degustazione frutto di una ricerca meticolosa sullโimpasto e sulla materia prima, avvicinandosi alla proposta di pensiero dellโalta cucinaโฆ
Le pizzerie che hanno acquisito un livello tale e che meriterebbero la stella sono poche. Forse, una decina. Non hanno ancora raggiunto la complessitร del fine dining; la linea di cucina risulta meno articolata rispetto a quella di un ristorante, che gestisce tante ricette e centinaia di ingredienti nello stesso servizio. In fondo, nellโarco di una degustazione ti ritrovi 4 o 5 triangoli di pizza, un monopiatto, se non fosse per i condimenti differenti. Magari le combinazioni ti impressionano pure per fantasia e armonia, ma siamo lontani dal pensiero che si cela dietro una portata di haute cuisine. Discorso che estendo allโatmosfera: persino negli indirizzi campani piรน ambiti โ I Masianelli e Pepe in Grani โ lo scenario continua a non discostarsi dallโanimositร ed effervescenza di una pizzeria classica. E poi, pensando allโorigine popolare della specialitร , non la vedrebbe una forzatura riconoscere una stella alla pizza di unโinsegna milanese con 40 coperti e uno scontrino medio di 90 euro?
Cura lโofferta food nellโhรดtellerie. Con queste consulenze si sta preparando a chiudere il suo La Torre del Saracino?
Non ci penso nemmeno. ร fuori discussione. A livello finanziario, il ristorante costituisce unโazienda sana, con un fatturato di tutto rispetto. Ad ogni modo, La Torre del Saracino non rappresenta solo un fine dining. ร il nostro laboratorio di espressione e un sacco di altre cose. Per quanto riguarda le consulenze, fanno parte del nostro lavoro. Rientrano nellโordinaria amministrazione di un ristoratore esperto. In piรน, consentono di โcomunicarsiโ altrove, di vivere contesti come Milano e Cannes, che altrimenti non riusciremmo a sperimentare. Soprattutto, offrono unโopportunitร di guadagno e gratificazione al team coinvolto, che si mette alla prova in luoghi a esso estranei. Cimentarsi in vari progetti permette di acquisire un bagaglio utile in termini imprenditoriali, oltre che una visione di mercato piรน matura.
Capita che la consulenza di uno chef rinomato si riveli deludente per gli ospiti e le stesse parti in causaโฆ
La parte piรน complicata รจ stabilire ciรฒ che funziona giร del progetto rispetto allโobiettivo prefissato dalla consulenza. Bisogna mettere lโattivitร nelle condizioni di essere produttiva: vendere cibo al โgiustoโ prezzo, stabilito in base alla location. Piรน avanti puรฒ subentrare una divergenza che spinge una o piรน parti a lasciare. Talvolta ho pensato di abbandonare una collaborazione perchรฉ non rispecchiava i presupposti iniziali, ma dietro il nome di uno chef ci sono tanti lavoratori. Non รจ un โimpiantoโ che si puรฒ smontare a cuor leggero e rimontare a proprio piacimento. Il ristorante รจ unโazienda che deve garantire una sua sostenibilitร economica. Ciรฒ non significa che ci si debba snaturare facendo delle marchette. Lโimportante รจ che lโoutlet sia coerente con le idee di partenza e non deluda le aspettative della gente. Chiaramente, le persone non possono aspettarsi che la consulenza assicuri la qualitร culinaria che ha reso celebre la โcasa madreโ, sebbene titoli e comunicati stampa lo promettano puntando proprio sulla reputazione del cuoco. La Torre del Saracino non รจ replicabile come a Marina di Seiano.

Gennaro Esposito e il sous chef Giuseppe Di Martino @latorredelsaracino
Il ristorante ha mai sofferto il decentramento?
Dopo le parentesi professionali in varie localitร italiane ed estere posso dire che la posizione di un locale incide eccome. Un conto infatti รจ fare ristorazione a Vico Equense, altro conto รจ farla a Milano. Sono mercati diversi per costi di gestione, incassi e target. Allโinizio, operare qui non รจ stata cosa facile, visto che per ambizione non intendevamo allinearci alla domanda locale. Lโinverno era lungo e obbligava a lavorare a singhiozzo. Tolto il weekend, abbiamo trascorso intere serate in cui non entrava nessuno. Per cui diventava complicato motivare a dovere il personale. La giovane etร ci ha spinto a non mollare e il tempo ci ha dato pian piano ragione.
La legge Massari doveva โelevareโ i professionisti dellโenogastronomia italiana sulla falsariga dei MOF (Meilleur Ouvrier de France) โฆ
Il modus operandi francese deve ispirarci. In Francia sanno valorizzare il prodotto nazionale meglio di noi e inserire persone nel mondo del lavoro efficacemente. In Italia, i ragazzi ci stanno sfuggendo. Continuiamo a impoverire la nostra cultura gastronomica, allontanandoci peraltro dal modello italiano di accoglienza, dal โcodiceโ formidabile che ha sempre contraddistinto i nostri servizi. Mi viene in mente quellโospitalitร sincera e genuina con cui mia zia poteva accogliere in casa. Nei posti ormai non si respira piรน lโitalianitร . Si รจ arrivati a imitare le strutture di Dubai e Riyad, che si affidano agli stessi manuali da multinazionale, in cui cโรจ scritto cosa, come e quando fare (asetticamente). Adesso, riteniamo che sia quello il modo ideale di fare turismo. Cosรฌ, andremo presto fuori strada.
Stiamo perdendo identitร ?
Sรฌ, un pochino. Il turista straniero oggi non trova piรน il vecchio tessuto sociale, quella veritร locale che prima segnava una linea di demarcazione netta tra bresciani e napoletani. Differenze culturali che si stanno assottigliando. A questo si aggiunge la scomparsa progressiva di botteghe, salumerie, macellerie, ortofrutta e alberghi di famiglia, che stanno chiudendo per fare spazio a catene e grandi gruppi di investimento. Tantโรจ che i centri cittadini, che prima ospitavano i negozi di piccoli artigiani, sono stati trasformati in aree strategiche di vendita per i brand dellโalta moda. Le istituzioni invece dovrebbero impegnarsi a preservare il patrimonio del territorio. Altrimenti, rischiamo di perdere le nostre radici.
E nella ristorazione?
Non ne voglio fare solo una questione di identitร . Il gusto di un piatto conta, cosรฌ come la sua capacitร di emozionare. Se una portata riesce a trasmettere qualcosa con lโalga kombu o i fagioli messicani, potrei pure mettere da parte il fatto che lo stile culinario non sia fedele al territorio e al ricettario italiano. Il problema รจ che ci sono giovani che dopo trascorsi di spessore al Noma, oppure in Spagna, tornano con unโidea di cucina composita, dal mosaico affascinante, che puรฒ rivelarsi carente, se lโassaggio con fermentazioni ed elementi esotici non sortisce alcun effetto realmente interessante.
Manca allora un effettivo ricambio generazionale?
Non credo, ma noi del settore dobbiamo essere piรน scrupolosi nella comunicazione, che puรฒ condizionare le nuove generazioni. Un tempo, per esempio, critici e giornalisti competenti mettevano โa sedereโ il cuoco di turno per dirgli che quel piatto non li aveva convinti. Interazione schietta da cui ho imparato molto. Ora, manca lโonestร intellettuale di alcuni addetti ai lavori e dunque un confronto serio (a volte ci si compiace a vicenda). Mentre lโesercito di influencer non รจ in grado di migliorare la ristorazione. Inoltre, a forza di rincorrere le mode, lโapprovazione della critica o il nostro ego, noi chef ci stiamo dimenticando della figura piรน rilevante: il cliente, che fa dei sacrifici per venirci a trovare; nutre delle aspettative che forse non ripaghiamo mai abbastanza.
Fine dining. Crisi nera o momento di transizione?
Le cose stanno cambiando in fretta. Da ristoratori, siamo chiamati a compiere uno sforzo per adeguarci. Perรฒ, non si tratta di una vera e propria crisi, ma di una fase un poโ stagnante. Certamente, andrebbe creata attorno ai commensali unโatmosfera piรน coinvolgente. Dal racconto al servizio, il cibo deve risultare divertente. Al contrario, i nostri ristoranti stanno diventando noiosi: accade di sedersi tre ore e vivere attimi di noia. O meglio, come per un film, ci si accorge dei minuti passati perchรฉ non ci si sente cosรฌ intrattenuti dallโesperienza.
Il pesce รจ una costante nella sua cucina. Di quello frollato, trend attuale, che ne pensa?
Ciascuno ha il suo tempo di frollatura ideale, una sorta di concentrazione di sapore. Ma se questa tecnica viene eretta a vessillo di uno chef, orientando tutta la proposta, puรฒ stancare al pari di qualunque altro eccesso. Per giunta, nessun pesce frollato potrร mai restituire il piacere che si prova gustandone uno fresco, cucinato intero, con la lisca.

Vico Equense @latorredelsaracino
Piatti sottovalutati e sopravvalutati del ricettario campano?
La cucina tradizionale italiana in realtร รจ piuttosto raffinata, anche nelle varianti piรน semplici. Ricette come lo spaghetto aglio e olio lo sono, se si sanno preparare bene. Diversamente, appaiono insignificanti fino a sembrare piatti sopravvalutati.
Si dice che quella partenopea sia una pasticceria di cuore, se raffrontata alla pรขtisserie dโoltralpeโฆ
Diciamo che rispetto agli altri siamo stati piรน bravi a banalizzare certe preparazioni. Detto questo, non riesco a pensare a un dolce campano che sia di per sรฉ memorabile o banale. La pastiera, per dire, รจ sublime. Conservata in congelatore e servita nelle settimane successive perรฒ diviene unโaltra cosa. Vale pure per la crostata con crema pasticcera e fragoline; portata in tavola poche ore dopo che รจ stata fatta, compare fragrante e friabile, quasi un monumento della pasticceria. Tuttavia, a prepararla il giorno prima e a mangiarla quello dopo, non garantisce la medesima qualitร . Comunque, non cโรจ niente da fare: siamo noi a decretare lโinsuccesso o la fortuna delle cose.
Si va verso una pasticceria meno โcaricaโ, con dolci-non dolci, pure a base vegetaleโฆ
Allโinterno del menu degustazione anche noi abbiamo fatto una riflessione sulle quantitร ; il percorso richiede sempre equilibrio. Ciรฒ non toglie che le modifiche strutturali alla tradizione pasticcera richiedano piรน studio. Non tutte le specialitร possono essere riviste con successo; colomba e tiramisรน in versione light, con un carico di zuccheri piรน basso, quasi da preparazione casereccia, non avrebbero senso. Qualche tentativo di innovazione, come i dessert con broccoli o piselli assaggiati in giro, mi รจ parso invece un esercizio di stile, tanto da lasciarmi un pizzico interdetto. Altre volte, si รจ dimostrato piรน convincente, facendomi in ogni caso rimpiangere la generositร tipica di alcuni dolci.
Gennaro Esposito, prima e dopo le partecipazioni televisive?
Sono rimasto lo stesso di sempre. Nel senso che non nego che la visibilitร abbia aiutato, ma non ho mai concepito la televisione quale punto di arrivo. Dopotutto, ogni giorno dovevo fare la spesa per il ristorante, sporcarmi le mani in cucina e accogliere gli ospiti, il cui responso continua a costituire lโunico riscontro della bontร del lavoro fatto. E nulla appaga come questo.
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